Il passeggiar m’è dolce in questo parco

Ogni giorno, all’imbrunire, Ginevra si ritrovava a camminare in quell’antico parco. Dopo una giornata di lavoro faceva sempre quel percorso per tornare a casa. In quel periodo della stagione, una leggera nebbia si alzava dal fiume che scorreva lì vicino accompagnandola per tutta la lunghezza del sentiero sterrato. Era in città, ma ogni volta le sembrava di entrare in un altro mondo.
Le poche persone che a quell’ora frequentavano il parco, le passavano vicino come figure indistinte e lei le osservava, senza tuttavia vederle veramente. Per ognuna di esse costruiva storie immaginarie di dolori, gioie, amori perduti e ritrovati ed una volta a casa, si sedeva sulla scrivania, prendeva la penna e le trascriveva sul suo “diario dei sogni”. Non conosceva nessuno di loro, eppure grazie all’immaginazione, era come se fossero parte della sua famiglia. Quella passeggiata era per lei il momento più rilassante della giornata e spesso si ritrovava a sorridere da sola pensando a quanta gente sconosciuta ci passa intorno ognuna con un raccontano di vita vissuta. Come ogni sera, una signora anziana era seduta sulla panchina intenta a distribuire briciole di pane ai pochi piccioni presenti ed ogni volta, lei e Ginevra si scambiavano uno sguardo fugace nascosto in parte dalla foschia. Su di lei Ginevra aveva già abbozzato almeno una decina di storie, tutte diverse, probabilmente nessuna corrispondente alla realtà, ma quell’anziana donna, sembrava raccontare ogni volta una favola. Stava per fantasticare per l’ennesima volta quando la signora, per la prima volta, le fece cenno di avvicinarsi.
“Vieni Ginevra, siediti vicino a me” disse l’anziana.
La ragazza rimase sorpresa. Come faceva a sapere il suo nome? Senza dire nulla nulla si sedette vicino alla donna e per la prima volta la vide. Aveva gli occhi dello stesso colore della nebbia, di un grigio penetrante che le dava un senso di sicurezza.
“Allora” disse l’anziana, “vuoi conoscere la mia vera storia?”
“Ma come sa che…” Ginevra non fece in tempo a finire la frase che la signora la interruppe.
“Vedi, solo tra sognatori ci si riconosce. Io lo sono sempre stata e continuo ad esserlo, ma tra un po’ non sarò più parte di questo mondo e il ricordo di me svanirà. Ma se qualcuno che crede nelle favole volesse scrivere di me, allora avrò lasciato qualcosa in questa Terra.”
“Si, voglio conoscere la sua storia” disse la ragazza in un misto di emozioni positive.
L’anziana la guardò con un leggero sorriso e parlò: “te ne racconterò un pezzettino ogni sera, per oggi mi presenterò solamente. Piacere, mi chiamo Ginevra e sono una sognatrice.”

Sandro Pezzella

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