Tutto il bello che c’è

Domenica pomeriggio.
Una splendida giornata di sole e la temperatura perfetta sono l’ideale per uscire e godersi una bella camminata in mezzo alla natura. Tra una cosa e l’altra il tempo vola e mi rendo conto che ormai è troppo tardi per raggiungere qualche sentiero in cui girovagare immersa nei rumori del bosco. Decido di accontentarmi di una passeggiata nei dintorni di casa.
Appena il tempo di formulare questo pensiero e mi rendo conto che l’idea, che all’inizio mi sembrava un po’ banale, in realtà mi incuriosisce non poco; ogni giorno esco di casa e percorro la stessa strada in macchina, intenta ad andare altrove, la conosco a memoria e spesso la faccio sovrappensiero senza nemmeno rendermene conto. Ma a piedi non credo di averla mai percorsa, in oltre dieci anni che ci vivo.
Due chilometri di lunghezza che si srotolano in una perfetta linea retta, l’orizzonte un puntino lontano, singole abitazioni che si alternano a grandi terreni coltivati.

Camminare significa cambiare prospettiva; in macchina tutto scorre velocemente e l’attenzione è concentrata sulla strada e su ciò che abbiamo immediatamente davanti a noi, a piedi lo sguardo è libero di spaziare, pronto a cogliere dettagli lontani che prendono forma mano mano che ci si avvicina, lentamente, quasi pregustandone il momento.
È così che scopro i vigneti a conduzione biologica, che ovviamente non avevo mai notato, e la distesa di fiocchi blu che spiccano sulla recinzione di una casa per festeggiare il nuovo arrivo. Poco più avanti il profumo intenso di una cascata di fiori di glicine mi rapisce i sensi prima che la vista, li ritrovo disposti ad arco sull’ingresso di una casa, il loro colorato messaggio di benvenuto mi strappa un sorriso, mentalmente ringrazio e passo oltre.
Oramai in prossimità di casa penso che le sorprese siano finite, e già così sono molto soddisfatta, sennonché mentre costeggio un muro grigio di cemento armato che onestamente ho sempre trovato un po’ bruttino, scopro al suo interno un grande prato verde, completamente coperto di margherite, una distesa bianca a perdita d’occhio tra cui fanno capolino i fili d’erba. La sensazione di tornare bambina e correre a braccia aperte in quel bellissimo giardino è talmente forte da riuscire a visualizzarla.
Mi fermo a godermi il momento, il sole che cala dietro le alture allunga le ombre, l’ultima lama di luce si ritira con la promessa di ritornare il giorno successivo ad illuminare le bianche corolle.

Monia Rossi

Io vengo da un posto dove l’erba è travolta dalla meraviglia, dove i girasoli crescono fino alla luna e il mare scrive lettere d’amore al cielo.
E tu da dove vieni?
(Fabrizio Caramagna)

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