Consigli di lettura: Il filo infinito

I nomi Orval, Rochefort, Chimay, La Trappe Blonde vi dicono qualcosa? Sicuramente sì, se siete amanti della bevanda al malto d’orzo. Si tratta infatti di alcune tra le più famose birre trappiste, cioè prodotte all’interno di abbazie di cistercensi sotto il controllo diretto dei religiosi, che le vendono per ricavare denaro da destinare esclusivamente al mantenimento del monastero e ad opere di carità.
Pare strano a dirsi, ma la cristianizzazione ai tempi del Medioevo è passata anche attraverso la birra, come ci racconta Paolo Rumiz nel libro “Il filo infinito”. Lo scrittore triestino, partendo dall’Appennino, compie un viaggio attraverso i principali monasteri benedettini d’Europa alla ricerca di ciò che ha permesso a Benedetto da Norcia e ai suoi discepoli di salvare l’Europa in uno dei suoi momenti più bui, all’indomani della caduta dell’impero romano d’Occidente. Quanto di quella fede cristiana e di quei valori è rimasto nel nostro mondo, votato al materialismo più sfrenato e al cieco egoismo? Saremo capaci di risollevarci e di trovare una via d’uscita? Il giornalista cerca una risposta nei luoghi e tra le persone che tentano, ancora oggi, di tenere insieme quella fede e quei valori affinché non vadano perduti per sempre.

Francesca Tamai

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