VESTITI DI FOGLIE

Ci sono giornate che sembrano opprimerci, ci sono nebbie che sembrano soffocarci.
Ti è mai capitata una giornata in cui tutto va storto, non capisci niente di quello che ti dicono e avresti solo voglia di scappare? Sono quelle giornate in cui fatichiamo a tenere il passo dell’agenda, quelle settimane in cui è sempre lunedì. Appuntamenti che si accavallano, orari da incastrare, a pranzo manco il panino della pubblicità.
Oppressione e senso di soffocamento sono i sintomi del sovraccarico; rabbia e nervosismo, scontrosità o immobilismo sono le sue manifestazioni.
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IL METODO DELLA FENICE di Antonio Fusco

La terza indagine del commissario Casabona mette in luce tutte le debolezze di una società all’apparenza perfetta, dove sordidi intrighi e pericolosi segreti devono rimanere nascosti ad ogni costo.
Le indagini prendono il via dopo il ritrovamento del cadavere di una donna, gli indizi da seguire sono molti, fin troppi, il colpevole viene individuato quasi subito e ritrovato morto in circostanze poco convincenti. Qualcosa non quadra, tutto troppo facile, chiunque con un po’ di mestiere alle spalle si accorgerebbe che c’è qualcosa sotto.
Chi si nasconde nell’ombra? Chi trama in modo che la verità non venga svelata?
Chi è il vero artefice di questi omicidi e per quale motivo sono stati compiuti?
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Il principio del colapasta

Ci sono periodi in cui dentro la testa si mescola tutto, le idee con le preoccupazioni, gli impegni con le emozioni, i desideri con i ricordi, le informazioni con la felicità e quando succede è un gran casino.
Non solo perché riuscire a far diradare la nebbia è difficile ma perché in questa bruma si rischia di perdere qualcosa.
Avete presente quando scolate gli spaghetti?
Per chissà quali dinamiche della fisica ogni tanto succede che qualche spaghetto riesca a centrare il buco dello scolapasta e scivolare oltre, ecco, le cose che smarriamo in questi momenti confusi sono proprio così, scivolano oltre.
Certo, poi guardandola da un altro punto di vista magari, in realtà, si mettono solo in salvo, ma questo è un altro discorso.
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La storia a teatro

La luce illumina una valigia al centro del palco di questo minuscolo teatro, una sedia alla sua destra.
La parete rosso mattone e verde petrolio, inusuale. Un’unica fila di proiettori sopra le nostre teste. Qualcuno non fa altro che lamentarsi che il dover star distanziati – causa lock down – non giova per niente alla già scarsa capienza della sala.
La sua voce ci infastidisce, noi così emozionate che non smettiamo di guardarci e sorridere. Forse, alla fine dello spettacolo, potremmo anche avere l’onore di incontrare il protagonista.
Le luci in sala si spengono e inizia così questa articolata narrazione di una delle pagine più tristi del 900 italiano, ma che nessuno conosce davvero perché a scuola a malapena si studia la seconda guerra mondiale.
Come ogni volta che vivo emozioni forti le lacrime mi salgono agli occhi. Questa storia la conosco, il mio papà me ne ha sempre parlato fino a farmi comprare il libro di Cristicchi. Cristicchi chi? Il cantante?? Quello di “Ti regalerò una rosa”? Sei sicuro papà?
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Cento Cuori Dentro di Gio Evan

Personalmente ho sempre diffidato dalle persone che fanno tutto e bene.
Generalmente quando poi vai a scavare un pochino più in fondo scopri che quel bene non è poi cosi profondo o non è mai tutta farina dello stesso sacco.
Ciò nonostante ho trovato in Gio Evan l’eccezione.
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New economy: le start up che amano il pianeta

Cambiare è possibile. Certo che lo è, a volte è una scelta necessaria.
Un sostanziale cambiamento è il pianeta a chiedercelo, oramai ne siamo tutti consapevoli. In fondo, le nostre, non sono altro che vecchie abitudini radicate da tempo che vanno sostituite con qualcosa di nuovo.
Giovani menti aperte al confronto, che guardano le cose con occhi diversi, consapevoli che le risorse che il pianeta ci offre siano un valore aggiunto da tenere in considerazione e utilizzare nel pieno rispetto del ciclo della vita.
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A che cosa giochiamo?

Quando eravamo piccoli era bellissimo avere quest’unico pensiero e nonostante fosse il solo, era comunque difficile scegliere. Un po’ perché era naturale sperimentare, un po’ perché dipendeva dal bimbo/a con cui potevamo giocare.

Quante volte oggi vorrei che il mio unico pensiero fosse: “a cosa giochiamo?”

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Sogno

“Se sognare un po’ è pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo”.
Marcel Proust

Disteso nel letto sognavo: dormivo, forse dormivo ma non ne sono sicuro perché spesso mi è capitato di sognare anche ad occhi aperti. Nel sogno correvo, correvo felice in mezzo ad un prato ma poi sono inciampato e sono caduto; ho barcollato, ho cercato un sostegno, un appiglio e mi sono rialzato, ho aperto le braccia e mi sono fatto sollevare da uno stormo di cuori rossi che danzava all’altezza dei miei occhi, cuori un giorno amati follemente ma poi persi per sempre.
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Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

“Io esisto, no? A volte ho la sensazione di non trovarmi qui e di essere un frammento della mia immaginazione. Ci sono giorni in cui i miei legami con la terra sono così labili che i fili che mi tengono fissata al pianeta sono sottili come una ragnatela, come zucchero filato. Una violenta folata di vento potrebbe staccarmi del tutto, sollevandomi e facendomi volare via, come un seme di tarassaco.”

La solitudine è una condizione capace di crescere intorno a chi la prova, come una seconda pelle che impedisce il contatto con gli altri. Indipendentemente dal proprio desiderio, cresce e si propaga ed una volta che ha preso il sopravvento è difficile liberarsene.
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Vedere l’infinito

Per chi frequenta la montagna e ama le escursioni più o meno impegnative cosa c’è di più appagante di raggiungere la meta stabilita? Intesa come rifugio, bivacco, forcella o meglio ancora una vetta ambita e da lì godere di un panorama che ti inebria e ti ricompensa della fatica che tanto ti ha messo alla prova?
E’ un valore difficilmente quantificabile in quanto molto soggettivo, com’è soggettivo il modo in cui ognuno di noi frequenta la montagna. Dipende dalle motivazioni per cui ti predisponi a versare sudore per raggiungere la tua meta, dallo scopo dell’escursione o dell’ascensione programmata a tavolino tra amici, magari ambita da parecchi anni.
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D’improvviso

E poi ripensi.
Ai pieni. Ai vuoti.
Che continuamente bussano
al nostro spazio e ritornano.
Forme tese a ricordare
ciò che siamo stati fino a ieri,
ciò che potremmo ancora essere. Come luce
che sempre abbisogna del suo buio
per avere ragione
della sua lotta con la morte.
Ma ora non più
perché non c’è confine
tra animo e pensiero,
non c’è lotta
tra verità ed intenti.
Solo sguardi,
l’uno sicuro di tendere
alla profondità dell’altra.
Sí da sfiorarsi,
e capirsi come mai prima.
Come pieno e vuoto
che si fondono e confondono
in quel solo punto
che mi dice che tu,
per me,
sei esistenza.

Una piccola donna tra i giganti.

30 dicembre 2020 non è solo il penultimo giorno di un anno difficile, il mondo si è ritrovato di colpo fragile e spaventato per una malattia sconosciuta. È anche la data che ha fatto cadere l’ultima barriera, per le donne, in un mondo prettamente maschile.
Becky Hammon è, ai più, una sconosciuta americana dal nome dolce e carino. Direi pure una piccola donna tra i giganti.
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E SE… di Michele Vida Baudasch

Un vecchio e un bambino si presero per mano e andarono insieme incontro la sera…
Con le note di questa vecchia canzone si potrebbe riassumere una parte del libro. Cosa c’è di più bello e profondo di un ragazzino di dieci anni, che invece di giocare con i suoi coetanei rimane affascinato dalle storie e dall’affetto di una persona anziana, sconosciuta, che si ferma ogni sabato della settimana a guardare l’acqua di un fiume? Continua a leggere “E SE… di Michele Vida Baudasch”