“…e il naufragar m’è dolce in questo mare”

“Quante storie che ci sputa fuori il mare” (Nomadi)

Il mare ha sempre ispirato poesie, canzoni, romanzi. Il mare ispira anche chiunque si fermi al suo cospetto, chi ne solchi le onde, chi lo contempli da una finestra aperta.
Di fronte al mare spesso siamo travolti da mille emozioni, da pensieri, da ricordi. Capita a volte di rimanere in soggezione, rispetto a quell’immensità, provando la sensazione di essere semplicemente un puntino misero nell’universo. A volte invece rimaniamo spaesati, quasi a sentirci improvvisamente tristi e soli. Credo di pensare spesso, d’innanzi al mare, di avere una fortuna immensa nel poter guardare un simile spettacolo: camminando d’inverno lungo la spiaggia dove il grigio del mare piatto si sposa perfettamente con il grigio del cielo, osservandolo mentre il sole cala “dentro” di lui dall’alto di una rupe, o dalla terrazza di un locale. Ammirarlo con le gambe ammollo e lui lì, nella sua sfumatura perfetta di celeste; o osservare quel blu profondo screziato di schiuma bianca solcandolo in barca. O semplicemente ascoltarlo sciabordare calmo la notte, illuminato solo dalla luna nel cielo, in pace e silenzio, sola coi miei pensieri. Spesso quella meraviglia della natura mi lascia decisamente senza fiato, al punto che l’unica immagine che mi riempie gli occhi ed il cuori è quello spettacolo che mi sta di fronte.

Marta Santin