Ricordo ancora quell’ambiente caldo, dove mangiavo e riposavo tutto il giorno. Al mio fianco c’erano i miei fratellini, che erano molto più ansiosi di me di scoprire il mondo e quando decisero di esplorare nuovi orizzonti, mi trovai molto contrariata. Così quando arrivò il mio turno, invece di sporgere il viso fuori, mi girai e appoggiai le natiche su quel piccolo uscio per dimostrare tutta la mia indignazione. Dovetti resistere con tutta la mia forza per non farmi risucchiare dal vortice, tanto che il mio culetto rimase incastrato.
“Ops. Ora cosa faccio?” mi domandai. “Ehi, mi stanno toccando il sedere”. Pensai subito dopo, in quanto sentii che qualcosa mi aveva afferrato e piano piano mi stava tirando a sé.
“Ho detto che non voglio!! Io sto bene qui!” tentai di urlare, ma a quanto pare nessuno mi sentiva.
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