CREATIVITÀ

Quando ero più piccola ero molto più creativa, mi piaceva un sacco ricamare e decorare ogni tipo di oggetto…
Anche dopo essere cresciuta, questo mio lato artistico non è mai venuto a mancare, ma il tempo “libero” a disposizione è diventato sempre meno.
Avendo tante passioni, negli anni ho dovuto scegliere man mano a quale dedicarmi, ma non sono mai riuscita ad occuparmi solo di un interesse alla volta.
Il bello di essere una persona attiva è che mi metto sempre in gioco, ogni giorno cambio qualcosa di me stessa.
Qualche volta faccio dei passi indietro ma molto più spesso vado avanti verso una meta a me ancora sconosciuta, ma intrigante, cercando di non perdere la voglia di creare sempre qualcosa di nuovo, sia esso un oggetto, una foto o un’amicizia.

Katiuscia Salmaso

Ogni giorno è un 25 novembre

Per quanto sembri assurdo da dire, la violenza, a volte, è il meno.
Sí, certo, il dolore fisico non è una passeggiata, ma a volte quello morale o psicologico è ancora più lancinante.
Negli anni ’80 pensavamo che l’evoluzione sarebbe stata talmente rapida che nel 2020 avremo guidato auto volanti, che la tecnologia ci avrebbe in qualche modo aiutato a progredire a livello sociale; la realtà è che nel 2020 i numeri sulle violenze di genere sono un chiaro segnale di qualcosa che non ha funzionato, non sta funzionando e molto probabilmente non funzionerà mai se non si sceglie di adottare protocolli più rigidi per queste situazioni.
La violenza di per se è un atto da condannare, la violenza dettata da un’incapacità personale di accettare non dovrebbe essere tollerata, mai e poi mai.
Scrivo questo articolo da appartenente al sesso maschile, col suo carico di vergogna, di responsabilità, di denuncia per ciò che altri uomini hanno il coraggio di fare. Continua a leggere “Ogni giorno è un 25 novembre”

L’APPUNTAMENTO CON L’ARTE DA SEGNARE IN AGENDA

Nella seconda metà dell’Ottocento alcuni artisti decisero di uscire dai canoni della pittura accademica dell’epoca, abbandonare le rigide regole della scuola classica e lasciarsi travolgere dalla luce, dai colori della natura, dalla possibilità di rappresentare su tela ciò che il loro sguardo coglieva in quell’istante, consapevoli che lo stesso soggetto l’indomani sarebbe apparso diverso.
Nasce così la pittura “en plein air”, realizzata all’aria aperta, con il vento che muta costantemente il paesaggio, i profumi della natura che riempiono le narici, la vista solleticata in continuazione da nuovi soggetti da immortalare, tutti i sensi coinvolti in un’esperienza inebriante. La necessità di cogliere in fretta il momento prima che sfugga, dà vita ad una tecnica veloce, istintiva e meno meditata, con opere spesso create in poche ore. Continua a leggere “L’APPUNTAMENTO CON L’ARTE DA SEGNARE IN AGENDA”

COME NASCE UNA CITTA’ ECOSOSTENIBILE

 Friburgo è famosa in Germania ed in Europa per la sua ecosostenibilità: edifici a basso impatto ambientale, energia ottenuta da risorse rinnovabili e non inquinanti ed una mobilità costituita al 70% da spostamenti a piedi, in bici o su mezzi pubblici. Eppure, a differenza di ciò che si possa pensare analizzando i grandissimi risultati ottenuti dalla città in termini di sostenibilità, le misure messe in atto all’interno della città stupiscono per l’estrema semplicità.

Innanzitutto lo scarso impatto ambientale delle abitazioni, in particolare quelle dell’ecovillaggio Vauban. Costruito nell’area di una vecchia caserma dismessa, rischiava di diventare un quartiere anonimo frutto della speculazione edilizia. Continua a leggere “COME NASCE UNA CITTA’ ECOSOSTENIBILE”

Una foglia a forma di cuore

Sto guidando, il finestrino aperto lascia entrare l’aria fresca che accarezza la pelle. La radio è accesa, un po’ canto e un po’ ascolto e penso, penso a come la vita cambia in fretta e il più delle volte senza lasciarci il tempo per accorgercene. Tutto è veloce, tutto è turbinio, tutto è cangiante: colori, profumi, suoni, parole, emozioni rincorrono altre emozioni.
Il tempo vola e sfugge di mano. Gioia e dolore, risate e lacrime, tutto si alterna in una danza vorticosa ma non è colpa di nessuno, troppe volte pensiamo di essere nocchieri ma siamo solamente passeggeri. Epicuro ci ha insegnato che non è possibile immergerci due volte nell’acqua di uno stesso fiume: il fiume rimane lo stesso ma l’acqua no, la corrente l’ha portata via per fare spazio a nuova acqua. La vita cambia freneticamente e scorre come la pagine di un libro dimenticato su una panchina mentre tira forte il vento. Siamo attimi, siamo briciole, siamo forza, siamo momenti unici e difficilmente ripetibili. Continua a leggere “Una foglia a forma di cuore”

FATTO AD ARTE La bellezza si svela nel quotidiano

Qual è l’obiettivo dell’arte? Per costruire basta la tecnica e per abbellire è sufficiente il decoro. L’arte apre la mente verso l’ignoto o svela il noto che non riusciamo a vedere.
Quando dunque ci si spalanca davanti una porta che nell’ordinario altrimenti non avremmo visto, ecco che è l’arte la protagonista del momento. Poco importa quale sia la Musa che ci prende per mano: i nostri occhi ora vedono oltre la routine e a fondo dell’essere.
L’obiettivo si può perseguire sia prendendosi cura di un parco, di un giardino, progettandolo nei dettagli delle stagioni, sia riqualificando spazi pubblici e privati dimenticati, sia mettendosi in ascolto degli elementi naturali.
Il Parco Sigurtà di Valleggio sul Mincio, la biennale di Street Art Super Walls di Padova e le installazioni della biennale Humus Park a Pordenone sono solo tre esempi di questo. Continua a leggere “FATTO AD ARTE La bellezza si svela nel quotidiano”

L’ARTE DI NON DIVENTARE TROPPO FRAGILI

Mio padre, quando parla della sua età, tira fuori il vecchio metro da muratore, lo apre e appoggia il dito sulla tacchetta dell’ottantuno, l’aspettativa di vita attuale di un maschio italiano, e poi scorre il dito all’indietro solo di un po’ e dice: “Io sono arrivato qua…” e sorride.

Maria vive da sola da decenni, ha 94 anni e la sua ironia e intelligenza sono ancora vivacissime. La sua vita è una routine di gesti ripetuti con il rito serale della sigaretta fumata sul terrazzino.

Il segreto di Vittorio, che a quasi ottant’anni vendemmia e lavora come se ne avesse quaranta, è “dormire bene, camminare molto e mangiare poco.”

Invecchiare è un’arte che va coltivata da giovani. Non c’è una ricetta unica, ognuno deve trovare il proprio equilibrio e mettere in gioco le proprie risorse. Continua a leggere “L’ARTE DI NON DIVENTARE TROPPO FRAGILI”

I vetri di Aquileia

Aquileia rivestì nei primi secoli un importante ruolo strategico nell’impero romano. Tra le prime tre città dell’impero. La città era un vitale centro commerciale che univa il mediterraneo alle terre del nord e dell’Italia settentrionale. Nel suo museo archeologico sono custoditi una serie di suppellettili in vetrosi pregiato valore artistico e culturale. Non è ben chiaro se la cittadina friulana rivestisse all’epoca non solo un importante centro di commercializzazione di teli suppellettili ma anche di produzione primaria.

Diverse sono state le ricerche in questi anni che hanno cercato di dare una conferma storica ai ritrovamenti. Quello che appare piuttosto credibile è che Aquileia fosse un centro di trasformazione secondario, cioè non di produzione del materiale in pani, che probabilmente arrivavano dalle coste orientali del Mediterraneo ma di trasformazione e lavorazione degli stessi in suppellettili. Continua a leggere “I vetri di Aquileia”

Il telefono del Vento – per non dire addio

Avete mai pensato a come sarebbe se potessimo parlare, anche solo per telefono, con qualcuno che amiamo ma che non è più fisicamente con noi?
Su una collina che domina l’Oceano Pacifico, fuori dalla città costiera di Otsuchi in Giappone, c’è una cabina telefonica di vetro, bianca, all’interno della quale c’è un quaderno e un telefono nero, collegato al nulla.
Il signor Itaru Sasaki l’ha installata nel proprio giardino, chiamato “Bell Gardia”, dopo la morte del cugino. Cercava un modo per continuare a parlare con lui.
Quando poi nel 2011 lo Tsunami sconvolse l’intera isola nipponica, il signor Sasaki decise che tutti coloro che ne sentivamo la necessità avrebbero potuto servirsi del “telefono del vento” (“Kaze no denwa”).
Così iniziarono a giungere persone da ogni parte del mondo, tutte con l’intento di alleviare il proprio dolore e allontanare la sofferenza di un lutto improvviso. Quella sensazione di aver lasciato qualcosa in sospeso; quel “avrei voluto dire qualcosa prima, ma non ce l’ho fatta”.
Funziona così. I visitatori compongono il numero del loro parente. Non bisogna inserire monete o gettoni. Si può anche solo ascoltare. Il rumore del vento, i propri ricordi. Oppure, invece, si parla: di sé, “con” sé, o con chi non c’è più. Alcuni trovano conforto nella speranza che il loro parente possa ascoltarli. Continua a leggere “Il telefono del Vento – per non dire addio”

Cammino

In un tempo passato gli alchimisti sostenevano esistessero due cose, alla ricerca delle quali spendevano l’intera loro esistenza: la pietra filosofale e l’elisir di lunga vita.
La prima aveva il potere di trasformare tutti i metalli in oro; il secondo conferiva all’uomo mortale una longevità mai vista prima.
Ogni persona sana di mente penserebbe che diventare alchimisti, al giorno d’oggi, sia una pura follia, oppure un atto di mera fantasia. Ma, a ben pensarci, perché non si dovrebbe credere che la mitica pietra filosofale sia insita dentro noi stessi? Continua a leggere “Cammino”

Il dono

Un dono è qualcosa che non ti aspetti, ma la vita fa in modo tale che ti arrivi.La maggior parte delle volte non ti rendi conto essere un regalo, perché arriva inaspettato, ma il tempo ti farà capire che è proprio quello che ti serve.
Le difficoltà della vita ti fanno allontanare da quello che vorresti essere o fare, ma se la direzione da prendere è definita dentro di te, arriverà il momento in cui tutto si allineerà ed allora la strada giusta ti troverà.
Può volerci tempo, per arrivare dove dovresti essere per te stesso, ma a fare la differenza sono le persone che hai avuto accanto e le situazioni che ti sei ritrovato ad affrontare. Continua a leggere “Il dono”

Le donne che leggono sono pericolose

In un’epoca dove è molto più semplice accendere la TV, connettersi ad internet, leggere blog dove la fanno da padrona tante immagini e poche righe cui prestare attenzione fino al prossimo pop-up… in quest’epoca leggere è diventato un atto di puro coraggio.
Perché leggere è faticoso! Richiede tempo, spazio, concentrazione. Leggere richiede lo sforzo di immaginare, relazionare, creare luoghi e intrecci che non esistono. Richiede il coraggio di pensare in grande, di uscire dalla quotidianità, di immaginare, oltre le pagine, una via di fuga; un altro mondo dove anche la nostra vita può essere diversa, avere altre sfumature, altre possibilità.
Non a caso le donne sono state iniziate alla lettura molto dopo che questo mondo era già patrimonio maschile. Leggere poteva dar loro curiosità, nuovi spunti, diversi punti di vista. Aprire la loro mente a scenari diversi. Continua a leggere “Le donne che leggono sono pericolose”

Murales, graffiti o vandalismo: questo è il dilemma.

Iniziamo subito con il togliere di mezzo la terza e dire che la differenza tra un artista e un semplice imbrattatore sta sia nella capacità grafica ma anche nel messaggio che si propone di lasciare, cioè vi è un pensiero ben preciso dietro al disegno proposto. Detto questo, a fronte di artisti di strada riconosciuti, vi sono migliaia e migliaia di emuli appartenenti alla categoria degli imbrattattori che circolano per le strade italiane e non solo.
Le prime due invece sono vere e proprie forme d’arte che hanno alcune caratteristiche in comune. Tra queste vi sono le superfici urbane dove vengono realizzate, la forma di protesta e le tematiche sociali che le accompagnano, l’esigenza di proporsi ad un vasto pubblico e le tecniche con le quali vengono realizzate, anche se tendenzialmente il graffito utilizza prevalentemente la tecnica dello spray. Continua a leggere “Murales, graffiti o vandalismo: questo è il dilemma.”

La regina del mare

Era notte fonda e Telion si trovava sottocoperta intento a scrivere uno dei suoi racconti.
La piccolissima cabina in legno era illuminata solo da una lanterna ad olio sufficiente però a permettergli di distinguere le parole che uscivano dalla sua penna. Il padre aveva fatto costruire una piccola nave come si usava nel passato, senza accessori moderni. Diceva che sentire il profumo del mare e del legno lo faceva sentire bene.
Il ragazzo amava uscire di notte in mare con il genitore e i suoi aiutanti. In quei momenti si ritirava nella sua cabina e cominciava a scrivere avventure fantastiche.
Dal piccolo ponte della nave il padre di Telion guardava il cielo preoccupato. Continua a leggere “La regina del mare”

Spesa alla Spina, una moda che profuma di tradizione

Sicuramente ne avrete già sentito parlare, ma fare la spesa alla spina è un’usanza che è tornata molto in voga nell’ultimo periodo in Italia e in Europa.
Ai tempi dei nostri nonni si scendeva sotto casa e molti alimenti come la pasta, il riso e la farina si compravano “a peso” nella bottega di fiducia. In questo modo si acquistava sempre tutto nelle giuste quantità, e non si buttava via nulla. Una tendenza “no spreco” che sta diventando attuale anche ai giorni nostri.
I cosiddetti negozi alla spina sono tutti quei punti vendita dove è possibile acquistare prodotti senza imballaggio, una valida alternativa zero waste ai supermercati della grande distribuzione. Alcuni di essi sono infatti dei veri e propri supermercati, dove è possibile acquistare non solo prodotti alimentari sfusi ma anche prodotti per l’igiene personale, cosmetici e prodotti per la pulizia della casa. Continua a leggere “Spesa alla Spina, una moda che profuma di tradizione”

Ricordati di collegare il cervello con i piedi

Luisa e io da bambine, e poi da ragazze, avevamo uno strano rito domenicale. Abitavamo in una piccola frazione a circa un chilometro di distanza l’una dall’altra. Finita la Messa delle nove e mezza, lei, che abitava vicino alla chiesa, mi accompagnava a casa. Era l’occasione per commentare i fatti della settimana e tanto altro. Arrivate al mio cancello, non avevamo minimamente esaurito gli argomenti. L’unica era fare la strada a ritroso e poi tornare di nuovo indietro, incuranti di chi ci guardava incuriosito, del sole a picco o della pioggia. Ci fermava solo il richiamo del pranzo pronto. Camminavamo e parlavamo, prima lei e dopo io, in un’alternanza di parole e di ascolto che veniva naturale come il passo. Camminavamo, parlavamo e crescevamo.
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Ascoltare, il nuovo modo di leggere.

Ho imparato che l’educazione all’ascolto non è rivolta solo ai bambini, anzi, credo possa essere più utile a noi adulti.
Persevero l’idea che siamo talmente travolti dalla frenesia da non avere più tempo per nulla e quel poco che riusciamo a ritagliarci sappiamo magistralmente sperperarlo in cose superflue.
Siamo talmente concentrati a dire la nostra, a difendere le nostre ragioni, a giustificare i nostri atteggiamenti, che a volte ci dimentichiamo quanto importante sia saper semplicemente ascoltare, qualcosa o qualcuno.
La mia partecipazione al progetto della Gazzetta del Sole nasce da un’esigenza personale, quella di trovare un mezzo che mi permettesse di stabilire un punto di contatto tra le mie dita che scorrono sulla tastiera ed il mondo là fuori.
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Montagna

La mia montagna ha i colori dei fiori, profuma di corteccia degli alberi e di erba tagliata e bagnata di pioggia, ha il colore verde dei prati, bianco della neve, azzurro dell’acqua che scorre sui sassi, grigio della roccia, ha il suono di una piccola cascata, ha voci di mille animali e del vento che attraversa i rami degli alberi, ha il silenzio della neve che scende, ha il battito del cuore degli alberi, il profumo delle erbe aromatiche, ha il suono dei campanacci delle mucche al pascolo, ha il colore e il calore del latte appena munto

Andrea Spessotto

HO SCOPERTO L’AMERICA…… ed era solo una torre di anelli

È un arcobaleno. Il primo anno di una neomamma è un arcobaleno: le emozioni si attraversano in gamma dal rosso al violetto senza trascurare l’indaco. Prima della tempesta splende il sole di sogni e passeggiate in carrozzina, dopo la brezza del vagito melodioso si scatena l’uragano inconsolabile, spesso notturno.
Ma il primo anno di una neomamma resta un arcobaleno. E forse sarà così per tutti gli anni a venire. O forse ancora arriverà il momento in cui i pulli spiccheranno il volo e tutto si acquieterà in un nuovo equilibrio.
Il motivo per cui vale la pena di attraversare il perpetuo cambiamento è presto detto.
Ci sono una serie più o meno ordinata e più o meno definita di cambiamenti che bebè e mamma devono per forza affrontare nel primo anno di vita: che coinvolgano o meno più o meno familiari o caregiver, il fatto è che è la madre la figura più presente a questi passaggi. Tra poppate e nottate, pappette e paperette da bagno, scorrono le sillabe le paroline e i piccoli passi. Annusandosi si impara tutto quel che serve: conoscersi e conoscere il mondo è la missione primaria del neoarrivato e tutto ciò che per noi è scontata routine per il cucciolo è novità potente ed entusiasmante. O terrificante, dipende; ma la mamma e il papà restano porto sicuro da cui partire e a cui ritornare nelle esplorazioni avventurose.
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ABBRACCIATI ALL’ARCOBALENO

All’inizio sei convinto di guardare un’immagine ritoccata da qualche programma grafico, da tanto è bello e pure strano credere a quello che vedi, invece la magia è tutta naturale, nessun artificio.
A volte la realtà supera l’immaginazione e Madre Natura si conferma medaglia d’oro nella creazione di capolavori inimitabili. Di cosa stiamo parlando?
Chiudete gli occhi e immaginate di poter abbracciare un arcobaleno.
Si beh, detto così viene da alzare la testa verso il cielo e pensare che no; non è una cosa fattibile, a meno che non ci trovassimo in una particolare foresta dell’emisfero boreale e cambiassimo completamente idea, fermandoci a guardare un albero.
Il suo nome è Eucalyptus Deglupta, comunemente chiamato eucalipto arcobaleno. Cresce nelle Filippine, in Indonesia e alle Hawaii, può raggiungere i 70 metri d’altezza e crescere fino a 2 metri di diametro.
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La contabilità degli affetti

Poche cose sono sgradevoli come sentirsi dire: “Sono in debito”.

Se un dono nasce dal cuore, da una pulsione spontanea che ci fa sentire bene, trovarsi calati subito nella contabilità degli affetti è fastidioso. “Sdebitarsi” è un verbo fintamente riflessivo. La sensazione di doversi liberare di un debito infatti non nasce mai da una riflessione quanto da un condizionamento automatico, familiare e sociale, che impone che ad ogni favore ricevuto debba corrispondere un favore di pari peso, economico o emotivo che sia. Quando pensiamo che è sempre un “dovere” restituire quanto ricevuto, non teniamo conto del fatto che l’amicizia, in realtà, è una concatenazione continua e piacevolissima di gesti e di attenzioni impagabili, un conto che è bene che rimanga aperto. Continua a leggere “La contabilità degli affetti”

Second life

Portare il pane casa per casa era una delle cose che mi piaceva di più quando ero bambina: salivo sul furgone di mamma e papà che avevano, nella mattinata, ben tre giri famiglia per famiglia da fare.
La cosa che più mi entusiasmava era il meticoloso “ordine di uscita” (passatemi il termine) con cui la mamma ordinava i sacchetti nelle ceste che caricavamo. La cosa stupenda era che quelle ceste erano come il quadro astratto di qualche pittore. Ogni famiglia infatti aveva il suo sacchetto: alcuni erano a quadretti, altri tinta unita, a righe, a fiori e la mamma sapeva esattamente su quale balcone dovevi lasciarli perché, una volta lì, ne avevi un altro identico da ritirare. Ogni giorno, ogni anno, fino a che, logorati dai lavaggi e dopo aver onorato il loro compito, venivano sostituiti o dalla stessa o da una nuova sgargiante fantasia. Continua a leggere “Second life”

Guerre e battaglie in un dizionario dei sinonimi e contrari.

Ma quanto sono belle le parole?
Le ascoltate mai quando le pronunciate, ci fate mai attenzione quando le leggete?
Le parole sono come un cioccolatino: oltre ad essere buono può essere anche bello da vedere, può essere incartato in maniera fine, così che a volte succede che sia meglio la confezione del prodotto.
Alle elementari ho passato giornate a pronunciare Guadalquivir: il nome di questo fiume spagnolo mi sembrava così affascinante, sembrava quasi il nome di un cocktail delizioso: “Cosa prende?”, “Salve, un Guadalquivir, grazie!”
Al contrario c’erano anche il Dnepr ed il Dnestr, sti due fiumi infiniti che spaccano a metà l’Europa e che non sapevo mai come pronunciare davanti alla maestra che mi aspettava al varco. Nomi duri, croccanti, come a voler chiarire da subito che loro non avevano l’andazzo di quei latini occidentali: loro erano rigorosi e ligi alle regole. Continua a leggere “Guerre e battaglie in un dizionario dei sinonimi e contrari.”

VITA

Vorrei una vita normale: la vorrei spensierata, allegra, giocosa, furba, emozionante, adrenalinica; la vorrei forte, piena di sapori, colori, suoni, piena di istanti da vivere, salite da affrontare e vette da scalare, piena di ruzzoloni e di cadute, piena di calore, piena di particolari da osservare e di gente da incontrare, piena d’amore e di gioia e, perché no anche, in piccola parte, di dispiaceri e dolore.
Continua a leggere “VITA”

Chiacchiere con un artista: Giulio Masieri

È una serata di agosto ed ho appuntamento con l’artista degli “animali giganti del quartiere di Torre a Pordenone”.
Giulio è una persona alla mano, semplice, schietto, diretto. Chiacchieriamo come due vecchi amici, pur non conoscendoci.
Quando nasce l’idea degli animali?
Mi risponde sorridendo – Durante il Covid, ero chiuso in casa, sono sceso nei garage del condominio e ho chiesto se potevo fare un disegno. Così è nato “Il gatto” come momento di fuga al lockdown. Ero stanco di tutta quella apprensione e volevo evadere: che cosa poteva essere meglio di un grande animale? Poi ho chiesto alla Associazione Torre se mi trovavano una parete per fare un altro murales ed è nato “Il cane”.
Anche la RAI si è scomodata per te: immaginavi di avere così tanta risonanza?
Sorride nuovamente – Francamente no. Mi hanno contattato anche da Napoli! Ma la cosa più bella è vedere quanti bambini vengono a vederli. Oggi c’era una nonna che mi ha fermato per chiedermi se sapevo dove fosse il condominio con “Il gatto”.
Ridiamo – Non sapeva fossi tu?
No! I bambini li accarezzano, sono curiosi a quella età, mi chiedono come si usano le polveri e io glielo spiego.
Continua a leggere “Chiacchiere con un artista: Giulio Masieri”

QUELLO CHE LE MAMME NON DICONO

Ritornerà. Ritornerà il momento in cui gli armadi saranno in ordine, le tovaglie candidamente smacchiate e la biancheria perfettamente inamidata. Ritornerà il tempo della messa in piega e anche quello delle giornate senza orari, senza programmi e senza zaino. Ritornerà anche il tempo della doccia rilassante e delle letture sul divano all’ora che vuoi.
Al di là di ogni aspettativa, dice qualcuno. Ma parole, parole, parole di qua, di là, di su e di giù non te le saresti mai aspettate. Metti i calzini, togli i calzini, non hai il cappellino, hai caldo, è stretto, prendilo su, mettilo giù, poco latte, troppa pappa… Ognuno sembra aver la sua teoria pedagogica e nutrizionale di fronte al neo arrivato roseo e sorridente, salvo defilarsi appena possibile… che di solito è quando a te serve qualcosa. Continua a leggere “QUELLO CHE LE MAMME NON DICONO”

La Biblioteca di Sara e le video letture tascabili

La Biblioteca di Sara nasce in memoria di Sara Moranduzzo, giornalista colta e raffinata mancata precocemente dopo aver affrontato con grande coraggio la malattia.
Il progetto, supportato dalla dr.ssa Roberta Merighi della Biblioteca Medica aziendale, inizialmente si occupava di distribuzione e di prestito in corsia di libri appartenuti a Sara e donati da amici e familiari all’Azienda Ospedaliera “Santa Maria degli Angeli” di Pordenone. L’intento era quello di migliorare la qualità della degenza, stimolando l’interesse e la vitalità delle persone.
Ad oggi La Biblioteca di Sara vanta tantissime attività: ricordiamo le letture ad alta voce tenute nei reparti di Oncologia Medica e Dialisi durante le terapie ma anche per i bambini della Pediatria, a volte accompagnate da brevi laboratori. Continua a leggere “La Biblioteca di Sara e le video letture tascabili”

#FOTOLIVE GDS – Famiglie sotto la pioggia

La sorte a volte è un po’ stronza
ed il mondo spesso indifferente
a famiglie che si ritrovano
a dormire sotto la pioggia,
sui sedili di un’auto con figli infilati nel baule.
La sorte a volte è un po’ stronza
spegne cuori con l’esperienza d’un vecchio lampionaio
alimenta speranze come un mantice premuto con foga
semina sofferenza come mondine che spargono chicchi in risaie allagate dai pianti.
La sorte a volte è un po’ stronza
eppur noi,
capaci a metter d’innanzi la solidarietà al fato
capaci a respirare profondo e prender coraggio
mentre in macchina tutti dormono
sapremo bussare al finestrino
a porger le chiavi
per metterla in moto
al fine di premer di nuovo sull’acceleratore.

Ruggero Vitali

#FOTOLIVE GDS – Papaveri

Dedicati a chi ogni giorno lotta,
sgomita, ama, soffre, ride, piange,
si impegna per raggiungere il suo sogno
e per farlo alza la testa anche durante la tempesta
e si è distingue da tutti gli altri
perché mentre tutto intorno sembra volgere al peggio,
mentre all’orizzonte si avvicina il nubifragio,
la vita non smette mai di stupire,
il sangue scorre rosso,
il cuore pulsa
e tra i tanti curvi e chini qualcuno,
il più audace oppure il più folle sfida la tempesta.

Andrea Spessotto

#FOTOLIVE GDS – D’improvviso

D’improvviso

E poi ripensi.
Ai pieni. Ai vuoti.
Che continuamente bussano
al nostro spazio e ritornano.
Forme tese a ricordare
ciò che siamo stati fino a ieri,
ciò che potremmo ancora essere. Come luce
che sempre abbisogna del suo buio
per avere ragione
della sua lotta con la morte.
Ma ora non più
perché non c’è confine
tra animo e pensiero,
non c’è lotta
tra verità ed intenti.
Solo sguardi,
l’uno sicuro di tendere
alla profondità dell’altra.
Sí da sfiorarsi,
e capirsi come mai prima.
Come pieno e vuoto
che si fondono e confondono
in quel solo punto
che mi dice che tu,
per me,
sei esistenza.

Alberto Pagotto

#FOTOLIVE GDS – La pace del mare

La pace del mare:
Oh, mare che ti specchi
nel greto della mia anima.
La sovrasti di purezza,
metti ordine nel disordine.
Anche i pensieri tacciono.
Chiudo gli occhi e
percepisco la tua essenza,
ama comunicare
attraverso ponti invisibili.
In punta di piedi
mi trovo a percorrere
vie di cartapesta,
odorano di salsedine.
Finalmente trovo pace.

Eleonora Brun

#FOTOLIVE GDS – Amici

Amici: due strade che si incontrano, due anime che inciampano una nell’altra, che il fato fa legare nella casualità degli eventi.
Affini a volte, diverse nelle maggior parte dei casi.
Due note della stessa canzone, due versi della medesima poesia.
Due calici della stessa bottiglia, versati per caso sul quel tavolino, lungo una strada straniera che pareva condurre più lontano di quanto si immaginava.
Ma che infondo, davvero, non le ha mai allontanate.

Marta Santin

#FOTOLIVE GDS – Tramonto

La vita ha il passo elastico e implacabile di un giovane Richard Ashcroft che percorre i marciapiedi di Londra al suono degli archi di “Bittersweet Symphony”.
Non si ferma mai, non si sposta, non rallenta, urta e getta a terra.
Avanza senza fermarsi, verso nuovi scontri e nuovi incontri. La vecchia canzone dei Verve è il perfetto sottofondo per descrivere i moti dei pianeti, la rotazione terrestre, l’eterno avvicendarsi della luce e del buio.
Ma poi arrivano i tramonti. E certi tramonti in particolare.
Durano pochi minuti, a volte solo pochi attimi. Ci costringono a fermarci, ad alzare gli occhi verso il cielo.
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13 agosto 2020 – Giornata mondiale dei mancini – Mancinismo, croce o delizia?

Essere mancini è una cosa seria. Solo il 10% della popolazione mondiale lo è:si tratta di una condizione elitaria, una predisposizione che si sviluppa ancora prima della nascita e che gli studiosi analizzano tuttora per capire se oltre alla componente genetica ed ereditaria ci siano anche altri fattori determinanti.
In pratica chi scrive con la mano sinistra utilizza in maniera predominante l’emisfero celebrale destro (per i destrimani vale l’opposto), un’area che regola lo sviluppo di particolari capacità legate al linguaggio, alla memoria e alla creatività.
Nel mondo dello sport i mancini sono particolarmente apprezzati per la loro imprevedibilità e difficoltà nell’essere contrastati e nel mondo delle scienze e delle arti si sono spesso contraddistinti per le loro singolari abilità.
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L’icona sbagliata

“Chiedilo a Marilyn. Quanto l’apparenza inganna e quanto ci si può sentire soli”
(cit. Brunori Sas)

Una Marilyn ammiccante con il suo vestito bianco che svolazza sopra quella grata è sicuramente l’immagine che l’ha consacrata come icona di sensualità e bellezza.
Se poi tutti sapessero che quella scena le è costata un bel pestaggio dall’allora suo marito Joe Di Maggio, magari il potere di quella sensualità assumerebbe un valore diverso, probabilmente ancora più intenso.
Un’infanzia trascorsa tra orfanotrofi e affidamenti, in totale carenza affettiva. Una carriera come modella e attrice che decolla per caso e che più volte vacilla. Diversi matrimoni naufragati, le presunte relazioni con i Kennedy.
Insomma la storia di Norma Jeane Baker Mortenson, perché così si chiamava la più avvenente bionda che l’ultimo secolo ricordi, non è stata proprio quella che ci si aspetterebbe vedendola lasciare le proprie impronte sulla “walk of fame” di Hollywood. Una storia che si è chiusa poi nel peggiore dei modi: la sua morte, a soli 36 anni, sulla quale ancor’oggi restano da risolvere diversi punti oscuri.
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Cin Cin – Giornata mondiale della birra

Siamo talmente intrisi e bombardati di ricorrenze che oramai anche quelle che contano perdono il loro fascino, questo è il motivo per il quale ho scelto di scrivere questo pezzo, per spronare e spronarmi a riprendere un pochino le redini della situazione.
È fondamentale capire quali siano gli eventi che vanno assolutamente ricordati e festeggiati: non è un caso se ne parlo proprio oggi, 3 agosto 2020, giornata mondiale della birra.
Si, trattasi di sottile ironia.
Sarebbe stato facile scrivere un articolo facendo i soliti compiti, storia della birra, i monaci trappisti, l’Oktoberfest, cosa sia sto luppolo che nessuno ha mai visto, insomma tutti i dettagli utili e descrivere questa fresca meraviglia, ma vorrei invece tentare un approccio diverso.
In un 2020 abbondantemente travagliato abbiamo dovuto affinare la capacità di cercare e trovare aspetti positivi anche nelle piccole cose, è una necessità alle quale abbiamo dovuto legarci per non sprofondare in quel misero tunnel di pessimismo e di negatività che famelico rimane sempre in agguato speranzoso di divorare il nostro umore.
In fondo , che ci piaccia o meno ammetterlo, sono le piccole cose e le piccole soddisfazioni a colmare per la maggiore la nostra sete di felicità.
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Una notte alla Peter Pan

Avete sempre sognato di dormire in una casa sull’albero?
Che siate bambini o già adulti il momento per realizzare il vostro desiderio è arrivato.
Si chiama Tree Village, il primo villaggio sugli alberi situato in Valcellina, vicino a Claut (PN).
Le casette costruite completamente in legno si trovano a qualche metro d’altezza immerse nel verde: materassino, sacco a pelo e torcia elettrica è tutto ciò che serve per passare una notte indimenticabile a guardare le stelle e ad ascoltare i rumori della natura.
Tantissime le attività da fare anche durante il giorno: dal sentiero degli gnomi per i più piccoli alla vasca in pietra con acqua di sorgente in cui fare un tuffo, alla spiaggia alpina per prendere il sole sul torrente Settimana.
Per i più sportivi ci sono percorsi in mountain bike e down hill, Nordic trekking sotto le stelle, attività di canyoning e il rigenerante percorso Kneipp tutto naturale grazie alle acque fresche e ai sassi del torrente in cui si svolge.
Gli ingredienti per un’avventura da ricordare ci sono tutti, i dettagli li trovate sul sito www.treevillage.it.
Un’altra piccola chicca tutta friulana si trova a Ugovizza, nelle Alpi Giulie a 1250 mt, dove è possibile dormire in una tree-house a forma di pigna situata fra gli alberi ad un’altezza di ben 10 metri.
La struttura sospesa è dotata di tre piani: dal primo si può ammirare la visuale a 360 gradi del panorama che ci circonda, dal secondo si gode di una vista mozzafiato sulle cime innevate; al terzo piano, dove si trova la zona notte, una grande vetrata posta proprio sopra al letto garantisce una nottata indimenticabile immersi nel cielo stellato.
Come raggiungerla? Trovate tutte le indicazioni sulla pagina Facebook di Malga Priu.
I sogni sono desideri che non vedono l’ora di essere realizzati e spesso se ci crediamo veramente finiscono per avverarsi.

Monia Rossi

30 Luglio – Giornata mondiale dell’amicizia

Le luci si spengono nel palazzetto…preludio di una serata certamente fantastica… come sempre per me quando c’è la musica.
Ma stasera è speciale: questa volta ci siete Voi! Per la prima volta tutte e tre ad un concerto con me!
Voi che siete entrate nella mia vita in momenti diversi, in modi diversi. Diverse da me, diverse tra voi.
Che una mia piccola idea ha fatto incontrare, conoscere, anche se ognuna conosceva l’altra tramite i racconti del mio vissuto.
Unite anche se diametralmente opposte.
Perché l’amicizia è cosi: non è univoca, non è esclusiva! L’amicizia non giudica e non prova invidia.
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Parole

Ognuno di noi sente la necessità di esprimersi e di raccontarsi attraverso forme e modi fra i più disparati: scrivere, dipingere, scolpire, fotografare, comporre sono tentativi per cercare di fermare il tempo e imprigionare le proprie emozioni, belle o brutte che siano, ma pur sempre determinanti per la nostra crescita; sono i nostri strumenti per incidere e ricordare la nostra vita, sono la possibilità di poterci ritrovare ancora una volta riguardando i lavori fatti.
Ho sempre amato le parole: ho sempre desiderato scriverle, leggerle, cantarle, ascoltarle e poi sognarle; ho divorato libri, poesie, riviste e ho ascoltato canzoni e visto film e documentari cercando sempre di rubare le parole a chi le sapeva usare, a chi sapeva rapire la mia attenzione. Ho sempre ammirato e molte volte invidiato chi ha le parole in grado di spiegare qualsiasi cosa, in grado di raccontare una storia, un amore, un viaggio. Ho sempre invidiato chi sa prendermi per mano e portarmi ovunque e in qualsiasi momento per farmi vivere un’emozione senza farmi partire.
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17/07/2020 Giornata mondiale delle Emoji

Faccine che passione 🙂

Come si faceva prima dell’avvento del cellulare? Ma soprattutto, come facevamo prima che nascessero le Emoji, quelle faccine così carine che ci fanno compagnia nella vita di ogni giorno, ci rallegrano la giornata? Me lo sto domandando da un po’…
La nostra vita ahimè gira intorno all’uso del cellulare, per essere dove vorremmo essere in quei momenti in cui siamo in altre cose affaccendati.
Ho conosciuto il mondo di Messaggiopoli (cit. film Emoji) e non mi dispiacerebbe per niente vivere in quel luogo in cui la maggior parte degli incontri che si fanno sono di colore giallo. Questa tonalità mi mette allegria e poi le varie facce buffe che troverei nel mio cammino ogni giorno, mi farebbero compagnia.
Aspetta, ora che ci penso mi accompagnano spessissimo: aiutano a far capire meglio il concetto che voglio esprimere. Difficile che arrivi un mio messaggio senza almeno uno di quelli; alle volte mi devo trattenere perché ne metterei molti…
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Un uragano…dà pane. Spezzato ma fragrante: il bosco rinasce in tavola.

Che cosa succede dopo una tempesta distruttiva come Vaia, nell’ottobre 2018 in Friuli?
Lo chef Stefano Basello impasta amore per il territorio; studio delle tradizioni e perizia dell’artigiano: succede che il pane profuma di bosco e la tavola risarcisce ciò che l’uragano ha distrutto.
Come ti è venuta l’idea di fare del pane di corteccia?
Cinque anni fa con l’aiuto di Valeria Margherita Mosca ho approfondito l’utilizzo di erbe, radici e fiori proprio come si faceva un tempo. Ci siamo innamorati delle cortecce e delle farine di sussistenza. Una pratica usata in tempo di povertà e, dopo il disastro Vaia, i nostri studi sembravano proprio utili per aiutare il territorio.
Quali difficoltà hai incontrato?
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L’ aperitivo del muretto

In questo momento di “pausa collettiva”, in cui ognuno di noi vive la propria
quotidianità a casa, isolato dagli altri, si sperimentano cose nuove, alcune a cui non avevamo mai pensato, altre che ci sarebbe tanto piaciuto fare ma abbiamo accantonato per quando ne avremmo avuto il tempo.
Così c’è chi sperimenta nuove ricette, riscoprendosi cuoco provetto e magari mettendo in pratica tutte quelle cose seguite nei vari talent dedicati alla cucina visti alla tv, c’è chi fa corsi on line, chi lavora da casa, chi si allena seguendo i vari programmi in diretta streaming, chi fa le pulizie di primavera talmente approfondite da giurare che non le farà mai più così!
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Il valore di una poesia

Drin, drin, drin…

Il suono lacerante che mi avvisa di una chiamata sul telefono fisso invade, devastandolo, l’ovattato silenzio in cui è immerso il corridoio di casa.
Corro fuori dalla stanza in cui mi trovo per interrompere quell’ irritante frastuono.
“Pronto”
…….
“Pronto!”
……..
nessuno risponde, seccato sto per riagganciare la cornetta quando dopo altri due secondi d’attesa una voce femminile pronuncia decisa un’unica parola: valore!
………
ora sono io che taccio; ho riconosciuto la voce amica……
………
ancora silenzio, ma non cedo, non gli rivolgo la parola, voglio capire perché mi ha chiamato….
………

VALORE

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso
involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
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Attimi di indissolubile intimità – Giornata mondiale del bacio

La stanza è buia. Solo alcuni faretti puntati su di loro. Due amanti si baciano teneramente avvolti in un abbraccio infinito.
La luce che li avvolge è quella del loro amore. Sa di passeggiate sulla sabbia grigia d’inverno, profuma di raggi dorati che penetrano tra le foglie di un bosco brillante d’estate. Lo sfondo dorato è l’indissolubile colore degli anelli che indossano: d’oro è la fedeltà di una promessa anche quando qualche nebbia è loro d’inciampo.
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Le fatiche di Michelangelo Buonarroti

Le fatiche di Michelangelo Buonarroti.

Mi sono trovato spesso ad ammirare le opere del nostro patrimonio artistico ed architettonico. Una delle cose che più mi affascina e stupisce è ammirare le loro dimensioni.
Tutti percepiamo il Colosseo come un’opera gigantesca, ma paragonata agli edifici attuali quanto grande è quest’opera?
In questa serie di articoli proverò a fare alcune comparazioni.
Iniziando da San Pietro a Roma che, nel mondo, è sicuramente il luogo che detiene da solo la più grande ricchezza della storia dell’architettura, della scultura e della pittura.
E se si parla di San Pietro non si può non parlare di Michelangelo Buonarroti e della sua immensa fatica: la Cappella Sistina.
Un magnifico articolo su Michelangelo, scritto da Giulio Busi, dal titolo “Per la Cappella Sistina Michelangelo gettò a mare l’«opera» di Bramante” lo potete trovare sul sito del Sole 24 ore.
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Non rifiutiamoci un libro sospeso

Plastica, libri e dintorni
La tutela del nostro ambiente è un tema sempre attuale. Negli ultimi tempi è diventato ancora più urgente prendersi cura del mondo in cui viviamo e trasmettere questi valori alle nuove generazioni perché possano fare scelte consapevoli nel rispetto della natura che ci circonda.
Sicuramente l’inquinamento derivante dall’utilizzo massiccio e indiscriminato della plastica negli ultimi decenni è uno dei temi più caldi in materia di ecologia. Tutti noi abbiamo guardato increduli le immagini delle isole di plastica presenti nell’oceano Pacifico e Atlantico; enormi aree di immondizia, composte per lo più da materiali plastici come bottiglie e imballaggi, che hanno iniziato ad accumularsi a partire dagli anni 80 e hanno raggiunto oramai le dimensioni di continenti.
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La magia del disordine

Lo sapevate che gli efficientissimi magazzini delle piattaforme d’acquisto online non seguono nessun criterio di catalogazione se non quello di arrivo e dello spazio che libri, giocattoli e scarpe occupano?
Vi è mai capitato di girare per casa con le mani piene di oggetti da sistemare al posto giusto e di sentirvi dentro un moto perpetuo che non avrà mai fine?
E se non esistesse il “posto giusto” per ogni cosa? E se tutto questo sforzo di contenere, limitare, inscatolare il disordine fosse solo una disfunzione del nostro modo di vedere le cose?
Vi siete mai chiesti se, alla fine, non abbiano ragione loro, i disordinati?
Non per andare per forza controcorrente, ma alla magia del riordino della giapponese Marie Condo, vorrei contrapporre i lati affascinanti del disordine.
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Perdersi in un abbraccio

In condizioni normali si da tutto per scontato … o forse no?
Non sono una persona che dà tutto per scontato, mi emoziono per le piccole cose. Cerco di essere grata di ogni singolo particolare che mi accade.
Ma la vorticosità con cui scorre il tempo, mi impedisce di essere presente al 100% per ogni istante della situazione che sto vivendo. Ogni tanto ho l’impressione di perdermi degli attimi fondamentali.
Sono abituata a guardare negli occhi le persone, ad osservare il viso di quelli che incontro per strada. Sono un essere che vive per il contatto con la gente e nell’abbraccio racchiudo tutta una serie di sentimenti che, alle volte, con le parole non è facile trasmettere.
Sono molto razionale, ma nello stesso tempo emotiva.
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Io, lo Yoga, il solstizio

Il 21 giugno è davvero una giornata speciale per me. Innanzi tutto perché, il 21 giugno di alcuni anni fa, sono nata e quindi ho ricevuto il dono della vita.
Mi sono sempre ritenuta fortunata di essere nata in un giorno così importante: il solstizio, l’inizio dell’estate che, si sa, è la stagione più amata.
Anni fa, quando cominciai a praticare yoga, per me questa data era già importante così. Poi accadde qualcosa che, per la seconda volta, fece diventare questa data un dono meraviglioso.
Nel 2014, su proposta del Primo Ministro dell’India Narendra Modi, l’ONU ha approvato l’istituzione dell’INTERNATIONAL YOGA DAY, scegliendo come data proprio il 21 giugno.
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La mia pioggia

La mia PIOGGIA

Ho sempre amato la pioggia, mi è sempre piaciuto camminare sotto la pioggia, senza un programma, senza una meta precisa, senza ombrello, mi piace farlo per conoscere meglio le stagioni, per comprendere cosa siano realmente i colori, il giallo, il marrone, l’arancione, il verde e il rosso, il colore delle foglie degli alberi, dei fiori, dei vitigni, cosa siano i tetti rossi delle case, cosa sia il blu scuro di un mare arrabbiato e senza confini, oggi vorrei camminare per scoprirli tutti, osservarli e farli miei, regalarmeli, riempirmi gli occhi e l’anima, oggi sotto questo cielo vorrei camminare, respirare, pensare, sognare e perché no, oggi vorrei anche saltellare felice dentro qualche pozzanghera.
Sono quasi stordito dai profumi che riempiono l’aria, il mondo bagnato e diverso da quello asciutto e sprigiona essenze inespresse che però diventano addirittura udibili e amabilmente riconoscibili quando si impossessano e si espandono nell’aria.
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Giornata mondiale della giocoleria

Quante volte nella vita di tutti i giorni vi sentite dei giocolieri? Mai? Sicuri?
Se ci pensate bene, ogni giorno in cui siamo impegnati in milletrecentocinquanta cose da fare, siamo giocolieri a tutti gli effetti ma non ce ne accorgiamo. Tante volte riusciamo a fare delle cose difficilissime facendole sembrare molto semplici. La giocoleria è proprio come quello che solitamente facciamo tutti, ogni giorno.
È una disciplina molto seria che richiede notevoli abilità se si vuole praticare ad un buon livello.
Ogni volta che vedo qualche spettacolo rimango a bocca aperta, ritornando bambina. Gli artisti riescono a far sembrare delle azioni veramente complicate molto facili, ma se ci provi tu, capisci che proprio proprio così alla portata di tutti non sono. Continua a leggere “Giornata mondiale della giocoleria”

Giornata mondiale del vento

Amo il vento, quello che muove i fili d’erba nei prati incolti. Sa di vita e di libertà. Di sogni e sguardi rapiti dei bambini che osservano le evoluzioni degli aquiloni.
Il vento sa di quiete quando scuote le chiome degli alberi nelle pinete del lungomare o come quando sussurra dietro ad un balcone poco serrato. Accompagna lo scalatore tra i sentieri e le vette, mentre il profumo di resina e di bosco attraversa i monti e le valli alpine e le aquile, placidamente, volano tra le cime più impervie.
Sa del freddo pungente della Bora che attraversa il nord Europa fino a noi, o dell’abbraccio caldo dello Scirocco estivo che avvicina i continenti.
Mi piace quando sventola nelle bandiere degli stabilimenti balneari, sa di una buona giornata estiva; quando ti siedi ai bordi del bagnasciuga ad osservare le piccole imbarcazioni sull’orizzonte.
Le immagino con le vele gonfie avventurarsi nell’Adriatico nella curiosità di sapere dove andranno. Sospinte ed inclinate sui bordi fino a farle sfiorare l’acqua mentre s’allontanano.
Amo la sua forza nelle giornate tempestose, quando preme con forza le onde del mare increspandole, o quando spazza la polvere delle piazze delle citta’mentre il mondo corre per mettersi al riparo.
Amo la Bora che spazza il Carso e ti costringe ad affrontarla per rimanere in piedi.
Il vento è emozione, trasporto, profumo, paura. Il vento può essere una carezza estiva o uno schiaffo d’umiltà al cospetto della natura.
Non potrei immaginare un mondo senza di lui perché sarebbe un mondo noioso e con poche emozioni.
Questi sono i motivi per festeggiarlo il 15 giugno nella giornata mondiale del vento. Vi lascio infine con i versi di una bellissima poesia di un grande scrittore.

Vida Michele

Ti manderò un bacio con il vento.

Ti manderò un bacio con il vento
e so che lo sentirai,
ti volterai senza vedermi ma io sarò li.
Siamo fatti della stessa materia
di cui sono fatti i sogni
Vorrei essere una nuvola bianca
in un cielo infinito
per seguirti ovunque e amarti ogni istante.
Se sei un sogno non svegliarmi.
Vorrei vivere nel tuo respiro
(Mentre ti guardo muoio per te
Il tuo sogno sarà di sognare me
Ti amo perché ti vedo riflessa
in tutto quello che c’è di bello)
Dimmi dove sei stanotte
ancora nei miei sogni?
Ho sentito una carezza sul viso
arrivare fino al cuore.
Vorrei arrivare fino al cielo
e con i raggi del sole scriverti ti amo.
Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno
tra i tuoi capelli,
per poter sentire anche da lontano
il tuo profumo!
(Vorrei fare con te quello
che la primavera fa con i ciliegi)

Pablo Neruda.

Storie da prof nell’era dei social – NOTE A MARGINE Portami il diario: un blog di classe

“Portami il diario!”: tre parole da far accapponare la pelle.
In questo blog però ci sono i racconti di Valentina Petri, 42, prof. di lettere all’IPSIA Lombardi di Vercelli. E in questi racconti tutta la fiducia nelle fatiche quotidiane di molti docenti.
Da collega le chiedo se c’è un motivo per tale fatica: lavorare a contatto con le persone, la responsabilità di oltre venti minorenni tutti insieme, ciascuno con le sue specificità, il vincolo della burocrazia che richiede molte energie.
Ci sono ragazzi più faticosi di altri? Ogni ragazzo è diverso a seconda dell’insegnante che ha di fronte. È una grande palestra di convivenza, la scuola: gli scontri, i confronti, l’urgenza di parlare di qualcosa che esula dalla lezione del giorno.
Che cosa ti scoraggia particolarmente? L’immagine che emerge nell’opinione pubblica: il lavoro privilegiato per ferie e per orario; siamo in tanti invece a metterci il massimo impegno!
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A Pordenone nasce la “stoviglioteca”

A Pordenone nasce la “Stoviglioteca”
Un’idea super Green che sposa in pieno quella di due mamme che hanno fatto proprio uno stile di vita amico dell’ambiente, facendo di questa consapevolezza un impegno concreto per ridurre l’uso della plastica e salvaguardare l’ecologia.
Loro sono Delia Piccinin, educatrice professionale a Conegliano e Alessia Anese, che da 7 anni gestisce il nido domiciliare CARL&ELLIE di Pordenone, due splendide mamme che hanno deciso con l’arrivo delle prime figlie di entrare nel mondo dei pannolini lavabili spinte dal desiderio di limitare l’utilizzo di quelli usa e getta dannosi per l’ambiente e anche per i bambini. Così è nata la loro sensibilità verso l’utilizzo di prodotti più ecologici per tutta la famiglia.
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Buon compleanno Paperino

9 giugno 1934, dalla mente di Walt Disney nasce Paolino Paperino più noto semplicemente come Paperino, un papero bianco con becco e piedi arancioni e solitamente indossa una blusa e un berretto da marinaio.
È stato definito «l’antieroe per eccellenza, l’incarnazione dell’uomo medio moderno, con le sue frustrazioni, i suoi problemi, le sue nevrosi», all’apparenza sfortunato, pigro, pasticcione ma alla fine cresce da solo tre nipotini e la bella Paperina sceglie lui e non il fortunatissimo Gastone.
E ‘ in assoluto il più simpatico abitante di Paperopoli e quando serve indossa i panni del supereroe, con tuta e mascherina diventa Paperinik e a bordo della sgangherata 313, ricca dei marchingegni inventati da Archimede, diventa il nemico giurato della Banda Bassotti, della fattucchiera Amalia, di Maga Magò, di Macchia Nera, di Pietro Gambadilegno e Trudi e protegge le notti i sogni di tutti gli abitanti

Un vero eroe
Buon compleanno Paperino!!!

De según como se mire, todo depende

UNA MUSICA CHE FINISCE È UNA MUSICA CHE COMINCIA

“Se capovolgi il mondo lo specchio ti riflette”: è tutta una questione di punti di vista.
Pau Dones, per tutti Jarabe De Palo, pochi giorni fa aveva annunciato il suo ritorno in scena dopo il silenzio dovuto alla malattia che lo ha colpito nel 2015. E in scena ci è tornato, ma debuttando sul palco degli immortali: la sua famiglia ne annuncia oggi la scomparsa che a capovolgerla rivela la profezia del suo annuncio.
E se capovolgi il mood del tormentone estivo come La Flaca, scopri anche che il cantante, nonostante il male, l’estate scorsa si era dedicato al volontariato in Nepal.
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Il bizzarro equilibrio del naturismo.

Mentre l’uomo rimane sempre più incastrato negli ingranaggi sociali, persiste il conflitto interiore legato alla mancata accettazione della propria fisicità, quando invece dovremo aver oramai sdoganato il confronto quotidiano tra il nostro corpo e l’impatto con la terra che ci ospita, tant’è che in Italia, nel 2020, non c’è ancora una legge che regolamenti il naturismo, movimento nato a fine ‘800 e che nel nostro paese fa discutere da oltre 30 anni senza mai un nulla di fatto.
E’ il caso di premettere che il pomodoro sta alla pizza quanto la nudità sta al naturismo, questo a dimostrazione del fatto che il pomodoro sia solo uno degli ingredienti di una ricetta molto più complessa, proprio come la nudità è solo un aspetto della dottrina naturista.
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Non ti rifai la camera? All’Antony Hotel puoi piantare un albero.

Un biglietto da visita in carta riciclata: dentro, alcuni semi e l’invito a piantarli dopo aver salvato i contatti. 
La direttrice dell’ Antony Hotel  di Mestre, Anna Mazzolin, guarda quel rettangolino bianco e capisce subito di aver a che fare con qualcosa di innovativo e decisamente green.
Incuriosita, chiede ad Alessandro, il ragazzo gentile che le sta di fronte, di spiegarle di cosa si occupa l’azienda che ha fondato insieme ad altri due amici.
Non disturbare: sto salvando il pianeta.
Up2you propone ad hotel e strutture ricettive una soluzione che coniuga sostenibilità e risparmio: rinunciando al rifacimento della camera, gli ospiti hanno la possibilità di piantare un albero e contribuire a progetti di riforestazione in Italia e all’estero.
Anna decide di sperimentare la proposta: l’Antony Hotel diventa una delle prime strutture in Italia ad adottare la soluzione green ideata da Up2you.
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L’ umano oltre la webcam

Molti si sono preparati con corsi di formazione specifica. Abilitati. Molti di più si sono addestrati sul campo giorno dopo giorno. Assoldati. I più ci sono entrati dopo rigorose selezioni. Arruolati. Ma chi veramente era pronto per la scuola a distanza?
La scuola italiana è un universo di cui si dice di tutto e di più: chi dice che abbia un percorso formativo eccellente, chi la combatte perché classista, chi la biasima perché non up-to-date, chi sottolinea l’assenza di fondi che ti impedisce perfino la carta igienica nei bagni (se poi c’è, ci pensano gli studenti che, si sa, non han riguardo delle cose della scuola: è testimoniato da stratificazioni di chewin-gum sotto ai banchi), figuriamoci la didattica individualizzata per competenze e i compiti di realtà.
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Il muro della gentilezza

Se non ne hai bisogno lascialo. Se ne hai bisogno prendilo
In una società che ci spinge ad innalzare muri per dividere, ecco che nasce il muro della gentilezza, un posto dove chiunque può donare qualcosa di suo a chi ne ha più bisogno.
L’iniziativa è nata nel 2015 a Mashhad, una metropoli nel nord est dell’Iran, con lo scopo di offrire cappotti e coperte ai senzatetto per proteggersi dal freddo letale dei mesi invernali. Accolta con grande successo, l’iniziativa ha iniziato a spopolare sul web ed è stata adottata nel giro di poco tempo da molte città in tutto il mondo, fino a raggiungere l’Italia dove da Nord a Sud sono iniziati a comparire i muri con i cappotti e indumenti caldi appesi.
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Viviamo in positivo

Molte volte veniamo a conoscenza di alcune interessanti iniziative da parte di qualche associazione, ma se il momento per noi non è quello giusto, rischiamo di perderlo. Alle volte però, se la situazione è nelle nostre corde, l’occasione si proporrà solo un po’ più in là nel tempo.
Nel mio caso è stato necessario desiderare fortemente una cosa e aspettare che i tempi fossero maturi per aver l’occasione di fare il corso base claun presso l’associazione Claunando di Pordenone.
Faccio il claun di corsia da 7 anni e mezzo, andando nelle case di riposo di Pordenone e provincia, nei vari reparti degli ospedali di Pordenone e San Vito.
Ma come è iniziato tutto?
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Amo la diversità

Amo la diversità.
Amo le donne che giocano a rugby e gli uomini che si rilassano con l’uncinetto; amo le donne che giocano a briscola e gli uomini che bramano nel far shopping; amo le donne con il trapano in mano e mi piacciono gli uomini che non disdegnano di fare le pulizie di casa.
Amo la diversità.
Amo le donne in giacca e cravatta e gli uomini che ballano il liscio; le donne che ascoltano il metal e gli uomini che ballano in calzamaglia; gli uomini che leggono le poesie romantiche e le donne che leggono i poemi maledetti di Verlaine e Rimbaud; le donne capaci di fare il capo e gli uomini introversi, capaci di amare in silenzio.
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Volo così – Il volo di “Fibi”

Credo sia capitato a tutti noi, durante la nostra vita, di attraversare dei momenti di sconforto nei quali ci siamo sentiti, smarriti, soli, spaventati. Come prigionieri in balia di eventi dei quali non siamo in grado d’incidere o modificare. Come marinai attendiamo che la tempesta cessi, aggrappandoci alle cime delle nostre vite, ai nostri famigliari, i nostri amici. E’ in questi momenti che sogniamo vite differenti, forse di essere noi stessi diversi. Evadiamo con la mente nell’attesa di spiccare il volo verso una meta lontana, un progetto che ci faccia spazzare via il ricordo e quelle sensazioni spiacevoli che abbiamo accumulato.
Ricordo una canzone di qualche anno fa, presentata da una brava cantautrice italiana, Paola Turci, nel San Remo del ’96 “Volo Così”.
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La forma dell’invisibile – l’arsenale rinasce per la speranza.

Chissà se Ernesto Oliviero ha mai letto “Le città invisibili” di Italo Calvino. Eppure, la sua intuizione e l’operato della “Fraternità della Speranza” che oggi abitano l’Arsenale della Pace a Torino, sembrano incarnare proprio le parole dello scrittore: “Una città infelice può contenere, magari solo per un istante, una città felice; le città future sono già contenute nelle presenti come insetti nella crisalide”.
Grazie all’opera di un piccolo gruppo di persone, senza una lira, che sognava che il rudere della fucina diventasse casa per le persone in difficoltà, in breve l’arsenale mutò volto e divenne un monastero urbano, porta aperta 24 ore al giorno, luogo di incontro e restituzione di tempo, professionalità, denaro, beni materiali e spirituali.
Mattia, giovane consacrato della Fraternità, racconta che il mondo varca la porta di questo posto. C’è chi cerca un riparo, una soluzione a problemi difficili, ma anche giovani in cerca del senso della vita.
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Atti di gentilezza

Essere gentili non costa nulla:

“La gentilezza è una forma di eleganza la più pura che io conosca eppure c’è ancora qualcuno che la scambia per debolezza”.

Fin da piccola mia madre mi ha insegnato ad essere educata verso chiunque, è per questo che reputo la gentilezza un valore aggiunto che mi piace difendere a dispetto di tutto, probabilmente perché è un sentimento presente in me e ben saldo nel mio DNA.
Tuttavia al giorno d’oggi sembra che se non si è disposti ad arrabbiarsi o a battere i pugni, non si possa ottenere nulla. Ammetto che la cosa mi sconcerta parecchio. Credo che un gesto semplice ma cortese possa racchiudere un gran potere, sicuramente più di quello contenuto in un tono di voce decisamente alto e spesso fuori luogo. Tuttavia sempre più gente si ritiene forte ad attaccare il prossimo a sproposito.
Continua a leggere “Atti di gentilezza”

Facciamo una torta?

Il cibo non è mai solo nutrimento fisico.
Chi si mette ai fornelli trasmette sempre anche qualcosa di sé e dei suoi sentimenti: un piatto di pasta in bianco poggiato rumorosamente sulla tavola, un panino ben incartato per merenda, una cenetta a lume di candela, raccontano molto dello stato d’animo di chi li prepara.
Questo vale ancora di più quando parliamo di dolci. In molte culture un dolce donato rappresenta un vero e proprio gesto d’amore. Che sia il biscotto bruciacchiato offerto dalle mani imbiancate di farina di un bambino o la torta elaborata per una festa a sorpresa; che sia il pasticcino offerto per fare pace o per consolare una delusione amorosa, il ricordo di un dolce donato ci regala sempre anche un po’ di tenerezza. Continua a leggere “Facciamo una torta?”

Carnevale 2020

Katiuscia era orientata alle cose belle del mondo.
Partiva dalla mattina in cui si godeva l’inizio della giornata, guardando la natura che iniziava a svegliarsi tramite l’apertura del cielo e proseguiva per tutto il giorno. Faceva caso alle piccole cose che la facevano star bene.
Credeva che come tante pratiche, anche il notare le piccole cose andasse sviluppato tenendosi in allenamento.
Molti anni fa partecipò ad un carro di carnevale…le rimase sempre il ricordo delle belle sensazioni ed emozioni che l’accompagnarono durante le sfilate.
Era un po’ di tempo che pensava a questo…ma come qualcuna diceva spesso “Nulla capita per caso”.
Era approdata alla partecipazione del carro di carnevale di Borgomeduna “Borgo Magico,” attraverso una persona che non era del quartiere di appartenenza, ma che aveva quella magia che serviva per emozionarsi.
Dall’inizio Katiuscia era combattuta fra la scelta: “Sarò uno gnomo o una fatina?”
Era stato difficile decidere, i costumi le piacevano moltissimo ma prevalse la parte femminile che c’era in lei e quindi: “FATINA FU” 🙂
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La nuova frontiera dell’arte

La nuova frontiera dell’arte.
Le conseguenze del Covid-19 sono state e saranno epocali.
Sia per il loro impatto economico, che in questo momento sembrano le più gravi, sia per quelle sociali e di costume che ci sono modificate e si modificheranno nei prossimi mesi con risvolti solo in parte prevedibili.
Abbiamo dovuto modificare le nostre vite ed adeguarle alle nuove sfide. Tra le più pesanti vi è certamente l’isolamento sociale. Mitigato solo in parte dalla tecnologia che ci supporta e ci fa sentire meno “soli”.
Abbiamo scoperto le videochiamate, le riunioni via web, la scuola virtuale e molte altre forme di nuova socializzazione.
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Per 10 minuti (pensieri e recensione)

Il tempo regalato

Nella vita di tutti i giorni, tra mille impegni, corse per riuscire ad incastrare tutto, non sempre si ha il tempo per fare quello che si desidera. La lista di libri da leggere, film da vedere, posti da scoprire e persone da sentire si allunga sempre di più.
In questo periodo, per molti di “pausa” dalla propria quotidianità, si può tentare di far buon uso del molto tempo libero che si è venuto a creare. Finalmente si può iniziare quel corso di lingua online la cui idea era nata tanto tempo fa. Può essere l’occasione di sperimentare quella ricetta che avevamo salvato in attesa di avere un week end più lungo. Finalmente quel libro che desideravamo leggere e che giace sopra il nostro comodino, verrà sfogliato e se è fortunato verrà pure letto.
Ci sarà chi riscoprirà le persone del proprio nucleo familiare.
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La fioritura dei ciliegi

La fioritura dei ciliegi
“Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna”

… così recita un bellissimo haiku del poeta Yosa Buson (1715 – 1783) e mi sembra un bellissimo modo per iniziare questo articolo che parla proprio di ciliegi. Scopro per caso che in Giappone, quando questi meravigliosi alberi fioriscono, tutta la popolazione si mobilita per ammirarli, provocando vere e proprie migrazioni di milioni di giapponesi dalle loro città verso le sessanta località più famose del Paese.
Ammetto di trovare la cosa piacevolmente curiosa e decido così di documentarmi per sapere quante più cose sull’argomento.
Leggo che in Giappone tutti impazziscono per l’hanami, che in giapponese significa “l’atto di osservare i fiori”, per loro un vero e proprio rituale volto a valorizzare questa poetica fioritura.
Hanami è anche un grande evento sociale per passare del tempo insieme e conoscersi meglio mentre si consuma un sostanzioso pic-nic all’ombra dei ciliegi fioriti.
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Lo spacciatore di libri

Cosa succede se in un quartiere chiude una libreria? Perché ci preoccupiamo tanto visto che i libri si possono acquistare tranquillamente on-line?
In Italia centinaia di librerie hanno chiuso negli ultimi dieci anni: la concorrenza dei siti internet, i libri digitali, la crisi economica e gli alti costi di distribuzione sono fra le cause di questo fenomeno, ma il problema principale rimane il continuo calo dei lettori. Dagli ultimi dati emerge che solo il 40,5 per cento della popolazione legge almeno un libro all’anno, con grosse differenze tra il Nord e il Sud. Se, ad esempio, in Friuli-Venezia Giulia si arriva al 50,6 per cento, in Campania si è fermi al 27,5.
Eppure, in questo quadro sconsolante una buona notizia c’è e arriva proprio dalla Campania. Una decina di anni fa un ragazzo di vent’anni, Rosario Esposito La Rossa, dopo aver rilevato una storica casa editrice napoletana, la “Marotta e Cafiero”, decide di trasferirla a Scampia dove, assieme alla moglie e all’Associazione “Voci di Scampia”, apre anche una libreria e la chiama “Scugnizzeria”.
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Le tre grazie

Dalle origini a Botticelli e Raffaello fino a Canova e Foscolo.
L’uomo, da secoli, ha sempre cercato di raffigurare e rappresentare in qualche modo le virtù e gli stati d’animo dell’uomo.
Oggi vi parleremo della raffigurazione della “gioia di vivere, della felicità e della prosperità”, che nell’arte vengono rappresentate da “Le tre grazie”.
Il loro mito nasce più di duemila anni fa, nella antica Grecia, come rappresentazione delle tre figlie di Zeus e della ninfa Eurinome.
Agla “splendore”, Eufrosione “gioia e letizia” e Talia “prosperità”, sono raffigurate da tre donne nude, la figura centrale posta di spalle e le due laterali in modo simmetrico.
La raffigurazione senza veli non ha la volontà di amplificare l’eros ma è vista come simbolo della perfezione e dell’armonia attribuite al corpo femminile. Molti gli artisti che si sono cimentati con questo tema; noi per brevità ci soffermeremo solo su alcuni di essi, i più rappresentativi.
Le prime opere risalgono all’antica Grecia e sono opere spesso incomplete e parziali, quasi sempre copie romane di epoca successiva. Solo dopo il medioevo la tematica riprende vigore nell’arte italiana; tra le tante citiamo la “primavera del Botticelli” (1477-1482).
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La forza del mare

Che dire, chi il mare ce l’ha dentro sa che è veramente cosi. Quando pensiamo di incontrare scogli insormontabili, che la vita ci pone davanti all’improvviso, ci diamo pervinti, molliamo le redini e ci lasciamo andare senza lottare, senza darci nemmeno la possibilità di combattere e di far vedere a tutti, ma soprattutto a noi stessi, che c’è una forza immensa dentro ognuno di noi.
Quella forza che ci permette di vedere il sole oltre le nuvole. La stessa che ci fa riappacificare l’anima, quella che riapre il cuore e lo mette a disposizione anche degli altri.
Perciò quando la vita sembra che ci volti le spalle prendiamo esempio dal mare: in continua lotta con le sue onde increspate. Osserviamolo: sia esso calmo e leggero o arrabbiato e in tempesta, mille emozioni verranno alla luce! Sforziamoci di scorgere l’infinito oltre all’orizzonte e permettiamo ai nostri pensieri negativi di perdersi nell’eternità del tempo e, se ci riusciamo, prostriamoci innanzi a lui, chiediamogli il nostro miracolo e mettiamoci in ascolto…sicuramente ci risponderà!!

Genny Marchesan

Nei nostri luoghi

Nei nostri luoghi

Scrivere è un atto di esplorazione. Mettere una parola dopo l’altra può servirci a trovare strade poco battute, slanci inattesi, fuggire da ruoli e imposizioni, alla ricerca di nuove identità o per riconciliarci con noi stessi.
A partire da un corso di scrittura in un istituto oncologico, dieci donne caparbie, spiritose, amare, sempre lucide, decidono di affrontare sulla carta destini non semplici, speranze deluse, dolori taciuti e gioie improvvise.
Una raccolta di ampio respiro, onesta e appassionata fatta di riflessioni, ricordi e storie compiute dove si affollano gli incontri, le attese, glia amori e soprattutto i luoghi, smarriti e ritrovati.
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Siamo onde dello stesso mare

*“Adesso siamo a casa.

È portentoso ciò che succede

E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano.

Forse ci sono doni

Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo.”

In questo tempo strano ognuno può scegliere se tirare fuori da sé tutto il peggio o tutto il meglio. Può decidere di far finta di niente e andare lo stesso in centro per l’aperitivo, può svuotare gli scaffali del supermercato o andare a sciare oppure può assumere comportamenti responsabili e solidali. Fondamentalmente, è quando la vita si fa dura che i buoni cominciano a distinguersi.

Non è facile far fronte ad emergenze che coinvolgono tutta la società ma qualcuno ha la sensibilità di capire che anche nell’emergenza non siamo tutti uguali e si attiva per dare una mano a chi ha difficoltà maggiori dettate dall’età o dalla condizione fisica.

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Gianni Rodari e favole al telefono, un vaccino contro l’isolamento

Succede che un giorno, quasi all’improvviso, ti trovi tra le braccia un fagottino e, questo sì all’improvviso, diventi una mamma, diventi un papà.
Sul fatto che lo diventi e non lo sei improvvisamente, si potrebbe scrivere a lungo.
Fatto sta che la tua infanzia, benché finita da tempo, nello stesso istante affiora sotto forma di polle di filastrocche, racconti, ballate, conte e ninna nanne.
Gianni Rodari è l’uomo di questa infanzia, ed è lo scrittore che ha reso letteratura l’infanzia dei cuccioli d’uomo.
Esplicitare e allo stesso tempo rendere immortale il procedimento analogico dei bambini, consacrare al per sempre il gusto dell’invenzione e stupirsi dell’arte della spontaneità con cui i bambini costruiscono i personaggi e le loro storie: a questo è dedicato l’anno Rodariano, a cent’anni dalla nascita di questo poeta del fanciullo che tutti noi siamo.
>!—more—>Non c’è quindi da stupirsi se tante e ovunque sparse sono le iniziative per celebrare l’aedo della fantasia: https://100giannirodari.com/ è la piattaforma dove trovare quella più adatta a noi e se poi avessimo nostalgia dei suoi libri Frankie hi-nrg mc, Matteo Bussola, Luciana Littizzetto e Marco Missiroli firmano la premessa alla nuova edizione rispettivamente di Grammatica della fantasia, C’era due volte il barone Lamberto, Filastrocche in cielo e in terra e Favole al telefono.
Che le storie potessero salvare dalla peste lo sapeva bene anche Giovanni Boccaccio; che le storie potessero oltrepassare le norme contro il contagio è cosa dell’epidemia 2.0.
Per i bambini che volessero una favola al telefono, dal giovedì al sabato delle prossime settimane fino al 21 marzo sarà la squadra di Damatrà a organizzare le letture prenotate al numero 3474492414 (dal lunedì al venerdì 9.00-17.00 a partire dall’11 marzo).

Elisa Parise

Con un cenno della mano

La musica parte ritmata.
I bambini entrano tenendosi per mano e formando una catena umana, metafora di quel tema che li accompagna in questo anno scolastico: quello del filo.
Il serpentone si snoda a zig zag nella piccola palestra fino a formare delle file ordinate.
Noi battiamo le mani a tempo.
Improvvisamente silenzio.
I bambini si siedono tutti. Tutti tranne uno, che la maestra fa rialzare con un cenno della mano.
E’ una bimba, piccina, prima elementare. Un paio di occhiali rossi, un cappello da Babbo Natale ed un paio di guanti bianchi come tutti gli altri.
Poi, piano inizia la musica e alcuni bimbi si alzano; per un piccolo istante molti non capiscono.
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Elogio del difetto

Non si discute, i difetti hanno un fascino inspiegabile.
Certo la perfezione ha sicuramente un suo charme, niente da dire, ma l’attrazione che abbiamo per il dettaglio che stona resta il caposaldo della teoria che da secoli domina sul concetto di magnificenza e cioè che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.
Viviamo in una realtà che ha preso troppo spesso il pessimo vizio di camuffare le lacune, spacciandole, a volte, per meraviglie, arrivando al punto di convincerci che il fumo sia meglio dell’arrosto.
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La lettrice Vis a Vis

Piazza Carignano è uno degli angoli più suggestivi di Torino: chiusa al traffico, avvolta e scaldata dalla facciata rossa e ondulata dell’omonimo Palazzo, è sempre affollata di turisti che entrano ed escono dal vicino Museo Egizio.
Lì può capitare di vedere arrivare in bicicletta e con un carretto pieno di libri, una bella signora con un buffo cappello che si ferma e si siede all’ombra di un parasole di pizzo bianco.
Si chiama Chiara Trevisan e di mestiere fa l’artista di strada.
È una performer, un’attrice, ma soprattutto è la lettrice “vis-a-vis”.
A chi si avvicina, Chiara propone di scegliere, tra le tante contenute in una scatola di legno, cinque frasi che colpiscono.
In base alla scelta e ad una breve conversazione, si mette alla ricerca, fra i libri che ha portato con sé, di un brano, un passo, una poesia o un racconto che possa aiutare la persona che ha davanti a ritrovarsi nelle parole scritte e a vedere le cose da un altro punto di vista, originale e inaspettato.
E legge queste pagine solo per lei, “vis-a-vis”, appunto.
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Non smettere mai di sognare

Bastian stava scappando da un gruppo di ragazzi che frequentavano la sua stessa scuola.
Per nascondersi da loro, entrò in una vecchia bottega gestita da un anziano signore.
All’interno, l’unica fonte luminosa proveniva dalla luce delle candele che illuminavano gli scaffali colmi di libri, dando a quel posto un senso di pace.
In quel silenzio quasi mistico, un antico manoscritto risaltò agli occhi del giovane.
Lo prese ed una volta aperto, venne catapultato in un mondo magico chiamato “Fantasia,” popolato da creature fatate, draghi e folletti.
Ma una strana malattia stava distruggendo la loro terra.
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Bella dentro

Un giorno di poco tempo fa, stanca come sempre per i mille impegni che mi accollo più o meno volontariamente, comincio a lamentarmi della giornata, delle fatalità, del fatto che l’ingratitudine e l’indifferenza regni sovrana.
Improvvisamente, una persona lì vicino mi prende le mani tra le mani, mi fissa negli occhi con prepotenza e mi dice “tu sei UNA BELLA PERSONA, hai un cuore grande, disponibile.
Devi essere fiera di questo!” mi dà un bacio sulla fronte e se ne va.
Alta, bionda, occhi azzurri, non ho mai odiato il mio fisico non propriamente da top model, non mi sono mai truccata troppo ne speso soldi a fare mille trattamenti ai capelli.
Quando li ho persi ho lasciato che la gente vedesse questa mia fragilità senza coprirmi la testa, non ho mai nascosto i lividi o le botte.
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Leggere, la mostra di Steve McCurry

Sicuramente una mostra da non perdere quella del fotografo Steve McCurry intitolata “Leggere”, in programma fino al 13 aprile 2020 all’Arengario di Monza.
Si tratta di un’esposizione di 70 immagini, dedicate alla lettura, realizzate dall’artista americano in quarant’anni di carriera e che comprendono la serie che egli stesso ha riunito in un volume, pubblicato come omaggio al grande fotografo ungherese André Kertész, uno dei suoi maestri.
Gli scatti raffigurano persone da tutto il mondo, intente nell’atto di leggere; immagini che descrivono attimi profondi ed intimi e raccontano l’amore per la lettura, una passione universale che tocca da vicino chiunque perché capace di accomunare il genere umano.
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L’ alternativa c’è

 La tecnologia può aiutare?
Per ogni problema ambientale e sociale esiste una soluzione e la tecnologia, anche in questo caso, può risultare l’arma vincente.
Esistono infatti molte applicazioni gratuite e accessibili a tutti, applicazioni che non puntano al lucro ma che rispondono alla finalità di evitare che cibo ancora commestibile venga gettato.
Ne elenchiamo alcune ma sicuramente ne esistono altre o comunque in un futuro non molto lontano ne nasceranno diverse con lo scopo di aiutarci a risparmiare e a gestire meglio le nostre dispense.
Da qualche mese è arrivata in Italia Too Good To Go, una app che permette di scegliere ed acquistare con il 70% di sconto una Magic Box (pacchetto sorpresa) che si potrà poi ritirare in negozio durante gli orari di apertura.
All’ iniziativa aderiscono negozi di alimentari, mense, gastronomie e ristoranti, preparando nelle scatole cibi ancora “troppo buoni per essere buttati”.
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I calzini spaiati

I bambini, si sa, sono speciali e dalle loro meravigliose testoline nascono le idee migliori, ma senza il supporto di adulti che credano in loro, molte cose non sarebbero possibili.
Ho la fortuna di conoscere varie maestre e grazie ad una di loro, Sabrina, ed ai bambini della Scuola Primaria di Terzo di Aquileia, è nata “ La Giornata dei Calzini Spaiati”.
Finalmente ogni calzino può scegliere con chi essere abbinato, non per forza con un suo simile, anzi più spaiata è la coppia più il divertimento è assicurato!
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Il pittore della felicità

«Per me la pittura esprime la gioia di vivere: tutto ciò che di bello ci circonda io lo voglio fissare sulla tela. Dipingere per me è quindi gioia immensa, divertimento». Pierre-Auguste Renoir

Tra i molti artisti del passato e che hanno avuto il privilegio di rimanere immortali grazie al loro estro e la creatività vi è Renoir.Nato a Limoges, in Francia, Pierre-Auguste Renoir (1841–1919) è considerato il pittore della felicità per i temi sviluppati nel corso della sua vita nelle sue innumerevoli opere.
Proveniente da una famiglia estremamente povera, fin da piccolo evidenziò il suo estro artistico.
Renoir, infatti, era molto portato per il canto, tanto da attirare l’attenzione del maestro Charles Gounod che, oltre ad offrirgli lezioni gratuite, si prodigò per farlo entrare nel coro dell’Opéra.
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Venice Calls

“Venice Calls” è una associazione nata nel 2018 a Venezia il cui scopo è quello di salvaguardare e tutelare la città attraverso giornate di mobilitazione orientandosi principalmente alla pulizia delle calli e alla rimozione dei graffiti dai muri al fine di prevenire il degrado.
Fautori dell’iniziativa, un gruppo di sette giovani veneziani che hanno collocato la loro sede a Campo Santa Margherita.
La maggior parte delle persone che aderiscono a queste attività sono sono studenti sebbene vi siano anche pensionati, negozianti o professionisti che, innamorati della propria città ritagliano dal loro tempo alcune ore per collaborare a rendere Venezia sempre accogliente.
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Donne fantastiche e dove trovarle

La luce artificiale del salone rifletteva negli occhi delle ragazze che avevano dato vita alla serata.
Quasi fosse stata studiata, la luminosità di colei che aveva gli occhi color del ghiaccio d’inverno, si fondeva in maniera stupenda con quelli profondi come la notte della persona seduta al suo fianco.
Sembrava di trovarsi in un posto di pace e tranquillità.
Il suono degli archi riempiva la sala nel silenzio incantato degli spettatori che stavano osservando.
Ma fu quando la prima ragazza prese la parola, che la magia della serata ebbe inizio.
Non era più la luce o il suono degli strumenti che accompagnavano i racconti a farla da padrona, ma il viso.
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Pensieri positivi per tutti? Si, con “Quelledeibigliettinigialli”

Prima ancora di iniziare la nostra chiacchierata, Veronica mi porge una scatoletta: “Scegli un bigliettino“. Pesco a caso – o forse no? – un biglietto giallo piegato in due, lo apro e leggo: “Il meglio deve ancora venire!”. Impossibile non sorridere, ed è proprio questa la reazione di chi legge i bigliettini gialli che queste ragazze disseminano un po’ovunque: per strada, nei bar, negli uffici ma soprattutto negli ospedali, nelle sale d’attesa, negli studi dei medici. Insomma, nei luoghi dove c’è più bisogno di pensieri positivi.

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