Gli indifferenti

Ci sono libri destinati a fare la storia della letteratura di un Paese, libri che vorremmo leggere almeno una volta nella vita per comprendere di più e meglio il tempo in cui sono stati scritti.“Gli indifferenti” di Alberto Moravia è senza dubbio uno di questi.
Pubblicato nel 1929, in piena epoca fascista, il romanzo racconta una vicenda che si esaurisce in un paio di giorni e che mette in scena pochissimi personaggi: una madre, una figlia, un figlio, un’amica e un amante (di chi? Della madre, della figlia o dell’amica di famiglia?). Eppure, il tempo del racconto sembra dilatarsi all’infinito ed è talmente lento che al lettore può capitare di annoiarsi. Letteralmente.
Sarà mica una storia ben riuscita questa, direte voi? E invece, producendo quest’effetto, l’autore coglie nel segno, rendendo alla perfezione la condizione esistenziale che egli credeva ormai assoluta: l’indifferenza. Il romanzo descrive infatti la quotidianità di una famiglia borghese dell’epoca e con essa di un mondo in cui esistono solo valori materiali e gli uomini sono impotenti di fronte all’insensibilità di cui essi stessi sono causa. Un dramma alla Dostoevskij.
Se non vi spaventano i tempi lunghi, “Gli indifferenti” potrebbe aggiungersi alla lista dei grandi libri da leggere.

Francesca Tamai

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