Il canto di Natale

La luce soffusa del focolare era il suo rifugio serale quando, stanca, arrivava a casa. Adorava sedersi davanti ad esso e leggere un libro con una bevanda calda al suo fianco. Anche se doveva sforzare la vista, non avrebbe mai barattato quella fiamma con una lampadina. L’aroma di legno e il suono scoppiettante del fuoco, erano la miglior medicina per sistemare l’anima. Aveva cominciato a sfogliare le pagine di quel libro appena acquistato di cui aveva sentito parlare, ma non aveva mai letto. Forse era il vapore della bevanda che aveva davanti ma mentre leggeva era sicura che qualcuno si fosse seduto al suo fianco. Una presenza silenziosa ma confortante. Ormai la stanza era avvolta nella nebbia, fatto strano visto che una tisana non produceva tutto questo vapore. Improvvisamente, vide l’immagine di quando era piccola. Il Natale per lei era il momento più bello dell’anno. Durante la notte cercava di rimanere sveglia per poter vedere Babbo Natale ma puntualmente si addormentava. Una volta suo papà la ritrovò assopita in salotto sul tappeto. Le mancavano quelle serate di spensieratezza. Non vedeva i genitori da anni, da quando aveva litigato con loro e per una questione di principio non li aveva più chiamati. Ora la visione era cambiata; c’erano sua madre e suo padre, ma erano invecchiati entrambi. Stavano consumando un pasto frugale ed una volta finito, presero una fotografia della loro figlia, augurandole buon Natale. Il nodo che sentiva alla gola non fece in tempo a esplodere in lacrime perché l’immagine stava mutando nuovamente. Si trovava ora in un cimitero e il becchino stava seppellendo due salme. Avevano appena concluso un funerale e nessuno era rimasto a dare l’ultimo saluto a quelle persone. Quando si avvicinò vide che le bare erano quelle dei suoi genitori. Lacrime solcavano ora copiosamente il suo viso. Per tutti questi anni li aveva lasciati soli e ora non c’erano più. Disperata da quella visione, una mano calda le accarezzò la spalla. Angela, la sua migliore amica, la stava guardando sorridendo. Le uniche parole che le disse erano: “puoi ancora cambiare le cose. Io non ho avuto il tempo per farlo. Non fare i miei errori”.
Era la mattina di Natale quando si risvegliò. Il fuoco del camino era spento e accanto a lei c’era il libro chiuso che stava leggendo. Si soffermò sul titolo: IL CANTO DI NATALE di Charles Dickens.
Aveva sognato i natali passati, presenti e futuri e la sua più cara amica Angela, che era scomparsa molti anni prima, l’aveva accompagnata in questo viaggio. Non perse tempo, si lavò in fretta e mise i primi vestiti che le capitarono a tiro. Corse fuori dalla sua abitazione, dove la giornata era fredda e grigia e montò in macchina. Poco dopo un’anziana coppia sentì suonare al campanello di casa.
“Chi ci suona a Natale?” disse fra sé e sé l’uomo guardando la moglie.
Aprirono la porta e lei era lì, sull’uscio, con il viso solcato da espressioni piene di emozioni.
“Mamma, papà: BUON NATALE”

Sandro Pezzella

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