Segni particolari: lettrice compulsiva

Ebbene sì, lo confesso: faccio parte di quella categoria di persone che, sebbene abbiano una pila di libri ancora da leggere, non resiste all’impulso di entrare in libreria. Ma solo per dare un’occhiatina, s’intende! Salvo poi uscire con almeno un libro in mano e la scusa pronta.
“Hai comprato ancora libri? Con tutti quelli che hai ancora da leggere?“
“Eh, ma questo mica ce l’avevo!“ sguardo candido e sorriso smagliante, mentre custodisco sotto braccio il mio nuovo trofeo.
Ad un adoratore di carta e inchiostro potete chiedere tutto ma non di partire senza un libro. Anzi, lo confesso: è la prima cosa a cui penso quando devo fare la valigia.
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Il rumore di un pensiero

È esperienza comune, quella dell’ascoltare i rumori dei propri pensieri: c’è chi ne parla come un ronzio, quel famoso rumore che ci accompagna, instancabile, e che sta in uno strato sottile sotto di noi: quel poco che basta per guardarlo senza poterlo toccare.
Se per alcuni questo accompagnatore (che sia di buona o di meno gradita presenza) è facilmente riconoscibile, per altri è davvero un mistero: ci sono momenti di vera e propria tempesta, più che di un ronzio si parla di un groviglio di rumori che sommergono completamente ogni possibilità di capirli, di ascoltarli.
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Cane da coccole

Me lo ricordo bene quel giorno: era fine novembre, fuori faceva un gran freddo e io giocavo con i miei fratelli a rincorrere la mamma.
Non li avevo mai visti prima, ma quando loro sono arrivati ho capito immediatamente che non erano entrati semplicemente dalla porta, ma direttamente nel mio cuore.
Hanno dispensato carezze in grande quantità e senza distinzioni, ma lo sentivo che avrebbero scelto me…
Sono stata la più monella di una cucciolata imprevista, meticcia figlia di meticci: oggi sono 35 chili “di pelo” dall’animo dolcissimo.
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Consigli di lettura: L’uomo che portava a spasso i libri di Carstenn Henn

Nonostante i suoi settantuno anni, ogni giorno il libraio Carl Kollhoff parte per il suo “giro”; infatti è addetto alla consegna a domicilio dei libri ordinati dai suoi clienti più speciali. Lettori voraci che sono diventati suoi amici e che lui chiama come i personaggi dei grandi classici della letteratura: da Mr Darcy, un vecchio cliente che vive da solo in una grande villa, al dottor Faust, che legge solo saggi storici, passando per Jane Eyre, la signora Calzelunghe, Ercole e molti altri. Ma una sera, durante il suo percorso attraverso il centro della città, sbuca al suo fianco una bambina dai ricci scuri, col viso pieno di lentiggini. Continua a leggere “Consigli di lettura: L’uomo che portava a spasso i libri di Carstenn Henn”

Paco

Paco è un clown di resina colorata trovato su una bancarella di un mercatino dell’antiquariato. I suoi occhi facevano capolino in mezzo a stampe, libri, specchi, medaglie, cornici e tessuti. L’ho amato all’istante e l’ho comperato anche se credo sia stato lui a trovare me e non il contrario.
Così, da più di vent’anni mi fa compagnia e vive sospeso, attaccato al soffitto della mia camera.
Con le mani tiene ben stretta la corda, non sale, non scende, a volte si lascia dondolare. Aggrappato alla sua corda, come un naufrago ad un salvagente, mi fissa. A volte ho l’impressione che oltre ad osservarmi voglia parlarmi, o che sorrida e mi faccia l’occhiolino. Altre volte, sotto il cerone, che nasconda una lacrima.
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Greg Goya e il messaggio della sua Fast Art

Una domanda e una sola risposta per ognuno di noi: “Potendo scegliere, con chi vorresti condividere questa panchina?”. Mi imbatto per caso in un video che raffigura una panchina bianca ed una scritta rossa: è questa la domanda che Greg Goya, un artista torinese, ha deciso di porre in una delle sue ultime opere, una panchina appunto realizzata, in collaborazione con la Venaria Reale di Torino, per esortare i passanti a scriverci sopra il nome della/e persona/e che più vorrebbero accanto. Un vero e proprio invito a guardarsi dentro e a condividere le proprie emozioni, quello rivolto da Greg a coloro che si sono imbattuti nella sua iniziativa. Continua a leggere “Greg Goya e il messaggio della sua Fast Art”

Lucille

Lucille è il nome che, indelebilmente, ha accompagnato le chitarre e la carriera di B.B. King, uno dei più grandi chitarristi non solo della storia del blues, ma in generale della storia musicale mondiale. Sono molti infatti i musicisti famosi che hanno coltivato la loro passione per la musica partendo proprio dai suoi brani ed assoli.
A questo nome è legato un aneddoto che riguarda la vita del talentuoso chitarrista B.B. King (all’anagrafe Riley B. King, Itta Bena 1925/2015): in quel periodo, l’artista suonava in un locale in Arkansas che, come molti locali dell’epoca, aveva come “impianto di riscaldamento” un semplice bidone alimentato da kerosene. Una sera, a causa dello scatenarsi di una rissa, il bidone si rovesciò incendiando in breve tempo il locale. Continua a leggere “Lucille”

Consigli di lettura: La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli

Una storia vera, quella dell’autore, Daniele Mencarelli, che convive con una sensibilità tanto forte da portarlo a cercare salvezza nell’alcolismo. Già, perché il suo malessere prima aveva trovato sfogo in ben altre strade, incluso un tentativo di suicidio in tandem con la madre.
La storia è una delle tante, o perlomeno rappresenta le tante storie di tante famiglie. La sofferenza è viva e profonda la solitudine, di Daniele, dei suoi genitori, dei suoi fratelli. Che sia la poesia a salvarlo, anche questo può sembrare un cliché: Davide, l’amico poeta, lo raccomanda al Bambin Gesù di Roma come operatore in una squadra di pulizie presso la cooperativa che gestisce il servizio.
Ma è l’orgoglio che Daniele estrae dal profondo del suo essere e soprattutto il dolore con cui entra in profondo contatto a salvarlo veramente. Toc-toc, il bambino che lo aspetta dietro al vetro della finestra per salutarlo come cornuto, è quello sguardo che lo tocca fino all’ Continua a leggere “Consigli di lettura: La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli”

Tutto il mio mondo

Ricordo ancora quell’ambiente caldo, dove mangiavo e riposavo tutto il giorno. Al mio fianco c’erano i miei fratellini, che erano molto più ansiosi di me di scoprire il mondo e quando decisero di esplorare nuovi orizzonti, mi trovai molto contrariata. Così quando arrivò il mio turno, invece di sporgere il viso fuori, mi girai e appoggiai le natiche su quel piccolo uscio per dimostrare tutta la mia indignazione. Dovetti resistere con tutta la mia forza per non farmi risucchiare dal vortice, tanto che il mio culetto rimase incastrato.
“Ops. Ora cosa faccio?” mi domandai. “Ehi, mi stanno toccando il sedere”. Pensai subito dopo, in quanto sentii che qualcosa mi aveva afferrato e piano piano mi stava tirando a sé.
“Ho detto che non voglio!! Io sto bene qui!” tentai di urlare, ma a quanto pare nessuno mi sentiva.
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Maglioncini per pinguini

Mi sono imbattuta in un progetto che trovo veramente meraviglioso, messo a punto da un’associazione: la Penguin Foundation. Quest’ultima si occupa di raccogliere dei fondi per sostenere e sviluppare l’ambiente naturale di Philip Island, un’isola situata nello stato di Victoria, in Australia. In particolare, i finanziamenti sono destinati alla protezione della flora e della fauna presente su questo territorio, attraverso attività di ricerca, conservazione ed educazione.
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Persona di sole, persona di luna

A  lei, persona di sole, piace cantare. A lui, persona di luna, piace scrivere. Lei, sole, si entusiasma quando un’ape si poggia, dolcemente, sul suo fiore preferito: la margherita. Lui, luna, ha sempre pensato che le persone in treno siano affascinanti: a volte gli piace incrociare lo sguardo, ma solo quello, con qualcuno di loro. Quando qualcosa la tocca particolarmente, si prende la libertà di piangerci su. Quando qualcosa lo ferisce, si chiude e tira fuori la chiave solo se qualcuno bussa alla porta. Continua a leggere “Persona di sole, persona di luna”

Consigli di lettura: L’uomo del treno

Si può spiegare la Shoah ai bambini?
Fabrizio Altieri lo fa tramite l’intraprendenza di Giuliana e l’amore di Pietro, con parole semplici e cercando di far capire come una tragedia così grande non abbia però cancellato la speranza dai cuori.
Un libro carico di emozioni e sentimenti, semplice e immediato, che non nasconde la storia ma la spiega anche ai più piccoli.

Marta Santin

Tempo, comunque vadano le cose lui passa!

In questi giorni ho ascoltato un’intervista in cui si parlava del QUI ed ORA, un concetto che spesso ci sfugge perché siamo proiettati a preoccuparci per il futuro o rimuginiamo su ciò che è stato in passato.
Come i granelli di sabbia che inesorabili passano dentro una clessidra, così il tempo ad un certo punto della vita sembra pestare sull’acceleratore.
Quando eravamo bambini l’anno scolastico sembrava eterno, poi con il passare degli anni la percezione cambia radicalmente, e all’improvviso tutto inizia “a correre”.
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Gli inseparabili: il simbolo dell’amore nel regno animale

Si chiamano proprio così, “gli inseparabili”. Sono dei pappagalli originari dell’Africa, dalle piume colorate di tonalità diverse che vanno dal verde, al blu, al giallo e al rosso. Sono animali dal carattere particolare: sono molto socievoli, vivaci e affettuosi. La loro peculiarità è che sono in grado di instaurare forti legami di amore e di amicizia tra di loro. Infatti, il loro nome in greco è “Agapornis”, ovvero “uccelli che si amano”. Continua a leggere “Gli inseparabili: il simbolo dell’amore nel regno animale”

La mongolfiera

Luca stava camminando da parecchie ore lungo il sentiero che l’avrebbe portato fino al bivacco dove aveva destinato di trascorrere la notte. La temperatura era perfetta per camminare di buona lena durante una giornata d’autunno. Il bosco era uno spettacolo di colori intensi, così potentemente accesi da abbagliare lo sguardo e lasciare senza fiato. Per un istante si soffermò ad ammirare quella strepitosa meraviglia, frutto dell’infinita generosità della natura, e pensò alla fortuna di poter assistere ad una tale rappresentazione della potenza del creato. Era un luogo perfetto per dimenticare, per distrarre l’attenzione dai pensieri sgraditi che lo attanagliavano. Proseguì attraversando un tratto di pineta, fino a sbucare su un pianoro leggermente digradante verso valle, anticipo dell’ultima asperità che lo attendeva prima di raggiungere la mèta. Volse lo sguardo ad oriente e, con estremo stupore, quasi con un moto di estatico timore, vide volare poco sopra la propria testa una stupenda mongolfiera. Continua a leggere “La mongolfiera”

Sisu: un sussurro che vale come un ruggito

Sono tante le parole scandinave entrate nel nostro vocabolario e che anche noi abbiamo cercato di rendere quotidiane. Vi ho già parlato in un altro articolo dello stile danese Hygge, che prevede la ricerca dell’armonia attraverso la condivisione con gli altri. Oggi invece vorrei trattare un altro termine nordico, stavolta finlandese, molto interessante: Sisu. Una parola dal suono dolce ma dal significato molto forte. Ma cosa vuol dire “Sisu”? Letteralmente si traduce con “fegato”, o “intestino”, e significa “avere coraggio”, nella cultura finlandese questa parola assume però sfumature più ampie. Sappiamo bene quanto trovare la volontà dentro di sé per andare avanti, nonostante tutto, è fondamentale. Continua a leggere “Sisu: un sussurro che vale come un ruggito”

Pigiami si ma con stile

Finalmente questa lunga giornata è finita, non proprio la mia giornata ideale direi, anzi tutt’altro, ma fortunatamente anche le giornate peggiori hanno un lato positivo: finiscono.” Mentre infilo sospirando il mio pigiama di Lilly e il Vagabondo, un altro pensiero mi colpisce.
La vita è troppo breve per indossare un pigiama noioso.
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Non ci sono ingiustizie nel termine “persone”

Non c’è alcuna ingiustizia nel termine “persone” ma, come in una magia mal riuscita, se scindiamo il termine in uomini e e donne, improvvisamente tutto cambia.
Proprio così: pensateci. Se sei una donna improvvisamente ti sei gravata di compiti esclusivi che gli uomini non hanno. Roba forte del tipo: lavare i piatti, cucinare, pulire, stirare, occuparsi dei figli, insomma “robe da donne”. Sa di poco valore, meno principesco dell’analogo “l’uomo va a lavorare”. Come se spesso le donne non facessero entrambe le cose: un po’ più difficile che lo faccia l’uomo anche se, a fatica, ultimamente ci sono piccoli segnali di un lento miglioramento, su questo aspetto.
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La sindorme del Bianconiglio

Mi chiamo Alice e credo di avere la sindrome del Bianconiglio. Mi chiamo Alice e da sempre vivo nel paese delle meraviglie, penso a cento cose tutte insieme e la mia mente si perde tra le nuvole. Mi chiamo Alice e mi perdo spesso, ma non mi scoraggio mai. Mi chiamo Alice e inseguo un coniglietto bianco, sto correndo tra le mille idee e cose da fare che frullano nella mia testa. Mi chiamo Alice e corro, corro, corro e ho paura di essere tardi e… mi sto trasformando nel Bianconiglio! Sto vivendo con l’ansia del tempo che mi sfugge, che non basta, che mi sovrasta. Continua a leggere “La sindorme del Bianconiglio”

Carillon

I quattro cavalli colorati di un carillon volteggiano sopra il mobile con i cassetti con i gatti dipinti. Anche Paco li guarda sospeso e sorpreso con la sua corda stretta tra le mani. Nella stanza il silenzio è cancellato da una melodia che rasserena e diventa colonna sonora di sogni iniziati ad occhi aperti con la speranza di venire vissuti nel sonno. I cavalli si rincorrono, come le persone che si cercano, si sfiorano ma non si incontrano mai, sempre pronte a ripartire in cerca di un bacio mai dato, di un giorno mai vissuto, di un amore estivo che ha il profumo della crema solare. Continua a leggere “Carillon”

Befana a chi?

Si sa: l’Epifania tutte le feste porta via. Ma questo detto, all’orecchio di una che è nata il 7 gennaio, oltre a rivelare la sua superficialità, risulta piuttosto irriverente: ho smesso di contare le battute con cui la mia data di nascita è associata all’arrivo, forse in ritardo, della simpatica vecchina sulla scopa volante! Di per sé Befana non è una gran presa in giro: questo nome proprio deriva dalla storpiatura del nome della festa concomitante, Epifania appunto. La parola, di origine greca, indica la manifestazione, il rendersi visibile di una divinità che, per sua natura, non sarebbe visibile, un fantasma quasi. Continua a leggere “Befana a chi?”

Le liste

Chi di noi non ha una lista di cose da fare?
Ci sono persone che decidono per principio di non farla e io sento che ho un po’ di sana invidia verso di loro. Ma non averla, non fa parte di me. Le mie liste non sono mai vuote, se riesco a depennare qualche voce, subitissimamente la riempio con altro, ma soprattutto mi dedico alla compilazione della lista delle cose che VORREI FARE. All’interno di essa, inserisco posti che mi piacerebbe visitare, esperienze che vorrei fare, libri che sogno di leggere. Continua a leggere “Le liste”

Disconnessa

C’è un solo posto al mondo (anche se chiamarlo mondo mi fa sorridere), un solo tempo dentro il quale mi sconnetto davvero da tutto. Dove ho il diritto di non essere nulla, di non doverci essere per forza. Di mancare l’appello, di spegnere ogni connessione. Non esistere! Non ho mai avuto paura di volare: quella precaria sospensione mi è sempre sembrata una sospensione dalla realtà. Un posto che mi rende irraggiungibile da chiunque. LIBERA! Continua a leggere “Disconnessa”

Consigli di lettura: La supplente

Vi siete mai sentiti, almeno un giorno nella vita, Bridget Jones? Distratti, disordinati, impacciati, fuori posto? Anna Tosetti è così: trent’anni, qualche chilo di troppo, si destreggia tra mille lavori per arrivare alla fine del mese, combina pasticci ovunque vada e la sua ricerca del vero amore non sembra produrre gli esiti sperati.
Il suo più grande sogno è quello di insegnare, perciò, quando riceve una chiamata dall’istituto alberghiero Artusi per una supplenza annuale, è al settimo cielo. Continua a leggere “Consigli di lettura: La supplente”

Quando cade la neve

Adoro la neve, perché mi regala momenti di magia, vederla mi rasserena, regalandomi attimi di pura felicità. Svegliarsi la mattina, guardare fuori dalla finestra e trovare tutto bianco e candido è qualcosa di davvero incredibile: è come se ogni cosa andasse a rallentatore. Gli alberi colmi di neve sono splendidi, hanno la capacità di incantarmi, i sensi si fanno più acuti e nel silenzio riesco a percepire ogni cosa: l’uccellino che svolazza in cerca di cibo, la goccia che cade da un ramo per tuffarsi nel bianco soffice che pare zucchero a velo, i raggi del sole che si riflettono creando una luce quasi argentata. Tutto crea in me stupore. Continua a leggere “Quando cade la neve”

Babbo e la renna senza corna

Ci sono “Natali classici” e “Natali alternativi”.
Vi voglio raccontare un Natale speciale: sono trascorsi esattamente 20 anni, ma lo porto sempre nel cuore come un ricordo indelebile.
Ogni 25 Dicembre, come tutti, ho sempre trascorso la giornata in famiglia: mangiare, giocare a tombola, guardare vecchie foto, magari una piccola passeggiata per poi sedersi nuovamente a tavola e riprendere dal punto in cui eravamo partiti.
Nel 2003 la mia famiglia però si è allargata: un popolo di nasi rossi è entrato a piedi pari nel mio cuore, così quell’anno scelsi il “piano B”, un pranzo piuttosto veloce, e poi di corsa a preparare tutto il necessario, le immancabili trecce, la salopette a righe colorate con la borsa coordinata (gentilmente realizzate da mamma e nonna), qualche gioco di magia, palloncini e pompetta, ed essendo un giorno particolare, alcuni decori natalizi.
Continua a leggere “Babbo e la renna senza corna”

Natale 2050

Dicembre 2050. Natale si sta avvicinando, accompagnato dalla consueta e trepidante attesa, da parte di grandi e piccini, dell’arrivo dei regali tanto sognati. Essi saranno recapitati direttamente a casa, come avviene ormai da vent’anni a questa parte, dal famosissimo colosso Natalzon, il più performante brand di shopping on line al mondo; l’unico in grado di consegnare gli acquisti effettuati a meno di cinque minuti dall’invio dell’ordine. “Realizziamo i tuoi desideri prima ancora che tu possa sognarli”, il motto che echeggia come un mantra su tutti social media. Dal 2030 il brand del Natale è un’esclusiva di Natalzon, che ne ha acquistato i diritti a suon di miliardi di dollari. Basta un semplice click per inviare la propria letterina digitale e ricevere l’oggetto desiderato, con corriere prioritario, la notte tra il 24 e il 25 dicembre. Continua a leggere “Natale 2050”

Il mio amico fantasmino

Dylan si era svegliato presto quella mattina. Aveva appena cominciato le vacanze natalizie e non avrebbe rivisto i suoi compagni di scuola per due settimane, ma era contento lo stesso. Lui aveva un segreto che nessuno sapeva; ogni anno, qualche giorno prima di Natale, un piccolo fantasmino andava a trovarlo e rimaneva con lui a giocare tutti i giorni fino a quando Dylan non si addormentava. Lui era l’unica persona della famiglia che poteva vederlo tanto che la mamma credeva fosse l’amico immaginario che avevano molti bambini. In quei giorni, Dylan aveva scritto la sua letterina a Babbo Natale; quest’anno sotto l’albero avrebbe voluto trovare un gioco che aveva sempre desiderato. Continua a leggere “Il mio amico fantasmino”

I Grinch e i piccoli aiutanti di Babbo Natale

Ormai si sa, il mondo si divide in due persone: i Grinch che solo al sentire la parola Natale si chiudono in casa e si fingono morti pur di non vedere tutte quelle lucine, quella gente per strada che compra regali, alberi di Natale, Presepi e decorazioni di ogni tipo; e i Piccoli aiutanti di Babbo Natale, quelli che l’albero lo fanno il 3 Novembre, dopo i morti, per sentire già da subito l’atmosfera natalizia, quelli che hanno già fatto la lista dei regali a settembre, che decorano casa come fossero a Las Vegas, che sfornano biscotti dalla mattina alla sera, che comprano e impacchettano neanche lavorassero da Amazon.
Tra di loro ci sono io, quella che sta nel mezzo, come sempre. Continua a leggere “I Grinch e i piccoli aiutanti di Babbo Natale”

Un Natale al contrario

Siamo arrivati alla 44esima edizione della nostra amatissima Gazzetta del Sole e, per il numero di dicembre, il nostro inflessibile capo redattore dichiara: “il tema di questo mese sarà dedicato alle tradizioni legate al Natale, alle festività, al periodo dell’anno invernale. Buon lavoro a tutti”. Confesso che non sono proprio una fan dello scrivere a tema, io sono più tipa da ispirazione del momento e, tra l’altro il Natale, le leggende e le tradizioni non sono proprio il mio forte. Però vi posso raccontare quella che in effetti sta diventando una mia piccola tradizione. Continua a leggere “Un Natale al contrario”

Pandoro, panettone o panettoncini?

Fino a qualche anno fa la domanda che mi ponevo era semplice: pandoro o panettone? Eh… per una golosona come me non arrivava mai una risposta certa, dipendeva dal momento in cui mi veniva fatta la domanda. Perché, siamo sinceri: iniziavo a mangiare i dolci natalizi ad inizio dicembre e poi finivo immancabilmente poco prima di Pasqua. Quindi il periodo era talmente ampio che la scelta era influenzata dall’ultimo dolce mangiato. Se il giorno prima era pandoro, allora sarebbe stato il turno del panettone e viceversa. Non ho mai capito come succedesse che comprassi un solo dolce e poi me ne ritrovassi comunque la casa piena. L’importante è che non fossero troppo “strani”, la mia massima variazione sarebbe stata per il cioccolato a cui è difficile dire di no. Ma ultimamente mi ritrovo a vedere un sacco di panettoncini invitanti e la scelta si fa ardua. Perché la parola panettone finisce con one quindi grande, solo che quelli piccoli magari hanno delle piccole varianti. Grazie anche ai contenitori sempre più colorati e variegati, mi verrebbe voglia di assaggiare mille panettoncini. Ho avuto la fortuna di gustare materiale preparato con cura ed amore da un panificio a Scomigo che ormai non c’è più. Perché diciamocelo: l’amore dà sempre quel qualcosa in più ai prodotti ed in quel locale ce n’era tanto. Quest’anno deciderò di volta in volta di che cosa avrò voglia; riuscirò a stupire me stessa cambiando gusti o rimarrò la classicona?

Katiuscia Salmaso

Storia di un albero

L’origine dell’albero di Natale è un argomento piuttosto controverso e incerto. La sua origine più probabile è attribuita all’unione di più tradizioni e usanze pagane che si sono intrecciate tra loro. L’utilizzo di un albero decorato è attribuito sia ai romani che a molte popolazioni celtiche, con un significato simile. Per i romani era consuetudine regalare, alla fine dell’inverno, un ramo decorato di una pianta sempreverde come portafortuna. I celti invece utilizzavano delle piante aromatiche nei loro riti propiziatori, per l’arrivo della primavera, durante i festeggiamenti del solstizio d’inverno. Continua a leggere “Storia di un albero”

Consigli di lettura: Madre d’ossa di Ilaria Tuti

Quando Massimo riceve una chiamata nel cuore della notte e si ritrova in un bosco a cercare Teresa Battaglia, crede davvero che il suo commissario stia perdendo la sua battaglia con la malattia. Soprattutto quando la trova che sta abbracciando il cadavere di un ragazzo. Sa benissimo che quella è una scena del crimine e che Teresa l’ha contaminata. Sa che non dovrebbe trovarsi là. E fa ciò che non dovrebbe fare: decide di seguire l’istinto e tenerla lontana da quel crimine. E per farlo si fa aiutare dalla sua squadra: Parisi, De Carli, Parri, Alice… tutti coloro che Teresa ha conosciuto e che hanno deciso di sostenerla e amarla. Un altro capitolo con protagonista Teresa Battaglia, non più commissario effettivo ma donna che deve adattarsi a una nuova vita e a una malattia che prende sempre più piede.
“Un’indagine su me stessa, rifletté. Si senti fremere e riconobbe l’eccitazione per la caccia. Ma in quella caccia non poteva essere sola.”
Continua a leggere “Consigli di lettura: Madre d’ossa di Ilaria Tuti”

La notte più lunga che ci sia

Che tu sia del team panettone o che tu sia amante dello zucchero a velo sul pandoro, poco importa: è più facile credere a Santa Lucia che mettersi d’accordo sul dolce del Natale. Da Nord a Sud, da Est a Ovest sono tanti i bambini che aspettano la Santa a cavallo dell’asinello nella notte del 12 dicembre. Siracusana di nascita, avrebbe subito un cruento martirio durante le persecuzioni di Diocleziano, profetizzandone però la fine, assieme a quella dell’Impero, e la pace per la Chiesa cattolica. Oggi le sue spoglie si conservano nell’omonimo santuario a Venezia in Campo San Geremia, ma Siracusa ne custodisce alcune reliquie e una statua degna di menzione. Ed è certamente Siracusa il luogo dove la devozione popolare si fa sentire di più: la processione della statua il 13 dicembre di ogni anno porta le reliquie dal Duomo alla Basilica di Santa Lucia al Sepolcro per poi ritornare al luogo di partenza dopo una settimana. Continua a leggere “La notte più lunga che ci sia”

Il pastore transumante tra fiaba e realtà

Nel periodo natalizio vediamo molti pastori animare i presepi; sappiamo che nella vita reale essi sono schivi e di poche parole, tuttavia sarebbe bello conoscerli un po’ di più.
Incontriamo così il giovane pastore transumante Loris Carlet, di San Vendemiano(TV), che orgogliosamente ci rivela: “Tutto cominciò nel 2004, quando un pastore passò davanti casa in via Calpena a San Vendemiano e mi regalò un agnellino. Prendermi cura di lui mi appassionò al punto che l’anno successivo ne acquistai un altro, poi un altro, un altro ancora…
La passione che ho fin da piccolo per gli animali penso che me l’ abbia trasmessa mio nonno paterno Giovanni, classe 1912, che già nel 1938 pascolava le mucche e le pecore nella valle del Posocol di Cordignano.
Continua a leggere “Il pastore transumante tra fiaba e realtà”

Anche così sarà Natale

“Janet, sorella cara, sono le due del mattino e la maggior parte degli uomini dormono nelle loro buche, ma io non posso addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi avvenimenti della Vigilia di Natale. In verità, ciò che è avvenuto è quasi una fiaba, e se non l’avessi visto coi miei occhi non ci crederei. Prova a immaginare: mentre tu e la famiglia cantavate gli inni davanti al focolare a Londra, io ho fatto lo stesso con i soldati nemici qui nei campi di battaglia di Francia… e ora risulta che anche loro hanno i nostri stessi sentimenti”
Tom – soldato inglese Continua a leggere “Anche così sarà Natale”

Se tornassimo bambini?

Mi affascina sempre la discrezione con cui arriva il Natale: le persone, immerse nella corsa sfiancante verso i loro impegni, difficilmente se ne curano. I bambini, al contrario, si accendono ogni giorno un po’ di più: la neve, i regali a cui pensare, l’albero da fare, le tanto attese vacanze… È finalmente quel periodo! In molti li guardano con sguardo nostalgico, “A tornare indietro… com’eravamo spensierati anche noi…”, e frasi dello stesso colore oscillano nelle loro teste, ormai rassegnate al peso del tempo che passa, alla monotonia delle giornate tutte uguali. Continua a leggere “Se tornassimo bambini?”

La leggenda del calicanto, il fiore dell’inverno

“Era una giornata d’inverno. Un pettirosso, provato dal freddo e dalla stanchezza, vagava alla ricerca di un riparo. Ma tutti gli alberi che incontrava durante il volo si rifiutavano di ospitarlo, poiché scarni e privi di foglie. L’uccellino arrivò poi nei pressi di un calicanto che, vedendolo affaticato e sofferente, decise di offrirgli riparo tra le sue foglie gialle, cercando di scaldarlo come meglio poteva. Da lassù il Signore aveva notato il meraviglioso gesto e aveva deciso di ricompensare la pianta di calicanto facendo piovere su di essa un mare di stelle luccicanti e profumate. Continua a leggere “La leggenda del calicanto, il fiore dell’inverno”

Lenta la neve fiocca

Quando arriva l’inverno, la nostra mente corre veloce verso paesaggi da fiaba: il camino acceso, l’odore del marzapane, la neve che fuori cade lenta, imbiancando tetti e giardini. Anche se da parecchio tempo non siamo più abituati ad assistere alle grandi nevicate di una volta e a fare a gara con gli amici per il pupazzo più bello, tutti amiamo associare l’idea dell’inverno ai fiocchi bianchi che cadono. Due sono le ipotesi etimologiche che spiegano il significato della parola “neve”, derivata dal latino: la prima afferma che la radice del termine sia “snig-“, ovvero “essere umido”, la seconda che sia “snu-“, “scorrere”. Continua a leggere “Lenta la neve fiocca”

La Benandante

Mi chiamo Sara, ho sedici anni, e sono una benandante. Come mia nonna prima di me, come suo zio prima di lei, e come tanti altri di cui ai giorni nostri abbiamo perso la memoria. Pochi si ricordano di noi e ancora meno credono nella nostra esistenza. Eppure siamo qui, da secoli, a difendere il nostro fragile mondo da streghe, stregoni e demoni vari. L’eterna lotta fra il bene e il male. Siamo i “nati con la camicia”, coloro che vengono al mondo ancora avvolti dal sacco amniotico, e per questo dotati di poteri speciali. Mia nonna nacque nel primo dopoguerra a Sedrano, un paesino di campagna del Friuli occidentale. Continua a leggere “La Benandante”

Consigli di lettura: The Turnglass di Garreth Rubin

Appena scoperta l’uscita in contemporanea mondiale di questo libro lo ho subito preordinato, seguendone le varie anteprime sui social.  Un libro tête- bêche, tanto caro agli editori del XIX secolo. Un libro che è insieme due libri, due storie che si intrecciano da loro. Leggi il racconto e una volta letto la storia che finisce  a metà libro, capovolgilo e leggi la storia dall’altro lato. Poi all’improvviso una sfida: “ i più impavidi tra i lettori potranno anche provare a leggere i due racconti un capitolo per lato”. E io chi sono per non accettare la sfida?? Una storia che si intreccia con un’altra e che ti tiene incollato alle pagine dall’inizio fino all’ultima riga. Continua a leggere “Consigli di lettura: The Turnglass di Garreth Rubin”

Un italiano a Varsavia

Il centro di Varsavia fu completamente distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una volta terminata, si pose il problema di come ricostruirlo. I polacchi scelsero, anche in segno di rivincita, di ricreare orgogliosamente la propria storia, quella che la guerra stava per cancellare. Si pose chiaramente il problema di come farlo e qui entra in scena, e utilizzo appositamente il termine “scena”, un signore veneziano deceduto a Varsavia nel 1780.
Bernardo Bellotto, nasce a Venezia nel 1722, in una calle piuttosto povera. Fu uno, se non il massimo, esponente del vedutismo. Tra i primi a utilizzare una rudimentale fotocamera, una scatola con il buco che permetteva di ottenere delle immagini capovolte, con la quale fare degli schizzi molto precisi ricreando delle vedute molto estese. Molte delle sue vedute, infatti, hanno un formato molto simile a quello dei nostri moderni televisori: il 16:9.
Continua a leggere “Un italiano a Varsavia”

La bottiglia del tempo

La bottiglia del tempo è un regalo inaspettato, che non ho ricevuto ma, al contrario, che io ho fatto. Decisamente ambizioso, lo so, e anche pressoché irrealizzabile, eppure era ciò che volevo. D’altronde cosa c’è di più prezioso da regalare ad una persona a cui tieni particolarmente se non il proprio tempo? Quel tempo che ci sfugge sempre dalle dita come sabbia, che proviamo a trattenere e che facciamo sempre più fatica a vivere pienamente, a godercelo, ad assaporarlo come si deve senza essere sempre di fretta? È bastato poco per trasformare un’idea un po’ folle in realtà. Continua a leggere “La bottiglia del tempo”

Ciò che scontato non è

Si parte presto, dal suono della sveglia: driiin… Tutti in piedi! E via con una serie di riti prestabiliti che non hanno bisogno di interpretazioni: non si esce senza un caffè, al bar la brioches è con il cappuccino; le scarpe le lego ad occhi chiusi e il soprabito è l’ultima cosa da mettere; leggere e scrivere, in bici o in macchina l’esatta sequenza dei gesti è un pilota automatico e le azioni per il buon proseguimento della giornata sono già pronte nelle mani che lavorano da sole senza che nessuno comandi loro cosa fare.
Gli stereotipi, i rituali, le sequenze meccaniche sempre identiche a se stesse sono un’ottima trovata del cervello umano che lavora in economia: meno novità, meno rischi di errori, meno dispersione di energie. Anche ciò che riguarda la salute rientra in una serie di routine che vanno dal lavaggio dei denti mattina e sera al calendario di esami di check-up che si infittisce via via che passano le primavere.
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Sposerò Ilaria Tuti

Durante la notte ho terminato di leggere FIGLIA DELLA CENERE e la penna capace di Ilaria Tuti ha nuovamente, e piacevolmente, colpito e lasciato un segno importante. È valsa veramente la pena dimenticarsi dell’ora e del resto la notte, con il suo silenzio, regala forma alle parole e le dipinge rendendole ancora più vere.
Ilaria ha la capacità di prenderti per mano e di portarti nei posti che sapientemente descrive riuscendo a farti sentire suoni e profumi e vedere i colori, i paesaggi e i volti di ogni singolo personaggio dei suoi libri. Una qualità che non hanno in molti.
La sua è una scrittura per immagini, ambientata in un Friuli che Ilaria dipinge con tutti quei colori e con tutte quelle caratteristiche di generosità, forza, tenacia, protezione, riservatezza, che da sempre lo contraddistinguono.
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Un luogo speciale ❤️

Peppino amava il suo orto, il suo albero di madernassa (una tipologia di pere che cresce solo in quella zona) e quella casa che aveva costruito suo nonno.
Oggi lui non c’è più e neanche Ilaria, il suo “raggio di sole” che aveva voluto tinteggiare di un colore vivace fuori e dentro quella casa.
Per la nostra famiglia quello è “il posto del cuore”, un luogo in cui trovarci con gli amici e fare festa… GRATITUDINE è il termine migliore per esprimere i sentimenti che proviamo…lì pare che gli uccellini cinguettino più forte, i fiori siano più colorati, l’erba più verde, e noi quando ci andiamo respiriamo “aria gioiosa”.
Viva la vita!
Silvia – l’inviata da Torino

Euforia

“Euforia” deriva da una parola greca che significa letteralmente “che si porta bene, facilmente” e, nel suo uso comune, è definita come uno stato di benessere, un senso di soddisfazione che si esprime con allegria e vivacità, talvolta con eccitazione. Penso a questa parola quando vedo i ragazzi al primo giorno di scuola o nell’ultimo che precede un periodo di vacanza o di pausa dalle lezioni. Si aggirano in gruppetti tra i corridoi, sono distratti, cercano la complicità dei compagni, hanno voglia di chiacchierare e di raccontarsi. Continua a leggere “Euforia”

L’isola delle Rose: un sogno durato 55 giorni

Rimini, 1 maggio 1968. Giorgio Rosa, ingegnere bolognese, pianta sulla sua isola artificiale una bandiera arancione con 3 rose rosse su sfondo bianco, dichiarando Stato indipendente una piattaforma al largo delle acque territoriali italiane. Un progetto, a più di 11000 m al largo di Rimini, che nasce come idea imprenditoriale. Una struttura di 5 piani da organizzare con bar, negozi, attività commerciali e camere d’hotel che fosse un’attrazione turistica per le migliaia di persone che ogni giorno affollavano le spiagge della Riviera Romagnola. Nasce così il mito dell’Isola delle Rose. Questa idea si scontrò con la burocrazia italiana che mal vedeva la creazione di una zona franca al largo della costa e la decisione dell’ingegnere di costruire l’isola fuori dalle acque territoriali creò un po’ di sconcerto e mistero, soprattutto perché nulla ancora si sapeva di cosa si sarebbe fatto sopra la piattaforma: qualcuno arrivò a ipotizzare che potesse servire ai russi come base missilistica, altri che potesse diventare una sorta di Las Vegas d’Europa e chi un luogo di perdizione, prostituzione. Così, quando la piattaforma cominciò a prendere forma, la Capitaneria di Porto di Rimini provò a bloccare i lavori perché la costruzione non rispettava i progetti forniti in fase di richiesta dei permessi. Continua a leggere “L’isola delle Rose: un sogno durato 55 giorni”

Consigli di lettura: Il monaco che vendette la sua Ferrari

Julian è un affermato avvocato newyorkese. Ha tutto ciò che serve per essere considerato un uomo di successo: carisma, potere, denaro, case lussuose, donne famose e bellissime al suo fianco e in particolar modo la sua amatissima Ferrari.
All’apparenza una vita perfetta fino a quando un giorno, come dice una frase che trovo particolarmente azzeccata, “ ti si rompe un equilibrio e ti si aggiusta la vita”.
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L’essenza della terra

Il ponticello che attraversava il parco cittadino era coperto di un manto colorato che ricordava i tramonti più belli. In quella stagione le foglie degli alberi erano solite danzare nell’aria per alcuni secondi e appoggiarsi dolcemente lungo il percorso che Giulia faceva tutti i giorni in pausa pranzo. Alla mattina si preparava un abbondante panino e una bottiglietta d’acqua e, quando arrivava l’ora della pausa lavorativa, si fermava in quel luogo. A differenza dei suoi colleghi, che andavano in affollati locali rumorosi, a lei piaceva il silenzio. Continua a leggere “L’essenza della terra”

Meravigliosamente Imperfetta

Mi imbatto per caso in un progetto che reputo pazzesco: una voce volta ad esprime un concetto profondo che va oltre la perfezione canonica che da sempre gli stereotipi hanno cercato di imporci. Si tratta delI’MPERFETTA PROJECT ,un mondo che nasce per connettere donne straordinariamente imperfette, per dare vita a una community che elogia la bellezza femminile e la celebra attraverso le sue imperfezioni. Un progetto che possa essere di ispirazione per altre donne che si sentono sbagliate perché diverse, un modo per non farle sentire sole. Continua a leggere “Meravigliosamente Imperfetta”

Il cane guida: una risorsa fondamentale

Una mattina, camminando per le strade di Londra, mi sono imbattuta in un signore ipovedente che veniva accompagnato dal suo cane guida. Questa scena ha attirato la mia attenzione e mi ha portata a ragionare sull’importanza di questa figura. Sappiamo che il cane è il migliore amico dell’uomo, ma non mi ero mai resa conto che per alcune persone questo animale è indispensabile perché permette loro di vivere la vita in modo più indipendente e sicuro.
I cani guida vengono addestrati sin da cuccioli: innanzitutto vengono affidati ad una famiglia selezionata, dove imparano ad interfacciarsi con situazioni differenti; successivamente, un professionista inizia a prendersi cura del cane, insegnandogli come comportarsi con la persona a cui verrà poi assegnato. Continua a leggere “Il cane guida: una risorsa fondamentale”

Silenzio

Quanto è difficile, nella società odierna, trovare un momento di nulla in cui questo possa succedere?
Siamo super connessi con gli altri e con gli avvenimenti che si susseguono con una velocità elevata.
La stimolazione a cui siamo sottoposti è molto alta. Quando qualcuno mi chiede: “Ma come? Non sai che è successo ieri?…” E se oso dire di no mi viene detto “ma tu dove vivi?”.
Vorrei vivere in un mondo in cui ho tempo per conoscere me stessa non uno in cui bisogna sempre correre ed è più importante sapere cosa succede agli altri. Vorrei riuscire ad avere tempo per volermi bene e seguire i miei ritmi. Desidererei tempo per riposare tanto quanto vorrei e ricaricare le pile per affrontare con energia questo magnifico percorso che è la vita. Il tempo del silenzio è inteso proprio come tempo in cui nessuno parla, non c’è alcun rumore, in cui io possa perdermi completamente in me stessa e nei miei ricordi. È proprio nel silenzio che mi vengono le idee migliori.
“Ogni ricordo è più importante condividerlo che viverlo. Vorrei ma non posto” cit. Fedez e J-Ax

Katiuscia Salmaso

Tra il buio e la luce

Ci risiamo, anche oggi negli occhi delle persone non vedo più il colore, sembra assurdo ma è davvero così.
Capita spesso nell’ultimo periodo, e non c’è scampo: ecco che allora anche i fiori iniziano a non profumare più, e i libri si trasformano all’improvviso in ammassi di parole, la musica in una lingua che non riesco più a capire, a parlare.
Cosa si può fare allora? In questi momenti in cui c’è solo buio, ho paura: cerco, cerco, cerco la luce, ma è troppo distante da me, non riesco ad arrivarci. Se la luce oggi è lontana, allora smettiamo di cercarla, rimaniamo al buio e chiudiamo gli occhi.
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L’autunno ha poche pretese

È che l’autunno ha poche pretese. Tutto qui. Chi mi conosce lo sa, io amo l’estate, però a volte sembra starmi con il fiato sul collo pretendendo troppo. È come se stesse lì a fissarmi pregandomi di non buttare via nemmeno un minuto di sé. L’estate… prima si fa attendere, poi arriva tutta pimpante e passa veloce, troppo, mentre tu quasi non te ne accorgi se non da quel profumo di occasioni perse che si lascia indietro. A volte sembra una ladra venuta a rubarti qualcosa che tu rivorresti indietro: il tempo. L’autunno no. Lui mi aspetta paziente e premuroso, lì sul divano con la copertina calda e morbida, pronto a coccolarmi, a rassicurarmi. Continua a leggere “L’autunno ha poche pretese”

La quercia e il tiglio

Chi mi conosce, sa che sono una persona dalla lacrima facile: ogni evento che preveda anche una minima dose di emotività, mi costringe a tirare fuori i fazzoletti (che per questo nella mia borsa non mancano mai). In particolare, i matrimoni sono tra le cerimonie che stimolano di più i miei dotti lacrimali. Non c’è stata volta in cui, anche conoscendo poco gli sposi, io non mi sia messa a piangere. Quest’anno, però, la sposa sono io e, oltre a prevedere già una quantità incontenibile di lacrime, insieme con il mio fidanzato sono alle prese con tutti i preparativi del caso. Per i tavoli del ricevimento abbiamo pensato di unire le nostre due passioni: piante e fiori per lui, libri e letteratura per me. Così ci siamo ritrovati ad associare ciascun tavolo al nome di un albero e ad una citazione letteraria che riguardasse proprio quella pianta. Continua a leggere “La quercia e il tiglio”

L’agenda della felicità

L’ho conosciuta un giorno, inaspettatamente. Me l’ha presentata un’amica, una di quelle che vede lontano. Sfoggiava un irriverente arancione fluo per essere sicura di non passare inosservata. L’ho sfogliata con la punta delle dita, da lontano, con prudente curiosità come farebbe un gatto con qualcosa che non conosce. Poi ho deciso di lasciarla sullo scaffale per un po’, poco convinta sul da farsi. Sono passati mesi senza che ci pensassi, anche se, ogni tanto, la vedevo quando passavo di là.. e la ignoravo. Ma si sa, le cose iniziano quando è il momento giusto e così un giorno, vuoi che era iniziato un nuovo anno ricco di buoni propositi e nuove sfide da affrontare, vuoi che ero in cerca di chiarezza e nuove visioni, ho deciso che era venuto il momento di conoscerci veramente.
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Consigli di lettura: Come d’aria di Ada D’Adamo

Leggere questo libro non è stato semplice! Libro sottile….letto in poche ore…in cui ho rivisto me…mia madre..ma anche molte altre persone che conosco e che lottano ogni giorno per se stessi, ma soprattutto per chi hanno vicino! Persone che delle nostre pacche sulle spalle se ne fanno forse poco, ma che possiamo aiutare stando lì, vicino: a porgere una mano, un pochino di tempo, il nostro silenzioso e le nostre braccia, sia per un caldo abbraccio o per lascare che vi si perdano dentro o vi si aggrappino. Daria è la figlia, il cui destino è segnato sin dalla nascita da una mancata diagnosi. In questo specifico, Ada è la madre, che sulla soglia dei cinquant’anni scopre di essersi ammalata. Questa scoperta diventa occasione per lei di rivolgersi direttamente alla figlia e raccontare la loro storia. Tutto passa attraverso i corpi di Ada e Daria: fatiche quotidiane, rabbia, segreti, ma anche gioie inaspettate e momenti di infinita tenerezza. Le parole attraversano il tempo, in un costante intreccio tra passato e presente. Un racconto di straordinaria forza e verità, in cui ogni istante vissuto è offerto al lettore come un dono.
Marta Santin

La magia dei nasi rossi

Ero cresciuto in un luogo magico, chiamato LA TERRA DEI SORRISI, un posto dove le persone mostravano sempre la parte migliore del loro animo, gioiose e sorridenti. Ricordo quando passeggiavo per i boschi in compagnia della mia migliore amica, una simpatica draghetta dagli occhi dolcissimi, ed è stato durante una di quelle lunghissime camminate, che ci venne voglia di esplorare altri mondi. Il portale per varcare i confini di quella terra magica era lì a due passi, ma nessun abitante di quel mondo si sognava mai di oltrepassarlo. Decidemmo di recarci all’Albero dei Sorrisi, una meravigliosa quercia che donava, a chi andava a trovarla, un meraviglioso naso rosso che, se indossato, infondeva nuova gioia al suo portatore. Continua a leggere “La magia dei nasi rossi”

Come viaggiare stando seduti sul proprio divano

Esiste un sito internet che ti permette di visitare grandi città e capitali del mondo senza prendere un aereo, rimanendo quindi seduto sul tuo divano. Un volta selezionato il luogo in cui vuoi inoltrarti, potrai anche scegliere la musica o la stazione radio da ascoltare mentre ti godi il tuo viaggio in macchina virtuale.
Ho scoperto questo sito durante il periodo del lock down, quando una pandemia ha colpito il nostro pianeta.
Sono sempre stata abituata a viaggiare, a prendere diversi mezzi di trasporto per raggiungere nuove destinazioni. Di conseguenza, soffrivo molto il fatto di dover stare chiusa in casa e di non poter spostarmi altrove. Sentivo la necessità di uscire; volevo potermi sentire libera di muovermi sullo spazio terrestre senza vincoli; avevo bisogno di stimoli.
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Il palloncino di Jenny

Il palloncino di Jenny era rosso, a forma di cuore. I suoi genitori gliel’avevano regalato comprandolo da un ambulante pakistano posizionatosi abusivamente tra una bancarella di profumati dolciumi e una di vestiti vintage. Era piuttosto ambizioso per essere un palloncino da sagra di paese, e quando Jenny l’aveva scelto tra altri mille, alcuni dei quali molto più trendy di lui, un moto d’orgoglio si era impadronito del suo ego già particolarmente spiccato. Ora, legato con un cordino al braccio della sua nuova e piccola padrona, non era più noiosamente ancorato ad uno statico punto della piazza, ma scorrazzava tra una bancarella e l’altra, osservando la merce mischiata in una scacchiera di sfumature vivaci, la gente riversata intorno come un fiume in piena di voci e colori. Nella calma piatta di quel pomeriggio assolato, l’incidente avvenne in un istante: un signore piuttosto corpulento urtò inavvertitamente la piccola Jenny che, sbilanciandosi in maniera scomposta, finì con il braccio contro lo spigolo della bancarella di un venditore ambulante di prodotti per la casa. Continua a leggere “Il palloncino di Jenny”

Prima il dovere poi il piacere. O forse no?

Quando eravamo piccoli i nostri genitori ci insegnavano molte cose, ci passavano le conoscenze e le usanze così come a loro erano state tramandate. Ad esempio: prima si finivano i compiti e poi si poteva giocare.
Da bambini era “relativamente” facile seguire la famosa frase: prima il dovere poi il piacere.
Crescendo diventa sempre più difficile riuscire ad arrivare al godimento, dovendo pensare a tutto quello che, prima, è “dovere” fare.
Alle volte si rischia di essere travolti dai “devo”, senza accorgerci del tempo che passa e lasciando sempre meno tempo ed energie alle cose belle.
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La vita nel “MARRONE”

“Per il progetto colori, resta il marrone” e parte una risata generale! che per un tecnico di laboratorio quale sono è praticamente collegata ad una sola cosa. Per cui: perché non lo scrivi tu?
Allora ok, me lo becco io, ed improvvisamente mi si apre un mondo.
Chiaro che, come bambini, diamo al marrone una sola e palese rappresentazione, universale e sbeffeggiante. Stupidamente ci dimentichiamo che il marrone è il colore di qualcosa di straordinario che ci dona vita e ci sostiene: la terra e la corteccia degli alberi. La terra, che ci regala il cibo, che sorregge i nostri passi, che alimenta le piante. Gli alberi, la corteccia che racchiude la linfa vitale per le foglie che ci donano l’ossigeno che ci riempie i polmoni.
Continua a leggere “La vita nel “MARRONE””

La schiena

“La schiena è la parte che non puoi vederti, quella che lasci agli altri. Sulla schiena pesano i pensieri, le spalle che hai voltato quando hai deciso di andartene” Margaret Mazzantini

Non amo dare la schiena, amo lo scontro, lo sguardo, l’abbraccio, l’incontro, amo i sorrisi contagiosi e le strette di mano, amo gli occhi che si incontrano e amo guardare in faccia gli avversari e sfidare i codardi, amo cercare i particolari, amo i tatuaggi ma non sulla mia schiena perchè mi piace guardarli e ricordarne il motivo per il quale sono stati fatti perché ogni tatuaggio ha una storia da raccontare, mi piace guardare tutte le cose belle, abbassarmi a fotografare un fiore, amo le schiene preziose ed eleganti di chi cammina e guarda il mondo con occhi curiosi, di chi condivide, anche per poco, il suo tempo e il suo percorso con il mio, accetto che le strade delle persone si possano dividere e con una lacrima e un saluto amo le schiene di chi saluta e va via ma non amo guardare le schiene di chi va via senza neanche voltarsi a salutare.

BVS ❤

Andrea Spessotto

Sull’isola della rivoluzione

La vita di una persona oggi si contiene in meno di 15 centimetri: sveglia, calendario, check-list, registro della scuola dei figli, contapassi, conta calorie, piazze virtuali, orari dei treni, carte fedeltà, operazioni bancarie… Che vita sarebbe senza il nostro smartphone?
L’avvento dei digital device tascabili ha rivoluzionato la nostra vita: come facessimo nell’era analogica forse nemmeno ce lo ricordiamo, e forse non saremmo disposti a tornare indietro. Eppure sono sempre di più le persone che chiedono di essere guidate, quando non costrette, alla disintossicazione: esistono bar senza Wi-Fi che invitano alla cara vecchia conversazione, esistono isole che vogliono continuare ad essere tali, isolate appunto da ogni comunicazione esterna.
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In bocca al lupo

In bocca al lupo: è il posto più sicuro dove potreste stare. Questo è l’augurio. La lupa, come molti altri canidi, felini e altri animali, quando temono per l’incolumità dei propri cuccioli li prendono tra le loro zanne, spostandoli in luoghi più sicuri.
Questo è l’augurio: vai, protetto, nella bocca potente e amorevole di un lupo.
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Consigli di lettura: Oggi faccio azzurro di Daria Bignardi

In questo romanzo, si parla di interiorità, di dolore ma anche di condivisione, quella che ti porta ad avvicinarti verso altre persone che soffrono e proprio per questo non ti fanno sentire sola e Daria Bignardi lo fa in maniera semplice e diretta, mai pesante che ti invoglia a leggere e ti fa affezionare ai personaggi.
La protagonista, Galla, resta in mente fin da subito, e non solo per il suo nome insolito ed esigente, ma anche per l’abbandono di Doug, il marito, dopo vent’anni di amore e fiducia, l’ha lasciata senza tante cerimonie. Sola sul divano a riflettere più e più volte sul suicidio, Galla si sente senza una finalità, un lavoro e anche senza una famiglia. Ecco perché la Voce, che si presenta come Gabriele Münter, moglie e amante di Kandinskij per anni e poi abbandonata, le tiene compagnia: perlopiù, la redarguisce, la invita a non abbandonarsi alla solitudine e la sprona a ripartire da sé.
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Grazie nonni

Ero una bambina timida e inappetente, che non chiedeva mai nulla, ma LEI sapeva leggere (non i libri… quelli sono capaci tutti): leggeva la tristezza nei miei occhi e allora cercava di “compensarla” preparandomi i miei cibi preferiti. LUI l’ho conosciuto per pochissimo, ma ho capito con il tempo che probabilmente alcuni aspetti del mio carattere sono molto simili ai suoi: era un uomo molto semplice, amava scrivere e aveva la determinazione di chi “piegava il ferro” e lo dimostrava ogni giorno, non solo facendo il maniscalco. Continua a leggere “Grazie nonni”

Crollare per poter ricominciare

Il vuoto sa far male! Non è facile scendere al piano di sotto e vedere le macerie di un’attività che ha accompagnato la mia vita, la storia tua e della tua famiglia! Quando dicevo che ero la figlia del fornaio tutti sapevano chi ero! Ora mi sento smarrita, ora lo spazio vuoto lasciato sembra dieci volte più grande con il mobilio e il vecchio forno che non ci sono più. Più immenso di quello che da bambina era un gioco e che spesso, da grande, un rifugio. Che bello era sedersi d’inverno a leggere davanti alle porte del forno!!!
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Riflesso in malachite, arpeggio turchese e corallo di Tabarca

Vagando per la città di Milano durante la Design Week, mi sono imbattuta in alcune installazioni all’interno del cortile dell’Università Statale. Una di quelle che più mi ha affascinata è una parete che si compone interamente di colori disposti in ordine cromatico e suddivisi per nome. Alcuni di essi hanno catturato la mia attenzione grazie alla loro particolarità: riflesso in malachite, arpeggio turchese e corallo di Tabarca.
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Il senso compiuto

Provo da sempre un particolare piacere a finire le cose. Dalla conclusione di un progetto al semplice finire qualcosa di aperto, l’ultimo biscotto della scatola, l’ultima pagina di un libro, l’ultimo giorno del mese, l’ultima puntata di una serie tv, l’ultimo avanzo del frigo che aspettava di essere finito.
L’ultima riga da scrivere che proprio non mi veniva, l’ultima lavatrice e poi è tutto pulito!
Quel senso di compiuto che mi pervade e che mi appaga, che quasi non riesco a spiegarmi ma che puntualmente mi riempie di soddisfazione. Chissà se appartiene solo a me questo amore per le cose fatte, finite, concluse. Perché mai poi? Me lo chiedo da un po’… Continua a leggere “Il senso compiuto”

Un angelo per capello

Oggi vorrei parlarvi di un bellissimo progetto, uno di quei progetti che ti fa capire che a volte basta davvero poco per aiutare il prossimo. Sono una paziente oncologica e, nella mia passata esperienza, a causa delle cure mi sono ritrovata per ben due volte a perdere i capelli. Non è stato facile affrontare questo cambiamento che, seppur estetico, ritengo di grande impatto per ogni persona.
“Un Angelo per Capello” nasce proprio con l’obbiettivo di offrire un aiuto concreto ai pazienti che non possono sostenere economicamente l’acquisto di una parrucca. L’intenzione è quella di dare continuità alla propria immagine per acquisire più fiducia in sé stessi e promuovere un atteggiamento propositivo verso la malattia.
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L’Albero

Un giorno fu piantato un semino nella terra e, grazie alla pioggia, al sole e a molto altro, pian piano crebbe ed iniziò ad essere prima una piccola piantina, poi, con il tempo, un grande albero rigoglioso.
Tutto è partito dalle diramazioni delle sue radici nella terra: più passava il tempo più lui si “ancorava” a quel posto. Ha stabilito che proprio in quel luogo voleva espandersi sia nella larghezza del tronco sia in altezza, dando vita a tanti rami dove nel tempo si sono potuti posare molte specie di uccellini: per riposarsi tra i vari spostamenti, per fermarsi a cantare, ma soprattutto per proteggersi dagli agenti atmosferici.
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19 settembre 1981

All’inizio degli anni ’80, il famoso Central Park a New York era ben lontano dall’essere il grande e splendido parco di oggi: l’incuria, il degrado e le bande cittadine lo rendevano un luogo poco sicuro e sempre meno frequentato. Così il centocinquesimo sindaco della metropoli americana, Ed Kock, decise di intervenire e ridare nuova vita allo storico parco per riconsegnarlo ai suoi cittadini. Per farlo, coinvolse tutti gli apparati municipali con i propri dipartimenti: polizia, vigili del fuoco e quello sanitario. Continua a leggere “19 settembre 1981”

Consigli di lettura: Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort

Ho adorato questo libro fin dalle prime righe. Storie di donne, come potrebbe essere chiunque, che si intrecciano tra loro nel giardino di Olivia, nel suo negozio di fiori nel quartiere più bohémien di Madrid, all’ombra di un olivo centenario. Tutte all’inizio comprano fiori per gli altri, mai per sé: Victoria li compra per il suo amante segreto, Cassandra per ostentarli in ufficio, Aurora per dipingerli e Marina per una persona che non c’è più. Continua a leggere “Consigli di lettura: Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort”

Il profumo dell’estate

Certi luoghi non sono semplici spazi, certi suoni non sono semplici rumori, certi profumi non sono semplici odori. La casa dei miei nonni, con il suo immenso giardino e l’orto pieno di ogni verdura, è stata il luogo in cui ho trascorso la maggior parte dell’infanzia prima e dell’adolescenza poi, e ora è dove ogni giorno trovo un pasto caldo al rientro dal lavoro. La voce querula delle galline della nonna e il rumore lontano delle parole scambiate tra gli abitanti del quartiere sono stati e sono tuttora per me il suono della quiete e della lentezza della vita di paese, poco affollata e tranquilla. Continua a leggere “Il profumo dell’estate”

Pordenonelegge…i bigliettini gialli.

Eleonora aveva tanto atteso quel giorno. Aveva lasciato il caldo afoso dell’estate quasi alle spalle ed ora era pronta ad immergersi in un fine settimana che le avrebbe portato la pace di cui aveva bisogno. Quella mattina aveva deciso di far colazione nella piazza principale della città, dove di fronte a lei, all’interno della tensostruttura montata per l’occasione, i dipendenti di numerosissime case editrici stavano allestendo i propri spazi. L’odore del cornetto fresco appena sfornato si mescolava a quello della carta stampata che veniva portato dal leggero venticello che in quel momento rendeva piacevole star seduti fuori al fresco. Eleonora non vedeva l’ora di cominciare il suo personale giro culturale; aveva già programmato i tre giorni dell’evento, gli autori che avrebbe voluto incontrare, i libri da comprare e la sua partecipazione come protagonista. Sì perché quest’anno aveva deciso di partecipare anche lei a quest’evento, portando con sé centinaia di “bigliettini gialli” dove al loro interno, venivano scritte frasi, aforismi e parole, che chiunque li leggesse veniva pervaso da un senso di positività e benessere. Continua a leggere “Pordenonelegge…i bigliettini gialli.”

La scatola delle volpi

Le volpi, si sa, sono animali molto furbi.
Sono animali selvatici, fuggenti. Un po’ come chi vive le giornate sfuggendo, correndo tra un impegno e l’altro senza riuscire a vedere bene cosa lo circonda.
Non so se anche per le volpi è così, ma non credo: io penso che le volpi scrutino e osservino ciò che hanno vicino. E lo fanno perché sono furbe.
Osservare è da furbi, conservare è da saggi.
Due amiche, stanche di non riuscire a vedere quello che hanno attorno, decidono di osservare e di conservare.
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Il tempo non si compra

Un paio di settimane fa mi recai in un centro commerciale della zona. Ero alla ricerca di un regalo per una cara amica, e riflettevo sul fatto che un bracciale o magari un paio di orecchini sarebbero stati un dono ben accetto. Come d’incanto, mentre passeggiavo mani in tasca in galleria, si palesò alla mia destra una gioielleria dall’aspetto irresistibilmente chic. Vi entrai senza indugio, deciso a portare a termine la mia missione. Mi ritrovai a girovagare senza soluzione di continuità tra un espositore e l’altro, immerso in un lucore di riflessi argenteo-dorati, fino a quando non incappai di fronte ad una vetrina dove davano bella mostra di sé, allineati come una serie di quadri famosi esposti in un museo prestigioso, una decina di orologi di lusso.
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Insegnanti

INSEGNANTE: PARTICIPIO E PRESENTE
Ricostruire l’etimo della parola INSEGNARE è un gioco fin troppo facile. La scuola la mal sopportiamo finché siamo studenti però poi diventa uno dei grandi argomenti in cui ognuno tende a dire la propria nelle cene con gli amici: ci vuole una scuola più giusta, più moderna, più meritocratica, come una volta… Di solito si finisce la cena a ricordare quell’insegnante che ci ha dato tanto.
Lasciare il segno nella vita degli altri è forse uno dei più bei meriti della vita propria: a che valgono tante fatiche e tanti sforzi, tanti successi e tante dure conquiste, tante sofferenze e tanti progetti se non perché qualcuno si ricordi di noi? Forse in fondo finiamo per amare o odiare i nostri insegnanti proprio perché rappresentano fin troppo bene ciò che vorremmo (o non vorremmo) essere: qualcuno che lascia tracce, orme da seguire, partecipi e presenti nella vita di chi ci circonda.
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Colori

” Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro ” Alda Merini

Non permettiamo al tempo, alla noia e alla disattenzione di seccare quei colori, usiamoli con cura e con altrettanta cura mettiamoli, dopo averli usati, dentro alle loro scatole di legno, saranno indispensabili quando vivremo emozioni e quando il giallo, il rosso, il verde, l’azzurro e il viola saranno importanti per dipingere la serenità, la gioia, il dolore, il piacere, la sicurezza, la paura, la certezza, quando osserveremo la vita smettendo di guardarla solamente, quei colori saranno fondamentali e diverranno baia sicura dove rifugiarsi e sorridere.
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Fate foto

Non immortalo mai i momenti tristi, ma scatto quasi sempre una foto per ricordare un momento felice.
Scatto, stampo e creo album, perché penso che tutti abbiamo momenti “più o meno bui” e allora proprio in quei momenti avere un promemoria è utile, per ricordarci di essere grati, perché il tempo copre di polvere i ricordi e una foto ci può riportare a quella situazione.
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Consigli di lettura: Gli S.T.R.A.M.B.I. (società segreta)

Potrebbe capitare a chiunque, anche solo per poco tempo, di non essere più una persona come tutte le altre, avere una particolarità che lo rende, in qualche modo, diverso…o strambo se preferite! Un libro fantastico che insegna, non solo ai bambini, a fare della diversità un punto di unione, di difesa e perché no? Di amicizia . Perché lo si sa, a volte, essere diversi da tutti gli altri può essere una potenzialità e soprattutto: c’è una parte non perfetta in ognuno di noi!
Marta Santin

Con un libro non si è mai soli

Non esco mai senza un libro in borsa; magari non lo leggerò subito, ma non si sa mai. Averlo lì con me, mi infonde una certa sicurezza. In passato mi ha salvato dalla noia delle lunghe ore passate nelle sale d’attesa. Ho sempre odiato aspettare, ma da quanto so di poter contare sui miei libri, arrivare prima è diventata quasi un’abitudine, una pausa per prendermi un po’ di tempo per me e per la lettura.
Spesso un libro viene associato ad un genere letterario, un luogo, oppure una stagione dell’anno, come a voler fare una netta distinzione tra le letture, in base ai nostri hobby o al tipo di vacanza che facciamo o ancora in base al mese in cui ci troviamo. Quindi vuol dire che se decido di fare una capatina all’interno della locanda Almayer di “Oceano Mare” non lo posso fare in inverno? Ma dove sta scritto? Questa specie di stereotipo non mi trova d’accordo; sarebbe come dire che posso leggere “’900” solo a bordo di una nave da crociera. E se non ci andassi mai su una nave da crociera rimarrei senza leggere questo capolavoro?
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Cosa mi dice il mare

L’inverno chiama la montagna e la neve, l’estate chiama la spiaggia e il mare.
È estate e vorrei scrivere qualcosa sul mare, un elemento con cui ho sempre avuto una certa affinità. Quando ero bambina e andavo in vacanza con i miei, mi buttavo in acqua e me ne stavo là delle ore. Nemmeno il richiamo della merenda pomeridiana poteva placare il mio desiderio di abbracciare le onde.
È estate ma la mia ispirazione è in ritardo come i treni quando hai cinque minuti per prendere la coincidenza. Me ne vado in libreria… chissà che l’odore buono della carta stampata da poco non faccia miracoli. Giro tra gli scaffali e, mentre cerco un romanzo storico di cui ho sentito parlare di recente, l’occhio mi cade su una copertina verde acqua che porta il titolo “Cosa mi dice il mare”. Ok. È evidente che non si tratti di un caso: quel libro aspettava solo di essere visto, da me.
Cosa mi dice il mare?
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Mare nostrum, vita nostra

I Greci avevano paura del mare, o meglio della navigazione in alto mare. Andar per mare è pericoloso: ci si muove traballanti, o meglio ancora ondeggianti, e i punti di riferimento cambiano rispetto all’andar saldi e sicuri su strade segnate per terra.
Ma il mare allo stesso tempo affascina: ha il potere di portare via le nubi come i detriti, e allo stesso tempo di restituire i ricordi nella bottiglia. Il mare agita bambini e vecchi, ispira gli innamorati e rasserena i cuori tempestosi.
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“…e il naufragar m’è dolce in questo mare”

“Quante storie che ci sputa fuori il mare” (Nomadi)

Il mare ha sempre ispirato poesie, canzoni, romanzi. Il mare ispira anche chiunque si fermi al suo cospetto, chi ne solchi le onde, chi lo contempli da una finestra aperta.
Di fronte al mare spesso siamo travolti da mille emozioni, da pensieri, da ricordi. Capita a volte di rimanere in soggezione, rispetto a quell’immensità, provando la sensazione di essere semplicemente un puntino misero nell’universo. A volte invece rimaniamo spaesati, quasi a sentirci improvvisamente tristi e soli. Credo di pensare spesso, d’innanzi al mare, di avere una fortuna immensa nel poter guardare un simile spettacolo: camminando d’inverno lungo la spiaggia dove il grigio del mare piatto si sposa perfettamente con il grigio del cielo, osservandolo mentre il sole cala “dentro” di lui dall’alto di una rupe, o dalla terrazza di un locale. Ammirarlo con le gambe ammollo e lui lì, nella sua sfumatura perfetta di celeste; o osservare quel blu profondo screziato di schiuma bianca solcandolo in barca. O semplicemente ascoltarlo sciabordare calmo la notte, illuminato solo dalla luna nel cielo, in pace e silenzio, sola coi miei pensieri. Spesso quella meraviglia della natura mi lascia decisamente senza fiato, al punto che l’unica immagine che mi riempie gli occhi ed il cuori è quello spettacolo che mi sta di fronte.

Marta Santin

La trilogia del lago

Bellano per gli affezionati lettori di Andrea Vitali ha un po’ il sapore di casa.
Un tranquillo paese di provincia situato sulla costa orientale del lago di Como, lo specchio d’acqua a cui tanti scrittori continuano ad ispirarsi, dove prendono vita le storie dei suoi abitanti.
Intrighi, scaramucce, segreti custoditi negli anni, colpi di scena nascosti appena sotto il pelo dell’acqua, all’apparenza calmo e privo di increspature come ci si immagina la vita di una comunità dove tutti si conoscono.
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Intelligenza artificiale vs Baudasch

Di che cos’è capace l’intelligenza artificiale? Beh… L’ho voluta mettere alla prova. Il tema è: il mare con i suoi colori e i sentimenti umani. Ecco i due articoli messi al confronto. Dieci minuti il primo, quindici secondi il secondo. Lascio ai lettori la loro valutazione.

“Baudasch”:
Nei suoi colori, il mare, trova il suo fascino. Il mare è quella parte di mondo che tutti, per qualche motivo, portiamo nel cuore. Lo abbiamo ammirato, ammaliati dai suoi colori. Il mare è empatico per natura. Mutevole come il suo grande fratello: il cielo. Come esso si fa turbolento e rabbioso quando mostra la sua forza ma anche placido e calmo nelle giornate serene. Forse è per questo che ci affascina così tanto, alla fine assomiglia molto a noi umani e, come noi, esprime le sue emozioni. Continua a leggere “Intelligenza artificiale vs Baudasch”

Mare

En tí estás todo, mar, y sin embargo,
¡qué sinti estás, qué solo,
qué lejos, siempre, de ti mismo!
Abierto en mil heridas, cada instante,
cual mi frente,
tus olas van, como mis pensamientos,
y vienen, van y vienen,
besándose, apartándose,
con un eterno conocerse,
mar, y desconocerse.
Eres tú, y no lo sabes,
tu corazón te late y no lo sientes…
¡Qué plenitud de soledad, mar solo!.

Mare, in te c’è tutto…lo diceva il mio amato Juan Ramón Jiménez nella sua poesia Soledad: solitudine.
Una solitudine piena di tutto, di calma, d’impetuosità di mistero di orizzonte di luce, di ombra.
L’anno scorso avevo programmato di andare a trovare una mia cara amica a casa sua, in Sicilia, nella bellissima provincia di Trapani.
Avevamo programmato di passare insieme una settimana a casa sua e di girare tra le tante spiagge, calette, di assaggiare tutte le prelibatezze che la Sicilia offre e di approfittare soprattutto della cucina della signora Caterina: una mamma dalle mani d’oro.
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Il luccichio delle onde

Matteo era appena arrivato nella sua località di villeggiatura preferita. Aveva terminato la scuola da alcune settimane ed ora i genitori lo avevano portato in vacanza al mare. Andavano in quel posto tutti gli anni in estate ed il momento preferito per lui era alla sera. La mamma gli ogni giorno gli dava alcuni Euro per andare in sala giochi e farlo svagare un po’, ma Matteo non era come gli altri ragazzi; passava davanti ai videogiochi guardandoli con disinteresse, poi correva verso la scogliera e si sedeva ad osservare la quiete del mare. Continua a leggere “Il luccichio delle onde”

Il sapore delle BUONE giornate…

Si può scegliere di essere “isole” oppure ci si può guardare attorno e rendersi conto che probabilmente siamo “arcipelaghi”.
Vale sempre: in amicizia, nel mondo del lavoro, tra vicini di casa…
Ci sono persone speciali, rapporti che crescono ogni giorno, nutriti da piccoli gesti.
Si possono avere caratteristiche anche molto diverse: magari una persona ama l’estate e l’altra l’inverno… Continua a leggere “Il sapore delle BUONE giornate…”

Consigli di lettura: Disdici tutti i miei impegni di Luca Argentero

“Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione” ( Giovannino Guareschi)
Argentero esordisce in libreria con una storia originale e coinvolgente, che strappa risate e riflessioni, e procede tra dialoghi serrati e brillanti assoli psicologici. Lo fa inventando un personaggio lontano anni luce da sé, dai suoi gusti e dal suo vissuto privato. Ma, come succede nei romanzi ben riusciti, capace di gettare uno sguardo lucido e comprensivo. “La signora ora è davanti a me, mi guarda insistentemente dallo specchietto, accenna un sorriso tentando forse di ricambiare il mio, che di sicuro non è indirizzato a lei ma ai pensieri e ai ricordi dell’orgasmica serata di ieri a Milano: suite, amici, mignotte, additivi chimici.” Continua a leggere “Consigli di lettura: Disdici tutti i miei impegni di Luca Argentero”

Mare

Ci sono mari mai visti, mai affrontati, mai navigati, mai vinti ma solo immaginati e per questo ancora più vivi, ognuno ha dentro se mari che attirano, mari che spaventano, mari che coprono, mari che nascondono, mari che lacerano, mari che si aprono, mari che inghiottono, mari in tempesta che sanno improvvisamente diventare amici e che sanno condurre in baie sicure.

Andrea Spessotto

Il mare di Palinuro e le sue mille sfumature

Il mare è un elemento terrestre molto affascinante, che ricopre la maggior parte del nostro pianeta. Sin da piccoli siamo abituati a disegnarlo azzurro o blu, pensando al fatto che esso rifletta il colore del cielo. Ma il mare nasconde molti segreti e spesso si colora di tinte particolari, che lo rendono suggestivo.
C’è un luogo magico, che dimostra al meglio come il mare possa assumere diverse sfumature. Questo posto è Palinuro, un borgo turistico del Cilento (Campania). Quando si mette piede sulle sue spiagge e ci si addentra nelle sue grotte, sembra di trovarsi catapultati in un mondo parallelo. Continua a leggere “Il mare di Palinuro e le sue mille sfumature”

L’alba di un giorno nuovo

Mattina. L’ora in cui il sole, timido, si stiracchia e a fatica strizza gli occhi all’orizzonte. La sabbia ha la freschezza del nuovo giorno, l’aria ha la nostalgia della notte appena trascorsa. I primi rumori del risveglio si mescolano al profumo del pane sfornato dopo una notte di lavoro. In lontananza nuvole vaporose giocano con le cime delle montagne, paiono fantasmi annoiati in cerca di una torre di castello da infestare. Cammino. I piedi nudi assaggiano l’acqua che sciaborda avanti e indietro, avanti e indietro, onde come il respiro di un essere addormentato da millenni. Continua a leggere “L’alba di un giorno nuovo”