01:25. “Eh sì, hai rotto il sacco, Valentina!”. Ah. Così, una goccia alla volta, in sordina? Siamo sicuri? Va beh, se lo dice l’ostetrica. Ah già, ma io “vado-lentina”. Sempre la solita, sia io che la battuta! “Dai Davide, torniamo a letto”. 02:20. “Davide, chiama le ostetriche! Che male!” Volevo il botto, gli effetti speciali? Ecco! Mi inginocchio, sento che devo stare a terra. Eccone un’altra. Che dolore! Chiudo gli occhi, ho bisogno di stare dentro di me. Sento il campanello di casa. Le ostetriche! Sbircio, qualcuno ha spento le luci. Una candela illumina la stanza. Chiudo di nuovo gli occhi. Ho bisogno di Davide. Lo sento di fronte a me, ci abbracciamo, mi sostiene. Ora è tutto pronto. Tappo il naso e mi immergo. Pluff! Buio pesto, dentro e fuori. Su quale pianeta sto andando? Un’altra onda, e poi un’altra. Un mare nero in tempesta. Vado a fondo, giù, giù negli abissi. Caos, arranco, cerco aria, un appiglio. Sto lottando, resisto, controllo. “Fai quel salto Vale, vai oltre quel dolore!”. Non ce la faccio, ho paura! Improvvisamente penso a mio figlio. Continua a leggere “Gabriele: storia di una (ri)nascita in casa”
