Second life

Portare il pane casa per casa era una delle cose che mi piaceva di più quando ero bambina: salivo sul furgone di mamma e papà che avevano, nella mattinata, ben tre giri famiglia per famiglia da fare.
La cosa che più mi entusiasmava era il meticoloso “ordine di uscita” (passatemi il termine) con cui la mamma ordinava i sacchetti nelle ceste che caricavamo. La cosa stupenda era che quelle ceste erano come il quadro astratto di qualche pittore. Ogni famiglia infatti aveva il suo sacchetto: alcuni erano a quadretti, altri tinta unita, a righe, a fiori e la mamma sapeva esattamente su quale balcone dovevi lasciarli perché, una volta lì, ne avevi un altro identico da ritirare. Ogni giorno, ogni anno, fino a che, logorati dai lavaggi e dopo aver onorato il loro compito, venivano sostituiti o dalla stessa o da una nuova sgargiante fantasia.
Poi l’era dei supermercati e del consumismo ha fatto sì che si perdesse sia la ritualità della consegna a domicilio sia la buona abitudine di riutilizzare i sacchetti più volte per lo stesso scopo. Così ad oggi, ogni giorno, a chi viene a prendere anche un solo un panino diamo un sacchetto di carta nuovo e, se la signora è venuta in panificio in bicicletta, se ne va con in dote anche una bella borsa di plastica. Ma non fatevi ingannare: domani la signora tornerà sprovvista di un qualunque contenitore di sorta.
Con i miei genitori abbiamo quindi deciso di cominciare a riciclare tutte le shopping bag di carta e di metterle al servizio dei clienti anche se marcate da slogan vari. Ho iniziato allora a chiedere alle mie amiche di portarmi anche le loro, qualora troppe se ne accumulino negli armadi rischiando anche di finire al macero. Così ho iniziato a riciclare borse di carta in primis, che hanno comunque impatto minore di quelle di plastica per l’ambiente.
A tale scopo esistono alcune piccole realtà del territorio che si sono inventate, con l’aiuto di piccole sartorie locali, dei sacchetti di stoffa per la frutta, lavabili e riutilizzabili, da usare dal fruttivendolo o anche al supermercato, al posto dei normali sacchetti biodegradabili di plastica. In alcuni supermercati c’è anche chi si è visto intelligentemente scalare il centesimo al sacchetto dalla spesa finale. Non credo sia un peso per nessuno avere in borsa o in macchina delle borsine, più piccole delle shopper per la spesa, ma comode per metterci dentro il latte e la ricotta uscendo dalla latteria.
Girovagando su Internet ho poi scoperto i mille usi dei sacchetti di carta, dal portapane al collage; la mia amica Nicoletta con le shopper ha addirittura costruito un fantastico calendario dell’Avvento. Possiamo dare nuova vita alle semplici borse dei regali di Natale, a quelle del maglione nuovo o delle scarpe; possiamo usare lo stesso sacchetto di carta del pane per qualche giorno oppure acquistare dei sacchetti di stoffa per la frutta e la verdura. Un risparmio per noi, per gli esercenti e per la nostra Terra che ci ringrazierà.

Marta Santin

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...