Un giorno fu piantato un semino nella terra e, grazie alla pioggia, al sole e a molto altro, pian piano crebbe ed iniziò ad essere prima una piccola piantina, poi, con il tempo, un grande albero rigoglioso.
Tutto è partito dalle diramazioni delle sue radici nella terra: più passava il tempo più lui si “ancorava” a quel posto. Ha stabilito che proprio in quel luogo voleva espandersi sia nella larghezza del tronco sia in altezza, dando vita a tanti rami dove nel tempo si sono potuti posare molte specie di uccellini: per riposarsi tra i vari spostamenti, per fermarsi a cantare, ma soprattutto per proteggersi dagli agenti atmosferici.
L’albero a cui sto pensando è ancora al suo posto nonostante tutto. Il tempo l’ha fatto “sventolare” da un lato all’altro, gli ha fatto perdere le foglie, gli ha spezzato qualche ramo, ma lui è ancora lì e, nel tempo, ha generato nuovi frutti.
La metafora dell’albero mi riporta alla riflessione che sicuramente la vita è tutto ciò che ci accade mentre noi cerchiamo di trovare la nostra terra, di capire quali e quanti rami abbiamo a disposizione, ma ricordandoci che abbiamo delle radici che sono le nostre origini. E da lì che tutto parte ed è grazie a loro che esistiamo. Siamo grati per la vita che ci hanno donato ma cerchiamo di essere terreno fertile per le prossime generazioni siano essi figli generati da noi o figli del mondo. Io credo che glielo dobbiamo.
Katiuscia Salmaso
