“Scrivi quando arrivi” è una frase che spesso tra amiche ci diciamo, solitamente salutandoci al termine di una serata, è un modo affettuoso per rassicurarci a vicenda che l’altra sia rincasata sana e salva. È diventato, però, anche il nome di un gruppo WhatsApp utilizzato per poter chiedere aiuto in caso di timore la sera. «Ciao ragazze, c’è qualcuna sveglia?». «Sì, ci sono». A sorvegliarsi durante il tragitto di rientro verso i loro appartamenti sono più di trecento ragazze a Bologna, per lo più studentesse fuorisede, ma non solo, che da qualche mese non rinunciano più a uscire di notte perché sanno che connessa, da qualche parte della strada, c’è un’altra sorella. L’ideatrice si chiama Samia Outia, una ragazza di 22 anni, veneta e di origini marocchine, che studia giurisprudenza all’università, che racconta di aver avuto l’idea dopo alcuni casi mediatici di femminicidio e violenza sessuale perché lei e le sue amiche si sentivano particolarmente insicure. Continua a leggere “Scrivimi quando arrivi a casa”
