Émile e Joanne, questi i nomi dei due protagonisti. Entrambi con una storia dolorosa di cui non vogliono parlare, entrambi in fuga dalla loro vita. C’è chi ha perso tutto e non sa come andare avanti, o non crede di poter ricominciare, e chi aveva tutto ma ha scoperto che presto non avrà più nulla. Chi parte per non perdersi e chi per ritrovarsi. Un camper, i Pirenei, paesaggi mozzafiato, si parte per un viaggio che sa di ricerca e di riscoperta, senza un itinerario ben definito e senza un ritorno programmato. Le loro storie si scoprono pian piano assieme alle cime delle montagne e ai tramonti tersi, o alle notti stellate. È una lettura dolce e delicata ma dai contenuti forti e potenti, una visione illuminata del senso della vita, nella gioia e nella sofferenza, nella rinascita e nella fine. Spoiler lacrimuccia finale.
“Se ti diagnosticano l’Alzheimer puoi disperarti o partire in camper.”
Buona lettura
Monia Rossi
Mese: febbraio 2026
Tsundoku
Scrivo questo articolo e poi vorrei capire quanti “la vivono” come me e credo di poter dire che non siamo in pochi. Qualcuno sostiene ci sia una sottile poesia, un rito speciale e mistico, nel comprare libri che forse non leggeremo mai, tanto che i giapponesi hanno creato una parola specifica: “tsundoku”, nata dalla fusione di “tsunde-oku” (accumulare) e “dokusho” (leggere). Non è semplicemente disordine o accumulo compulsivo e nemmeno bibliomania. È piuttosto un’espressione d’amore per i libri e la lettura, dove ogni volume viene acquistato con la genuina intenzione di leggerlo, prima o poi. È come creare un museo personale di possibilità, dove ogni libro rappresenta un mondo ancora da esplorare, una promessa di conoscenza futura. Continua a leggere “Tsundoku”
Verso l’infinito
Giacomo Leopardi visse solo 39 anni, dal 1798 al 1837. Non si può sapere cosa si celasse nel suo cuore ma analizzando le sue opere e i suoi viaggi tra Recanati, Roma, Milano, Bologna, Pisa, Firenze e Napoli possiamo affermare che fosse stato un uomo coraggioso, in cerca del suo posto nel Mondo e soprattutto di qualcuno che lo comprendesse. Lui si sentiva solo, lo possiamo leggere nel canto pisano-recanatese “Il passero solitario” dove confrontò la solitudine inconsapevole del passero con la sua condizione tutt’altro che inconsapevole. Purtroppo animi particolari e profondi come quello di Giacomo non vengono capiti e apprezzati da molti. Ma il messaggio che a me affascina particolarmente è questo: di fronte all’immensità dell’Universo il cuore di Leopardi non si spaventa e, anzi, il naufragio in quel mare infinito è dolce (“il cor non si spaura” e “il naufragar m’è dolce in questo mare”). Continua a leggere “Verso l’infinito”
Questione di ordini
Ce lo hanno insegnato Cucine da incubo e Quattro ristoranti: se la comanda è sbagliata, il cliente ha diritto a farsi sostituire il piatto. Ma così non accade in Giappone, nel Ristorante degli ordini sbagliati. Ordinare un hamburger e vedersi servire dei ravioli di carne è l’esperienza zero che ha suggerito al regista Shiro Oguni questa idea: un posto dove l’errore non sia solo tollerato ma anche accolto con un sorriso, un’occasione per riflettere su ciò che conta nella vita. Come reagireste se il cameriere che serve il vostro piatto assaggiasse il contorno dopo essersi accomodato tra di voi? Forse sorridereste con imbarazzo se foste con la vostra dolce metà a lume di candela, ma sicuramente cercherete di mandarlo via se vi trovaste nel bel mezzo di una trattativa di lavoro. E se sapeste che il cameriere è affetto da demenza senile? È più importante il rigore della dinamica ordine-comanda-servizio o la cura che in quel gesto, nutrire e servire, vi viene offerta? Continua a leggere “Questione di ordini”
Mezzo secolo a chi?
“Leggera e leggiadra
percorro il mio sentiero,
l’inganno del tempo è solo un illusione.
Lasciatemi sognare
è così che voglio il mio stare.”
Da poco ho compiuto 50 anni. Mezzo secolo come molti ci tengono a ricordarmi. Beh sì, confesso che dirlo a voce alta fa un certo effetto. Anche perché, come mi diceva sempre una collega che aveva passato i settanta, “…tu mica te li senti gli anni che hai: è lo specchio a ricordartelo!…”. Ultimamente capisco che aveva proprio ragione, i miei, di anni percepiti, sono solo 35, e gli altri? Boh. Continua a leggere “Mezzo secolo a chi?”
Consigli di lettura: Estranea di Yael Van Der Wouden
Quando ho sentito parlare del fatto che un’esordio aveva vinto o si era candidato a tutti i premi letterari dell’anno me lo sono subito comprata: cosa poteva renderlo così speciale? Solo in casa Isabel si sente protetta. Lì, da bimba, ha potuto giocare felice, al riparo dai bombardamenti. Ancora oggi, vent’anni dopo, quei muri la difendono. Saldi e immobili, come lei. Per lei tutto deve essere in ordine: le posate allineate, le stoviglie lucidate, il giardino senza erbacce. Un mattino, però, Isabel trova la scheggia di un piatto di porcellana. La prima incrinatura in un mondo perfetto, a cui ne segue presto una seconda, ben più grave. Quel giorno, si presenta sulla soglia di casa Eva, la nuova fidanzata del fratello, che Isabel è costretta a ospitare per qualche tempo. Eva è l’estranea. Continua a leggere “Consigli di lettura: Estranea di Yael Van Der Wouden”
Lacca, lucido da labbra e sogni al neon
Tra i quindici e i vent’anni le feste con la musica non erano semplici feste. Erano prove generali di vita: imitazioni di amici più esperti o di personaggi televisivi, tentativi goffi e sinceri di diventare grandi. Nascevano quasi sempre in un garage o in una cantina, luoghi che di giorno avevano un’utilità pratica e un odore neutro, ma che per una sera cambiavano pelle. Bastava togliere due biciclette, coprire le bottiglie di vino con un lenzuolo, spostare i mobili, portare qualche sedia e, all’improvviso, quello spazio diventava il centro dell’universo. La preparazione della sala era già un rito. Le luci al neon venivano accese per prime, perché davano risalto ai colori bianchi: camicie stirate, scarpe nuove, dettagli che volevano sembrare eleganti. Il bianco, sotto il neon, brillava più del resto e faceva sembrare tutto più importante. Continua a leggere “Lacca, lucido da labbra e sogni al neon”
Calore e compagnia
La scoperta del fuoco, della fiamma, si perde nella notte dei tempi. I primi esseri umani che provarono questa invenzione devono essere stati spaventati, e non poco, da questa “cosa nuova” che entrava nella loro vita; posso solo immaginare quante dita scottate ci sono volute per imparare. Poi piano piano, con esperienza, hanno saputo adattare questa meraviglia per farci un sacco di cose: ci si poteva cucinare il cibo, fare luce nel buio della notte o in casa, scaldarsi dai rigidi inverni. Nel corso dei secoli, il fuoco, la fiamma e il calore prodotto da esso, è stato sfruttato per svariati motivi, sia in ambito casalingo che industriale. Ogni tanto ci fa capire che non si scherza con il fuoco come dicevano i nostri nonni. Continua a leggere “Calore e compagnia”
La dignità del perdere in “The Winner Takes It All”
ABBA, 1980, The winner takes it all. Ha un ritmo coinvolgente e leggero, ma se ci si sofferma sul testo di questa canzone, tutto cambia. Le parole assumono un peso diverso e ci si immedesima da una prospettiva diversa. Il brano racconta la fine di una relazione importante, la separazione di due persone che si sono amate.
Qui i protagonisti sono due. Da una parte, chi lascia: chi prende una decisione e sceglie di andare avanti, interrompendo il legame. Dall’altra, chi perde. Non perché abbia sbagliato, ma perché non ha il potere di decidere. È la parte che subisce una scelta altrui e ne deve accettare le conseguenze, pur non avendole causate.
Continua a leggere “La dignità del perdere in “The Winner Takes It All””
La bellezza può sempre fiorire
“In febbraio la natura ci ricorda che anche nei momenti più freddi, la bellezza può sempre fiorire.” (Gabriela Aléman). Febbraio per me rappresenta la soglia tra il gelo dell’inverno e il primo fremito della primavera, mi sembra di avvertire la luce crescere visibilmente e l’aria che si riempie di un’energia che profuma di novità, il cielo sembra più limpido, tra una pioggia e l’altra, e gli uccelli cinguettano più vivaci. Mi piace pensare che sia il respiro della stagione che cambia e che porta verso mesi più tiepidi e luminosi. Gennaio mi appare sempre eterno e di solito arriva puntuale a ricordarmi che un altro anno è passato e puntiglioso mi presenta il conto, mi spinge a fare il punto della situazione, di pesare sulla bilancia progetti in sospeso. Cos’ho realizzato e cosa è ancora lì fermo? Continua a leggere “La bellezza può sempre fiorire”
Consigli di lettura: L’arte di perdersi (storia dei miei traslochi) – Lia Piano
Questo libro mi ha fatto riflettere su molti step della mia vita: ho ripercorso con la protagonista di questo romanzo diverse fasi. Ho riso, e mi sono rattristata ma è stato un percorso davvero bello. Lei è una donna spiritosa, che vive intensamente e che proprio per questo ha imparato che i sogni, e tra questi l’amore, riservano tante gioie quante delusioni e che bisogna maneggiarli con cautela. Sta attraversando un momento difficile: le sembra che il suo lavoro, la sua casa, il suo stesso corpo non le somiglino più e le app di dating o i consigli del chirurgo estetico hanno l’aspetto inquietante delle illusioni. Ma il destino ha in serbo una sorpresa: l’acidissima zia Laura, che l’ha sempre cordialmente detestata, decide di lasciarle in eredità una grande casa appollaiata su un terrazzamento ligure che digrada verso il mare, e anche il denaro per ristrutturarla. Continua a leggere “Consigli di lettura: L’arte di perdersi (storia dei miei traslochi) – Lia Piano”
Gabriele: storia di una (ri)nascita in casa
01:25. “Eh sì, hai rotto il sacco, Valentina!”. Ah. Così, una goccia alla volta, in sordina? Siamo sicuri? Va beh, se lo dice l’ostetrica. Ah già, ma io “vado-lentina”. Sempre la solita, sia io che la battuta! “Dai Davide, torniamo a letto”. 02:20. “Davide, chiama le ostetriche! Che male!” Volevo il botto, gli effetti speciali? Ecco! Mi inginocchio, sento che devo stare a terra. Eccone un’altra. Che dolore! Chiudo gli occhi, ho bisogno di stare dentro di me. Sento il campanello di casa. Le ostetriche! Sbircio, qualcuno ha spento le luci. Una candela illumina la stanza. Chiudo di nuovo gli occhi. Ho bisogno di Davide. Lo sento di fronte a me, ci abbracciamo, mi sostiene. Ora è tutto pronto. Tappo il naso e mi immergo. Pluff! Buio pesto, dentro e fuori. Su quale pianeta sto andando? Un’altra onda, e poi un’altra. Un mare nero in tempesta. Vado a fondo, giù, giù negli abissi. Caos, arranco, cerco aria, un appiglio. Sto lottando, resisto, controllo. “Fai quel salto Vale, vai oltre quel dolore!”. Non ce la faccio, ho paura! Improvvisamente penso a mio figlio. Continua a leggere “Gabriele: storia di una (ri)nascita in casa”
Un “sale” particolare
Sarebbe bello se esistesse un sale antighiaccio che costasse poco, non inquinasse l’ambiente, non corrodesse i veicoli e magari fungesse anche da cibo per l’inverno per gli uccelli.
L’unica cosa errata di questo articolo è il condizionale. Il “sale” esiste per davvero. Costa un decimo del sale tradizionale ed è fatto con uno scarto di lavorazione. La scoperta è stata casuale e l’ha fatta una azienda nell’Ontario, dove i lunghi e freddi inverni costringevano all’utilizzo di tonnellate di sale sparso sulle strade.
L’azienda produce succo di barbabietola. Continua a leggere “Un “sale” particolare”
Maestre per un giorno
Alice la prof, Maria Teresa la creativa, Monia l’entusiasta in veste di Bigliettinegialle, con indosso le nostre magliette ufficiali, alle 8 e 30 varchiamo la soglia della scuola primaria “Francesco Dall’Ongaro” di Oderzo. Oggi insieme ai bambini delle varie classi scopriremo il potere dei “PENSIERI POSITIVI”. Ogni nostro bigliettino giallo contiene una parola o una frase carina che ha lo scopo di far sorridere o raddrizzare una giornata storta di chi lo riceve. Entriamo nelle varie classi e da ora in poi sarà tutto una “magia”. Di fronte a noi troviamo occhi grandi, occhi profondi, occhi blu come il mare, verdi come gli smeraldi. Occhi attenti, occhi curiosi, che ci scrutano e ci studiano. I più grandi ci accolgono seduti a terra, gambe incrociate mani intrecciate che sorreggono i loro piccoli visi. I più piccoli sono seduti attorno a quei banchi di scuola, che ci appaiono troppo grandi per alcuni di loro, cuccioli in attesa di sapere cosa ci fanno queste signore che indossano magliette gialle con una grande scritta sul petto. Continua a leggere “Maestre per un giorno”













