Una cornacchia in famiglia

Avevamo deciso di camminare su nuovi sentieri quella domenica. Avevamo bisogno di novità!
Il programma era stabilito, eravamo in viaggio sulla scia di Google Maps fino a quando Marco ha deciso di accostare dicendo: “Ho cambiato idea, andiamo a Tonezza, per te va bene?” “Mi fido” ho risposto.
Arrivati, parcheggiamo la macchina ai piedi del monte e io, Marco e Cloe, la nostra cucciola a quattro zampe, cominciamo l’avventura.
Era una di quelle giornate dal cielo azzurro intenso e con le nuvole gonfie a zucchero filato. L’aria era fresca e delicata, la brezza perfetta per spazzare via il superfluo della settimana; quello che doveva essere lasciato andare era volato via e noi eravamo pronti a fare spazio al nuovo.
Nuovo come il mondo che ci ha fatto scoprire Cloe, dal momento che è arrivata, e nuovo come l’amico che ci ha fatto incontrare: ovvero Jimmy. 
Jimmy è una cornacchia sfortunata caduta dal nido e fortunata ad aver trovato noi. Sembrava, infatti, che ci stesse proprio aspettando.
Valutata la situazione mi sono guardata intorno e ho visto in lontananza un’abitazione. Sembrava un ranch.  Mentre Marco restava con Cloe, ho attraversato il bosco in compagnia di Jimmy che continuava a fissarmi, mi guardava come se volesse dirmi qualcosa.
Che cosa vuoi dirmi? 
Arrivata alla stalla, la coppia di anziani che stava lavorando in giardino mi ha guardata perplessa e sorpresa. Gli ho fatto vedere la cornacchia con la pretesa di ricevere qualche indicazione sul da farsi. Mi dicono di lasciarla nel posto in cui era stata trovata, liquidandomi con un: “Si arrangerà a sopravvivere”. Come idea non mi convinceva, ma tornata nel bosco l’ho adagiata tra le foglie secche.
Con il cuore in gola abbiamo proseguito sul sentiero, sforzandomi di non guardare indietro. Mi sono ripromessa che se al ritorno fosse ancora lì, l’avrei portata a casa con me. E così fu: al rientro, appena arrivati nei suoi dintorni, ha aperto il becco e ha cominciato a gracchiare senza sosta. Mi sono voltata verso Marco e aveva già capito. Eravamo in quattro.
Dopo un’ora dalla fine della passeggiata una tempesta inaspettata si è scatenata sulla valle. Io e Marco ci siamo guardati e abbiamo capito che non sarebbe sopravvissuta, o forse si?
Forse quella tempesta è stata opera di Madre Natura per vendicarsi oppure è stata clemente e ha aspettato il momento giusto affinché la cornacchia venisse salvata.
Questo, probabilmente, non lo saprò mai ma, quello che so, è che è stata una delle settimane più intense della mia vita e non dimenticherò mai il suo sguardo, il suo gracchiare così acuto, le sue zampette sulle mie dita come se fossero un tronco, i suoi tentativi di stare in equilibrio e di provare a volare.
Ed è proprio questo quello che mi ha insegnato Jimmy. Mi hai insegnato che le ali sono fatte per volare e che quando il vento chiama bisogna ascoltarlo, aprire le ali e danzare tra le nuvole seguendo il gps del proprio cuore.
Lucia Pes

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