Invisibile significa impossibile da vedere.
Eppure esisti. Ti guardi allo specchio mentre ti fai la barba, ti passi le dita tra i capelli, ti fermi sulle scale con le mani sui fianchi e, come insegnava Charlie Chaplin, sorridi: perché un giorno senza sorriso è un giorno sprecato. E poi piangi. Piangi sotto la pioggia, così che nessuno veda. Eppure, sei invisibile. Lo diventi piano, ora dopo ora. Agli occhi di chi ti voleva bene, di chi frequentavi. Si allontanano, perché stare vicino al dolore è un compito per pochi. E impari che nella vita hai incontrato tante maschere e pochi volti. Esci sempre meno.
Il male non conosce orari, non distingue i giorni. Non ci sono più grigliate, aperitivi, partite a basket, birre con gli amici. E quando qualcuno ti incontra, tra una farmacia e una visita, ti dice cosa dovresti fare: mangiare meglio, dormire di più, correre, camminare. Parole leggere, buttate lì. All’inizio ascolti. Poi ti chiedi: che ne sanno?
Che ne sanno di certe giornate, di certe notti, di certi anni. Diventi sempre più piccolo. Invisibile. Non hai più un lavoro.
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