Ogni angolo del mondo custodisce tradizioni natalizie uniche, spesso poco conosciute. Una mia amica cinese mi ha svelato una tradizione davvero particolare che mi ha affascinato molto. In Cina, durante la Vigilia di Natale, le persone sono solite scambiarsi delle mele, spesso confezionate in carta dai decori natalizi o in scatole accompagnate da biglietti d’auguri e fiocchi rossi. La domanda, che forse vi starete ponendo anche voi, è: ma perché proprio una mela?
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Il dono del Natale
È quasi Natale, cucciolo mio, e non ho ancora un regalo per te.
Vorrei donarti qualcosa di mio, qualcosa che resti. Forse l’ho trovato: una storia. Vieni qui, siediti accanto a me, il fuoco del caminetto ci farà compagnia. Dalle braci nasceranno i miei personaggi, e le loro ombre danzeranno sulle pareti come in un sogno. Guarda fuori: la neve scende lieve, copre la valle e illumina le case, i tetti, i pini del bosco. Sopra tutto, una grande luna sorride alle stelle, guidando chi torna a casa dopo una lunga giornata. Chiudi gli occhi e immagina un mondo in pace, dove nessuno ha paura, dove gli anziani raccontano storie e i bambini ridono felici. Ora aprili, e ascolta. Ti parlerò di Peter, un bimbo di un piccolo villaggio di montagna. Era inverno, e la neve copriva ogni cosa. Nelle stalle i nonni narravano favole ai bambini: quella più amata era la storia del popolo del bosco. Ma Peter, curioso e testardo, non ci credeva.
Una mattina decise di scoprirlo da solo. Mise nello zaino pane, formaggio e una bottiglia di latte appena munto, prese il suo flauto di legno e partì verso la montagna addormentata. Camminò a lungo nel silenzio bianco, finché si fermò a mangiare. Ma d’un tratto i rami presero a muoversi, la neve cadde dagli alberi e minuscole voci risero tra gli aghi dei pini. Peter, spaventato, indietreggiò e cadde nella neve. Quando rialzò la testa, davanti a lui c’era un minuscolo omino con un cappello rosso pieno di campanelli. «Ciao Peter» disse. «Sono Teo, re del popolo del bosco. Ti conosciamo bene: sei vivace, ma buono. Hai un sogno da affidare a noi?»
Peter ci pensò un momento e poi sussurrò: «Vorrei che questo Natale fosse di pace, che non ci fossero bambini tristi né nonni soli, che tutti avessero un sorriso e un dono». Teo lo guardò commosso. «È un bel sogno, piccolo uomo. Facciamo un patto: tu ci darai il latte e il tuo flauto, e noi proveremo a realizzarlo».
Peter non esitò: posò tutto nella neve. L’omino sorrise, poi svanì con i suoi amici tra gli alberi. La mattina di Natale, Peter trovò accanto al letto un pacchetto con un fiocco rosso. Dentro c’era il suo flauto e un biglietto:
Ogni volta che ci vorrai parlare, suonalo. Noi saremo in ascolto. Da quel giorno Peter non si sentì più solo. Di notte, al suono del suo flauto, tornavano Teo e i suoi amici, e insieme raccoglievano i sogni del mondo per portarli a chi ne aveva più bisogno. La pace regnò nel villaggio, e le storie del popolo del bosco continuarono a vivere nei racconti dei nonni, generazione dopo generazione. E così, cucciolo mio, questa è la favola che ti regalo. Ora dormi sereno, i piccoli amici del bosco veglieranno sui tuoi sogni.
Guarda la luna, così grande e luminosa… illumina anche il mio cammino, perché ci sono altri bambini da addormentare.
Buonanotte, piccolo mio. E… buon Natale.
Andrea Spessotto
DONO
Per quale motivo quando dietro ad un dono offerto si profila la necessità di fare qualcos’altro per averlo, dentro al nostro cuore si insinua un gusto amaro di delusione?
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