Certo, lei è l’indiscutibile, la divina, la star dei falò; a lei sono dedicati due giorni magici tra il 5 e il 6 gennaio e poi tutti gli sfottò indirizzati alle donne in modo poco elegante. Ma la Befana non è l’unica a popolare il cielo durante la vigilia dell’Epifania. D’altra parte, come potrebbe far visita a tutti i bambini del mondo semplicemente a cavallo di una scopa e senza aiutanti? Valle che vai, vecchiaccia che trovi, e purtroppo non sempre benevola. Cominciamo il nostro viaggio dalle profondità della Carnia: a Sauris, dove vive una comunità linguistica unica e isolata dal resto delle vallate circostanti. Lì abita la Bèlin: il suo nome significa “donna forestiera” e proprio come la sua quasi omonima televisiva ha un bel fondoschiena. Non proprio uguale: il suo è veramente enorme e sporchissimo, come il calderone della polenta, cibo tanto amato nelle valli del Friuli e non solo. Essa risiede all’imbocco della valle dei Lumiei e tutti i bambini saurani dovevano pagare il pedaggio per uscire dalla valle la prima volta proprio baciandole il sederone. Continua a leggere “Altro che Befane!”
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Vecchio scarpone quanto tempo è passato
Si sa, la moda è passeggera, la moda va e viene poi ritorna. Ci sono capi che non passano mai di moda, e ci sono accessori che tornano ciclicamente nel corso del tempo.
Una parola che in questi anni ’20 del nostro millennio è sulla bocca di tutti è sostenibilità: per sostenere i nostri stili di vita stiamo riscoprendo lavorazioni, materiali, fonti energetiche, cibi… e tradizioni. Il mondo lento e a volte retrogrado dei tempi andati era per forza sostenibile: spesso sincronizzato con la ciclicità naturale, autarchico in molti aspetti, non conosceva la produzione sul larga scala né la possibilità di importare materiali da chissà dove. Per forza sostenibile, a portata di quel micromondo fatto di artigiani e abilità personali, un intreccio efficace anche nel riciclo dei prodotti di scarto.
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Consigli di lettura: Raffaella Cargnelutti, La valle dei Ros
“Una cruda valle in Carnia, nel corso del Novecento, è teatro di storie nere, legami forti, personaggi epici.”
Spesso le storie che narrano la montagna sono forti, dure, aspre e questa non fa certo eccezione.
La Carnia con le sue valli e le alte vette è una terra faticosa, che non regala niente.
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