La regina della notte

Giorgia stava passeggiando nel bosco assorta nei suoi pensieri e nel silenzio di quel luogo. Tornava in quei posti ogni volta che poteva. Adorava assaporare i profumi e guardare la vita che pulsava di notte. La luna non si era presentata e dal cielo le piccole stelle illuminavano fiocamente il sentiero che stava percorrendo. Nell’erba e tra gli alberi, un esercito di lucciole volava nelle direzioni più disparate, apparentemente senza una meta. Quello era il suo rifugio, il luogo dove andava quando il suo cuore e la sua mente cercavano pace, armonia, magia. Aveva conosciuto quel bosco da bambina, dove suo nonno la portava e le raccontava le storie delle creature magiche che popolavano la foresta. Alle volte si sedevano sui ceppi di alberi caduti, accendevano un fuoco e stavano in silenzio per ore a guardare le stelle. Giorgia non aveva i genitori, era cresciuta con i nonni che l’avevano accudita fin dall’infanzia. Entrambi le avevano trasmesso quella qualità innata che è la capacità di fantasticare, di creare mondi immaginari dove ogni pensiero diventava reale. Quando era diventata adolescente suo nonno l’aveva obbligata ad uscire con le sue amiche e frequentare le persone nella vita reale. “Lì fuori c’è un mondo, bambina mia. Noi siamo vecchi e tu devi fare la tua vita e le tue esperienze” le disse. Ma Giorgia era testarda e se in un primo momento aveva assecondato i nonni, dopo poco tempo tornò alla sua vita fatta di sogni e fantasia.
Era talmente assorta nei suoi pensieri che quasi non si accorse di quel riflesso blu e bianco davanti a lei. Si avvicinò con passo svelto verso la luce e quando arrivò, un gran sorriso aveva preso il sopravvento sul suo volto. La Regina della Notte era lì davanti a lei, bella come sempre. Suo nonno amava raccontare storie su quel fiore, il suo preferito. Le diceva sempre: “sai Giorgia, questo fiore per me sei tu. Il più bel fiore che io abbia mai conosciuto.” La ragazza si sedette a fianco della Regina della Notte e ripensò a quando aveva seppellito i suoi nonni, proprio in quel punto. Come allora, una lacrima cominciò a scenderle dal viso e nell’offuscamento della vista, le parve di vedere un fuoco fatuo danzare vicino a lei. Quasi ipnotizzata da quei movimenti, si addormentò e sognò i sui nonni, che attorno al fiore notturno, le raccontavano le storie delle creature fatate.

Sandro Pezzella

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