La forma dell’invisibile – l’arsenale rinasce per la speranza.

Chissà se Ernesto Oliviero ha mai letto “Le città invisibili” di Italo Calvino. Eppure, la sua intuizione e l’operato della “Fraternità della Speranza” che oggi abitano l’Arsenale della Pace a Torino, sembrano incarnare proprio le parole dello scrittore: “Una città infelice può contenere, magari solo per un istante, una città felice; le città future sono già contenute nelle presenti come insetti nella crisalide”.
Grazie all’opera di un piccolo gruppo di persone, senza una lira, che sognava che il rudere della fucina diventasse casa per le persone in difficoltà, in breve l’arsenale mutò volto e divenne un monastero urbano, porta aperta 24 ore al giorno, luogo di incontro e restituzione di tempo, professionalità, denaro, beni materiali e spirituali.
Mattia, giovane consacrato della Fraternità, racconta che il mondo varca la porta di questo posto. C’è chi cerca un riparo, una soluzione a problemi difficili, ma anche giovani in cerca del senso della vita.
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