“Lasciamoci piangere”

Piangere non è una cosa banale o semplice. Piangere può essere complicato! Il pianto per un forte dolore, per una perdita, per un distacco, per un addio è, spesso, incontrollabile: quindi sembra scontato, naturale. Piangere al posto di urlare, per volersi sfogare, per buttare fuori il gomitolo che ci intasa l’anima, per espellere la rabbia, il rancore, tutte quelle emozioni negative che ci soffocano, invece, non sempre ci riesce in modo facile. Non vorremmo mica sembrare pazzi!?!?
Ma c’è una cosa che a volte ci imbarazza ancora di più: sono le lacrime di gioia, le lacrime “emozionate”! Quella scena del film in cui ci immedesimiamo particolarmente, quel girare l’angolo di una strada e vedersi comparire davanti per la prima volta il monumento che cercavamo e non avevamo visto prima. Emozionarsi davanti ad un tramonto oppure coi piedi nel mare, felici per aver regalato a qualcuno quel sogno che sembrava impossibile. Commuoversi per una sorpresa inaspettata: un biglietto di buongiorno di fianco alla tazzina del caffè o un foglio A4 scritto con un pennarello di fortuna trovato appeso allo stipetto all’arrivo al lavoro. Un mazzo di fiori appoggiato sulla macchina come “in bocca al lupo”. Farsi riempire gli occhi di lacrime mentre ci perdiamo senza parlare negli occhi di un’altra persona. Perché quelle lacrime che gonfiano gli occhi sanno già dire tutto da sole. Ma a volte la vita ci mette talmente a dura prova che non riusciamo più nemmeno a piangere e tutte le nostre emozioni, belle o brutte che siano, rimangono dentro di noi ad ostruire il flusso di pensieri, ad aumentare la tensione e la rabbia, a farci male giù, nel profondo. Non dobbiamo vergognarci delle nostre lacrime di dolore e tantomeno di quelle di stupore, di nostalgia, di gratitudine e di affetto. A qualunque età. Piangere, a volte, può essere un bisogno, un chiedere aiuto, un esprimere un sentimento, un modo di trasmettere uno stato d’animo. Non c’è niente che parli in modo così autentico di noi come quelle gocce salate che rigano le nostre guance, qualunque sia l’emozione che le ha suscitate. Facciamo come i bambini: NON VERGOGNAMOCI DI PIANGERE!

Marta Santin

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