Abbiamo tutti la “Pareidolia”

Era seduta su una panchina, con lo sguardo rivolto in alto, all’interno di quello che era il suo giardino preferito. Quelle nuvole candide che solcavano il cielo azzurro, le aveva viste mille volte. Spesso, osservandole meglio, le pareva di vedere dei volti di persone, animali oppure figure mitologiche. Da lì si immaginava favole da raccontare ai bambini e storie da scrivere sul suo diario.
Quando abbassava la testa, le piante circostanti sembravano soldati pronti a difendere quel territorio. Il loro tronco era coperto da normale corteccia, ma lei riusciva a vedere scritte incomprensibili per la maggior parte delle persone e le traduceva in un linguaggio conosciuto solo a lei.

La tendenza a vedere immagini che non ci sono si chiama PAREIDOLIA. Nata nella preistoria, dove i nostri antenati avevano l’esigenza di riconoscere i predatori mimetizzati al fine di sopravvivere a eventuali attacchi, nel corso dei millenni questo fenomeno è rimasto radicato nel nostro io. Molti artisti nei secoli a venire hanno creato dipinti dove più o meno palesemente, si divertivano a nascondere figure di personaggi o animali.
Oggi la Pareidolia non è più usata per difenderci dagli animali feroci, ma ci permette di guardare il mondo da un punto di vista diverso: quello del sognatore. Buona Pareidolia a tutti.

Sandro Pezzella

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