Tutto può ancora succedere

Una mattina come tante, seduta al tavolo della colazione, scorro le notizie sullo schermo del telefono, con il pollice destro le faccio scivolare velocemente verso l’alto, lo sguardo annoiato, nell’altra mano la tazzina del caffè.
Le solite cose, politica, attualità, cronaca, poi un titolo attrae la mia attenzione: “basta detriti spaziali, in arrivo i satelliti ecosostenibili”. La foto allegata al titolo è ancora più misteriosa, un cubo di legno con dentro quello che sembra un circuito elettrico. Mah, sarà la solita notizia acchiappa click. Nonostante la diffidenza, non resisto. Il tema dell’ecologia e dell’ambiente è per me un’attrazione fatale.
Scopro così che salvaguardare il nostro pianeta non significa solo prendersi cura della terra nel suo complesso ma anche dello spazio, dove a dirla tutta c’è molto da fare.
Basti pensare che, secondo le ultime stime, attualmente in orbita ci sono ben 6 mila satelliti, utilizzati per le comunicazioni, la navigazione e le previsioni meteorologiche, il 60% dei quali è in disuso e obsoleto, e mentre ne vengono lanciati di nuovi a migliaia ogni anno, questi rimangono a fluttuare nell’etere creando la cosiddetta spazzatura spaziale.
Per far fronte a questo problema è nato il progetto ClearSpace Sa seguito dall’Agenzia Spaziale Europea che prevede di lanciare nel 2025 il primo robot spazzino, dotato di sensori, telecamere e arti robotici; il suo compito sarà quello di portare i detriti a contatto con la nostra atmosfera in modo che si disintegrino completamente.
Sicuramente un’impresa tutt’altro che facile, ma la notizia più incredibile arriva dal Giappone dove alcuni ricercatori dell’università di Kyoto, in collaborazione con l’azienda Sumitomo Forestry, stanno studiando il modo di realizzare i satelliti del futuro utilizzando il legno.
Un’idea che appare incredibile e semplice allo stesso tempo, eppure i vantaggi sembrano essere notevoli. Innanzitutto la leggerezza del materiale, caratteristica essenziale nello spazio, e la capacità di resistere alle condizioni più estreme come il cambiamento delle temperature e l’esposizione solare, ma ben più importante, il progetto si pone lo scopo di sviluppare tecnologie ecosostenibili e più rispettose dell’ambiente. Questo tipo di satellite, infatti, una volta concluso il suo ciclo vitale, rientrando a contatto con l’atmosfera terrestre sarebbe in grado di bruciare completamente senza lasciare alcun residuo, al contrario di quanto avviene al momento.
Il primo lancio di LignoSat, questo il nome del primo satellite green, è previsto per il 2023.

Monia Rossi

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