Consigli di lettura: #iostoconloro di Loredana Frescura e Marco Tomatis

Sofia e Giada, una studentessa e un’ex studentessa dei Licei Le Filandiere di San Vito al Tagliamento (PN), hanno commentato per noi il libro #iostoconloro di Loredana Frescura e Marco Tomatis, letto nell’ambito del progetto BiblioFilanda promosso dalla scuola e rivolto a ragazzi amanti della lettura. Il romanzo racconta la storia di cinque amici e compagni di classe, la cui vita scorre complessa tra il difficile rapporto con la famiglia, lo scontro con i professori e il desiderio di non avere più limiti e costrizioni. Riusciranno i cinque amici a trovare una via d’uscita? 

Ecco che cosa hanno scritto Sofia e Giada:

Buongiorno a tutti cari lettori! Spero siate affamati di pagine e inchiostro perché vorrei consigliarvi un libro da leggere, un libro breve ma intenso. Il libro in questione è #iostoconloro e racconta uno scorcio di vita quotidiana che sembra tanto reale da far quasi male.

Quando si legge il romanzo si riconosce qualcosa di straordinariamente e allo stesso tempo spaventosamente famigliare. Le azioni si svolgono principalmente all’interno dell’Istituto Comprensivo Ippolito Nievo. I nostri sei protagonisti hanno dei nomi normalissimi, ma il lettore li ricorda principalmente per i loro soprannomi, perché è proprio da quelle orribili etichette che nasce questa storia: Checco Finocchio, Enrico Cervello Bruciato, Carla Puttana, Graziano Scarpe Strette, Teresa Gambe a Fiori e Piero Avanzo di Galera. I narratori sono due: Carla e Donato, una studentessa e il preside dell’istituto. Grazie a loro ripercorriamo la vicenda di tredici anni prima, quando i sei ragazzini erano obbligati a sopportare una vita troppo pesante per le loro giovani spalle.

La vita di questi adolescenti non è facile perché devono scontrarsi con dei ragazzi più grandi, cercando di non affondare come barchette di carta nell’oceano in mezzo a tutta la cattiveria gratuita dei bulli.

Ma il loro più grande nemico ha un altro nome: si chiama Tutto Quello.

Tutto Quello non è altro che l’esistenza in generale, la vita come la conoscono loro, piena di soprusi, sopraffazioni e violenza. Infatti, ognuno dei sei ragazzi combatte una battaglia personale contro il mondo intero: c’è chi ha la madre depressa, chi il padre violento, chi una malattia genetica e chi ha problemi con la droga. Il punto fondamentale è che sono uniti da un’amicizia salda e robusta e, invece di sopportare la violenza in silenzio e di nascondersi, sono pronti a difendersi a vicenda fino a far scoppiare una vera e propria faida continua.

#iostoconloro mi ha colpito tanto perché parla di noi e con noi intendo la mia, anzi la nostra generazione. È un libro che affronta tematiche con le quali noi ci cimentiamo ogni giorno, cercando di andarci d’accordo e di farle incastrare nel grande puzzle che raffigura la nostra vita adolescenziale. Più vai avanti a leggere e più capisci che le parole mettono insieme frasi già sentite, già viste, almeno una volta nella nostra vita. Il libro non ha nulla di fantastico, anzi leggendo ti ci ritrovi dentro fino in fondo. Diventi uno spettatore di una scena a cui hai già assistito da lontano. Nel libro i ragazzi parlano di doversi cimentare continuamente contro “tutto quello” e per me “tutto quello” è la vita stessa che tutti i giorni scorre su di noi come una cascata. A volte il suo tocco è dolce e fresco e ci coccola facendoci sentire bene. La carezza che la mamma ci riserva e che ci fa sentire al sicuro. Ma a volte la cascata irrompe su di noi lasciandoci annaspare, lottando faticosamente tra il vivere e il sopravvivere. L’età che stiamo vivendo non è sempre facile. È l’età dei primi amori, delle grandi insicurezze, delle amicizie e dei pianti.

Ci guardiamo allo specchio credendo di essere grandi, sicuri di poter fare qualsiasi cosa, anche tenere in mano il mondo, ma in realtà bisogna stare attenti a non far cadere questa esile sfera verde e blu. Perché quando succede non tutti hanno la forza di aprire la scatola di cerotti e curare le ferite. Reagire, reagire e reagire per andare avanti, curarsi e respirare, è questo quello che la nostra età richiede.

Una mia compagna di corso ha paragonato tutti i personaggi a un colore diverso dicendo che tutti ne hanno uno. Credo, invece, che siamo tutti dipinti di un unico colore: il bianco. Il bianco è il colore della luce e oltre a simboleggiare speranza simboleggia tutti gli altri colori. Non conteniamo mai un solo colore ma tutti. I colori sono le esperienze in età adolescenziale e con le esperienze diventi quello che vuoi diventare. Ma rappresentano anche le emozioni e noi cos’altro siamo se non emozioni complesse e articolate? Ci accendiamo di mille colori, diventiamo rossi quando siamo arrabbiati, verdi quando la speranza in noi brucia ardentemente, azzurri quando siamo sul punto di volare tra le nuvole e nero quando “tutto quello” ci sbarra le porte che abbiamo di fronte facendoci sussultare. Emozioni e esperienze, l’adolescenza ci riserva questo e altro e oltre ad essere l’età più bella è quella più pericolosa. Basta però ricordarsi di dipingere fiori ovunque per sentirne continuamente il profumo. Ricordiamoci sempre di profumare. Siamo tutti Margherite in un campo soleggiato e anche la tempesta più violenta non potrà fare altro che rinvigorirci e renderci più forti.

Quindi, cari ragazzi e ragazze, non abbiate paura, ma alzate lo sguardo al sole come girasoli e vedrete che rimarrete sempre illuminati. Ecco, il libro mi ha insegnato questo: a credere in me e ad andare avanti sempre anche controcorrente. Vivere questa età nel bene e nel male e ricordare che ci sono sempre fiori per chi vuole vederli, perché il rischio di rimanere chiuso in un bocciolo può diventare più doloroso del rischio di sbocciare.

Sofia Zuliani

Ho trovato questo libro molto bello per svariati motivi. Ho rivisto in Carla ed Enrico una persona che già conoscevo, la me stessa di anni fa. Ho visto in Checco l’intelligenza che so che qualcuno avrebbe giudicato sprecata e in Teresa il dolore nel vedere che nessuno la capiva. Al contrario di quello che credono in molti, Teresa non è assolutamente stata egoista, nessuno ha saputo aiutarla né vedere ciò che stava succedendo. Tutti pensano al fatto che i suoi amici, che le volevano bene, avrebbero sofferto per la sua perdita; nessuno pensa a tutto ciò che succedeva a lei. Ho visto come aveva la testa in disordine, come nulla riuscisse più ad apparirle chiaro davanti agli occhi. Lei non ha scelto la via più semplice, ha scelto l’unica che poteva prendere. Non è stata egoista, ha deciso di dare tregua a sé stessa. Non è stata debole in quel momento, è stata troppo forte in altri. La sua decisione dovrebbe essere rispettata da tutti perché se una persona arriva a tanto chiaramente ha sofferto abbastanza.

Ho visto dei personaggi davvero straordinari, non per l’intelligenza né per il coraggio, li ho visti strepitosi per gli impulsi, per le riflessioni, per il dolore e i pensieri, per l’immaturità e la voglia di trovare una via d’uscita. Nessuno si è arreso fino alla fine, nemmeno Teresa; semplicemente c’è chi arriva alla luce in fondo al tunnel, e poi esistono persone a cui quella luce viene spenta prima di essere accesa.

Ho apprezzato enormemente ogni singolo particolare e ogni sfumatura dei personaggi perché, a modo loro, riuscivano a essere speciali, riuscivano a distinguersi e ad essere loro stessi senza sottomettersi a nessuno in qualunque modo.

Rivedo in Teresa il coraggio, in Enrico la giustizia, in Carla il conforto, in Checco la razionalità e in Graziano qualcuno che è rimasto in ombra troppo a lungo.

Giada Turco

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