Consigli di lettura: Saverio Tommasi, In fondo basta una parola

Una collezione di parole. No, non un vocabolario. Né un glossario. Parole sparse, apparentemente non in ordine. E ricordi, aneddoti, memorie. Ogni parola una storia, o forse più.
Il libro del giornalista di Fanpage è una raccolta di spunti vari a partire da una parola sola. Piccole confessioni, episodi di vita, libere associazioni… L’intento dell’autore è quello di dimostrare come le parole abbiano un peso, come scegliere una parola non sia facile ma indispensabile per una comunicazione rispettosa e significativa. Sì, ci sono anche le parole difficili da toccare e anche quelle che il giovane scrittore ammette di avere odiato.
Non sempre tutti i temi sono affrontati con eguale garbo: nel caso di “castità”, ad esempio, mi sembra che si faccia un discorso facile, senza approfondire il nucleo di un valore che alcuni vivono con profondità. A volte scade nel triviale, come nel caso di “culo”, strizzando l’occhio ad adesioni facili.
Ne vale la pena se lo si prende con leggerezza e come stimolo a riflettere sulle parole che usiamo, sul loro significato profondo e sulla semantica che costruiamo nei nostri discorsi.
La mia preferita? “Risveglio”, perché mi ricorda che svegliarsi abbracciati a qualcuno è un dono prezioso, anche quando qualcuno è un terzo spalmato su più di metà del lettone destinato ad altri abitanti…
Elisa Parise

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