Trova il motivo per…

Dai, ammettetelo: spesso anche a voi sarà capitato di sentire la sveglia suonare e non avere nessuna voglia di alzarvi e andare a lavorare. Quando poi arrivate nel posto di lavoro spesso anche il vostro umore cambia di fronte alla prospettiva di un’altra giornata. Spero che non vi capiti spesso ma io, quando mi capita, dico: “lasciatemi cercare l’entusiasmo, che l’ho perso”. Ma poi la trovi la motivazione: quella persona, quella che fa la differenza, quella che nonostante tutto ti dà un motivo per alzarti, per andare lì! Quella che magari lì non c’è più ma ti accompagna mentre vai, quella che ormai, se non la senti, sembra strano, anche se è lì vicino. Quella del bigliettino sull’armadietto, dello “smile” sulla prenotazione, quella dei “ciao” urlato in corridoio, del tergi alzato in parcheggio. Quella che non sai neanche come si chiama ma sai esattamente che esame porta e tu la chiami così, col nome dell’esame. Continua a leggere “Trova il motivo per…”

Tatto

Tutti nasciamo con questo senso e, nel corso della vita, possiamo esplorare sempre più profondamente le sensazioni che esso ci può dare. Se provate con gli occhi aperti a sfiorare un kiwi, sentirete subito la peluria dello stesso o se prendete per le mani qualcuno che le ha ruvide e callose capirete che tipo di lavoro faccia. Se provate a fare una carezza ad una persona o ad un animale con gli occhi aperti percepirete subito una sensazione. Fate le stesse esperienze, ora, con gli occhi chiusi. Lo stesso effetto si amplificherà enormemente perché il senso della vista è molto forte e, privandoci momentaneamente di esso, quello tattile sarà molto più intenso. Fatevi fare una carezza da qualcuno tenendo gli occhi chiusi, sarà un’emozione stupenda e molto profonda. Mi metto nei panni di chi purtroppo riceve pochi gesti di affetto come, ad esempio, un anziano. Quando posi delicatamente la tua mano sulla sua o sul suo viso vedi come egli gode di tutta l’emozione che gli arriva direttamente dal cuore. Abbiamo dei sensi magnifici ma credo che questo sia quello che adoro maggiormente perché con poco posso trasmettere la cura e la dolcezza di cui sono dotata.

Katiuscia Salmaso

Diamanti in cielo

Astri meravigliosi che punteggiano il cielo, hanno sempre fatto parte della vita dell’uomo. Sono nate prima loro, sono nate prima di tutto e di tutti. Hanno affascinato studiosi di tutto il pianeta, hanno aiutato i naviganti, qualcuno ci ha disegnato i segni dello zodiaco, ci hanno fatto pure dei biscotti buonissimi… Hanno un fascino particolare, sono bellezze che stanno lì ma non le possiamo raggiungere… Toccare… Vanno ammirate lì dove stanno, in quel nero infinito che è la notte. Oggigiorno con tutte le luci artificiali della città, delle strade e delle zone industriali, è sempre più difficile trovare la possibilità di osservarle nella loro regale bellezza. Qualche fortunato le vede anche di giorno, magari prendendo il mignolo del piede sull’angolo delle porte di casa… Ma questa è un’altra storia. È sempre più complesso trovarsi immersi nel buio profondo per unirle con dei puntini immaginari e trovare le costellazioni. Ispirandosi ad esse, l’essere umano ha dedicato a loro poesie, canzoni, frasi d’amore, dipinti e leggende e, nelle culture di popoli che hanno fatto la storia, hanno significati assai diversi tra loro. Continua a leggere “Diamanti in cielo”

Consigli di lettura: Cose che ti dico mentre dormi – Enrica Tesio –

Come ben sapete un lettore dipendente spesso sottolinea nel libro le righe per lui più importanti, significative! Ecco quando a pagine 29 mi sono accorta che lo avevo praticamente sottolineate tutte ho capito che questo libro mi aveva catturata. Di tutte le ore della giornata ce n’è una segreta, notturna, abitata solo dai sogni: è l’ora in cui la casa si fa silenziosa, tutti dormono ma una donna veglia e posa su ciascuno i suoi pensieri come carezze in punta di piedi. È l’ora delle malinconie e della tenerezza, è l’ora della verità sussurrata nel buio quando fa meno male o quando sappiamo che l’abbraccio del sonno presto ci concederà una tregua. Con una voce piena di humour e di sensibilità, la narratrice di queste pagine ci racconta la sua famiglia attraverso i discorsi notturni che rivolge alla figlia bambina, al figlio adolescente, alla mamma che non c’è più e all’incrollabile papà, al suo compagno, a un’amica che vive dall’altra parte del mondo… e forse, in fin dei conti, a sé stessa. Non sarebbe bello poter finalmente scrivere o raccontare a qualcuno quello che senti, provi, ti rimproveri o speri senza essere interrotto o frainteso? Spiegarsi e chiedere scusa? Anche io, forse, avrei dovuto capirlo prima.

Marta Santin

Controvento

Accanto a te, viaggiando controvento, risolverò poco o niente, ma ci sarò. Quando ero ragazzino, papà mi portava a correre in bicicletta sulla Pedemontana o a scalare Madonna del Monte. Se avessimo trovato vento contrario, mi avrebbe fatto infilare un foglio di giornale sotto la maglietta. Era un trucco che gli aveva insegnato suo padre, il nonno Gigi, e, come tutti i trucchi tramandati, funzionava benissimo. Diceva che lo facevano anche i grandi ciclisti, sulle salite più dure, quando il vento gelava il petto e rubava il respiro. Quel foglio, leggero e fragile, diventava protezione. Non era solo carta: era una corazza sottile, una carezza nascosta, una certezza. Mi riparava dal freddo e mi permetteva di continuare a pedalare, senza fermarmi. Perché, anche nello sport come nella vita, gli ostacoli arrivano senza chiedere permesso, e bisogna farsi trovare pronti. Ripenso spesso a quel foglio di giornale. Forse perché mi accorgo che vivo controvento. Lo faccio con una testardaggine antica, con la stessa ostinazione di chi risale una corrente più forte di lui. Ci vuole forza, ci vuole volontà, ma soprattutto ci vuole un sogno. Non so se sia stata una scelta o una direzione imposta. So soltanto che vivo controvento ogni volta che sento di andare altrove rispetto agli altri. Continua a leggere “Controvento”

Faccio ordine per ascoltarmi

Quando arriva la primavera sento sempre la necessità di fare ordine, non si tratta di una questione estetica ma più di un qualcosa di esistenziale. Arriva un momento nella vita in cui il bisogno di aggiungere, comprare, accumulare si dissolve e sento il bisogno di tornare a respirare, di ritrovare il mio centro, di riconnettermi con il mio io interiore. Penso che ogni oggetto che resta in disparte, dimenticato, senza amore e cura, trattenga con sé energia negativa e pesi sulla nostra anima. Ogni spazio sovraccarico racconta una stanchezza che non abbiamo ascoltato, un disagio che non abbiamo affrontato. Quando ho la testa piena e incasinata, di riflesso lo è anche lo spazio che mi circonda, per questo riordinare, per me, non è solo mettere a posto le cose, è un po’ rimettere a posto me stessa. Continua a leggere “Faccio ordine per ascoltarmi”

A me piace soft

Nel profilo social di Valentina Mortari, la bio recita così: Content Writer e Storyteller soft-tone. La parola soft mi colpisce subito, sono una persona che ama i dialoghi dai toni pacati, rispettosi dei tempi e degli spazi di ognuno, la delicatezza dei modi e l’empatia condivisa, forse questa pagina fa proprio al caso mio. Ma facciamoci raccontare dalla diretta interessata di cosa si tratta.

Valentina parlaci un po’ di te e di cosa ti occupi? “

“Ben volentieri! È un piacere poter condividere un po’ di vibes positive. Come hai anticipato, sono una Content Writer e Storyteller soft-tone. Aiuto brand e professionisti a comunicare con empatia e parole gentili. Nel concreto, scrivo testi per il mondo digital, come articoli per blog e testi per siti web o social media, che accompagnino il lettore con delicatezza. Sono laureata in Comunicazione digitale d’impresa e ho studiato marketing ma ho scelto, seguendo il mio “sentire”, di impegnarmi in una comunicazione etica, non aggressiva e più consapevole. Perché credo fermamente nel valore della gentilezza e delle buone emozioni. Le pubblicità strillate non mi sono mai piaciute. Non il classico marketing dunque, ma una comunicazione che avvicina e unisce con naturalezza.”

“Non so voi, cari lettori, ma per me è la prima volta che incontro un modello di comunicazione tale applicato al mondo aziendale, lo trovo un percorso decisamente diverso dal comune, per cui sono assolutamente curiosa di capire come sia nata questa scintilla. Sono tutta orecchi, Valentina!”

Tutto è nato dalla mia tesi di laurea, discussa tre anni fa. Tessendo un filo rosso tra cinema, psicologia e studi scientifici (spaziando dalla medicina alla fisica quantistica) ho raccontato come la visione di film incentrati su emozioni positive possano far arrivare sentimenti di gioia, amore e gratitudine non solo a chi ci sta accanto ma, potenzialmente, a tutta la materia. Da qui, l’idea di applicare la stessa dinamica alla scrittura: trasmettere buone emozioni attraverso testi appositamente strutturati per essere non solo letti, ma anche “sentiti”. Ed eccomi qua. Scrivo per diffondere benessere attraverso storie autentiche capaci di emozionare. Far star bene le persone attraverso la scrittura è la mia missione. Sono consapevole di andare contro un sistema di algoritmi, tecniche di persuasione e caccia al business molto forte. E non voglio nemmeno rinnegare tutto ciò che ho studiato per anni: il marketing è uno strumento meraviglioso, ma sono convinta che molto dipenda dall’uso che si fa delle cose. Ma nell’era del boom dell’intelligenza artificiale come quello attuale, ricco di contenuti sicuramente ben scritti ma aridi come il deserto, penso che un ritorno all’autenticità e al cuore sarà un bisogno sempre più percepito. Credo nella verità, non nella perfezione. E io sono qui per questo: fare della comunicazione consapevole non solo un mero stile comunicativo finalizzato a un target, ma una presa di posizione valoriale totalizzante. Un modo di stare al mondo. Nonché, come si diceva, uno strumento di benessere.”

“Beh, cara Valentina, a questo punto non mi sembra un caso che tu, di recente, sia approdata alla Gazzetta del Sole e che ora collabori alla realizzazione di questa rivista in veste di redattrice, vuoi dirci qualcosa di questa esperienza ?”

“Quando ho conosciuto per la prima volta La Gazzetta del Sole, è stato un po’ come sposarsi. Ho sentito subito un “si, lo voglio” nascere dal cuore. Come una chiamata dall’alto. Scrivere per portare gioia, leggerezza e vibrazioni positive è qualcosa che mi risuona profondamente. Perché, come ho già detto, credo molto nel potere del pensiero positivo come cassa di risonanza di felicità e buone emozioni. E sentirmi parte attiva di questa onda di amore incondizionato è commovente. Mi fa stare bene. Perché l’amore è circolare, e gli altri non sono altro che uno specchio di noi stessi. È nel donare che si riceve davvero. Scrivere per La Gazzetta del Sole non è solo un esercizio stilistico, e nemmeno un lavoro puramente estetico. È un intento molto potente: portare benessere attraverso la parola. E vedere, di mese in mese, questi meravigliosi articoli prendere vita da penne diverse, ma accomunate dallo stesso amore per il prossimo, per confluire in un’unica opera è straordinario. Perché questo la Gazzetta rappresenta: un inno alla Gioia di vivere. E sono grata di farne parte.”

“Lasciati raccontare” è una rubrica in cui vengono presentate idee, progetti, persone e situazioni che hanno in comune lo stesso spirito che rappresenta la Gazzetta del Sole, il pensiero positivo come attitudine alla vita, il benessere condiviso, gentilezza e autenticità dei gesti. Io mi auguro che questa nuova forma di comunicazione soft-tone si diffonda e possa diventare sempre più comune sia in ambito lavorativo che nella vita comune e vorrei ringraziare Valentina per avermi ispirato un pensiero. Potrei portare questo atteggiamento mentale e verbale anche nelle situazioni lavorative o in alcuni ambiti formali in cui non siamo abituati a trovarle, ponendo le basi per una metamorfosi futura di alcuni schemi rigidi in cui spesso si prova disagio?

Monia Rossi & Valentina Mortari

Non sono solo parole

Ed eccola, la parola di cui abbiamo fatto tanta fatica a scrivere. Handicappato: lo scriviamo a chiare lettere perché è una parola che non ci piace. Anche secondo dubby.it è ormai considerato un insulto e noi lo registriamo come tale. Perché dunque parlarne nella nostra rivista tanto positiva? Un po’ perché è una parola dall’origine curiosa, un po’ perché che il mondo guardi all’inclusione anche dal punto di vista lessicale è un’ottima notizia! Hand in a cap: Continua a leggere “Non sono solo parole”

Consigli di lettura: Di madre in figlia di Concita De Gregorio

Lo so, lo so. A volte sono davvero esagerata. Ho letto questo libro in 5 ore! I capitoli corti come piacciono a me, la scrittura fluida e semplice. Davvero un bel libro! “Ciò che ti isola ti salva, è la vita che ti mette in pericolo”. Marilù abita in cima a un’isola: sotto c’è il villaggio, in mezzo il bosco e infine la radura con la sua casa, dove nemmeno i frequenti incendi estivi possono raggiungerla. È una donna che affascina ma un po’ spaventa, perché porta con sé il fatto di essere stata molto libera negli anni più liberi del secolo scorso, gli psichedelici Settanta. Fin troppo, pensa sua figlia Angela, che sente di averne ricevuto soltanto trascuratezza. Continua a leggere “Consigli di lettura: Di madre in figlia di Concita De Gregorio”

Mary Claun e la missione Bolivia

“Superclaundalnasorossochespiralidoso anche se a sentirlo può sembrare spaventoso, se lo dici forte avrai un successo strepitoso…” chi di voi l’ha letta cantando? Ma un momento, il testo mi sembrava diverso.
Tutti noi conosciamo la storia di Mary Poppins, vero? La leggendaria tata che fa visita alla famiglia Banks e che cambierà per sempre le loro vite, facendogli vivere emozioni mai provate prima.
Questa volta ad andare a trovare la famiglia in viale dei Ciliegi, n. 17, sarà Mary Claun, una giovane e brillante governante magica che entrerà nello spirito dei bambini Jane e Michael e infonderà loro la bellezza e i sogni che la vita può riservare. Continua a leggere “Mary Claun e la missione Bolivia”

Il lettore ha i suoi diritti

Da qualche tempo, ormai, fatico a trovare un libro che mi appassioni, inizio e poi abbandono perché mi annoia quello che leggo o perché, semplicemente, non fa per me. Devo quindi lottare contro quell’innato senso di colpa che c’è in me e che mi fa sentire una traditrice nei confronti del libro che vorrei abbandonare. Queste sensazioni le sento ancora molto vive perché le ho provate qualche giorno fa con un libro che si intitola: “Il giorno dell’ape”, vincitore del premio Strega. Questo romanzo racconta la storia di una famiglia irlandese colpita della crisi economica, la si narra dai punti di vista di tutti i membri della famiglia e questa pluralità di sguardi è davvero interessante. Inizio questo libro perché ne ho sentito parlare bene, leggo le prime cento pagine ma poi non riesco ad andare avanti e con grandissima fatica, cedo. Odio lasciare i libri a metà. Continua a leggere “Il lettore ha i suoi diritti”

Il gusto della pellicola

C’è un sapore che non si cancella,

un sapore che lascia traccia nei ricordi,

un sapore che si ferma tra le dita

quando il rullo si avvolge,

quando il diaframma si chiude,

quando il tempo si cristallizza in un solo istante.

Scattare in pellicola

è rievocare un dolce ricordo passato,

un abbraccio al silenzio che precede lo scatto,

un frammento che non si cancella.
Continua a leggere “Il gusto della pellicola”

Per te che ci leggi

Credo sia bello! Cioè, datemi un attimo… Vorrei trovare le parole giuste, ma non è per niente facile.
Faccio parte di un gruppo di persone che non so come definire: magari, forse, banali. Si, dai: banalotte, nel senso di comune, scontato. Siamo quelle persone che incontri alla fila in una cassa di un supermercato, o sedute dietro a una scrivania di qualche azienda, o ancora una di quelle persone che guardano il proprio viso, riflesso sul vetro di un treno o di un autobus. Degli sconosciuti, in mezzo a sconosciuti, assorti nei propri pensieri. Poi di nascosto scriviamo qualche articolo per il nostro mensile, ma abbiamo un dubbio: qualcuno ci leggerà? Sarebbe bello! Sembra banale, ma non lo è. Continua a leggere “Per te che ci leggi”