Tra i quindici e i vent’anni le feste con la musica non erano semplici feste. Erano prove generali di vita: imitazioni di amici più esperti o di personaggi televisivi, tentativi goffi e sinceri di diventare grandi. Nascevano quasi sempre in un garage o in una cantina, luoghi che di giorno avevano un’utilità pratica e un odore neutro, ma che per una sera cambiavano pelle. Bastava togliere due biciclette, coprire le bottiglie di vino con un lenzuolo, spostare i mobili, portare qualche sedia e, all’improvviso, quello spazio diventava il centro dell’universo. La preparazione della sala era già un rito. Le luci al neon venivano accese per prime, perché davano risalto ai colori bianchi: camicie stirate, scarpe nuove, dettagli che volevano sembrare eleganti. Il bianco, sotto il neon, brillava più del resto e faceva sembrare tutto più importante. Continua a leggere “Lacca, lucido da labbra e sogni al neon”
