Quando le cose erano fatte per durare

Oggi, voglio parlarvi di un membro un po’ particolare della mia famiglia.
L’abbiamo sempre reputata tale anche se è un oggetto, che porta con sé la mentalità di un’epoca e il ricordo della nostra famiglia. Fu acquistato da mio nonno, in un periodo storico in cui ogni oggetto era “importante” e doveva essere, non solo bello, ma soprattutto duraturo. Lei, ancora oggi, funziona in modo impeccabile, nonostante l’età.
Un paio di anni fa, in una domenica noiosa di marzo, mentre fuori tutto era grigio, assecondai la mia curiosità facendo qualche ricerca in rete, così per passare il tempo.
Dopo alcune pagine a “vuoto” la mia indagine prese un passo decisamente differente. Con mio stupore, in modo sempre più frenetico, iniziai ad affinarla sempre più. Tra una parola chiave e l’altra, che digitavo sulla tastiera di plastica leggera ed economica del mio computer, mi avvicinai a ciò che cercavo.
Una finestra sullo schermo mi chiedeva un numero. “Un numero di registrazione?” pensai tra me “e dove lo trovo?”. Mi alzai d’impeto, mentre fuori le gocce di pioggia scendevano monotone dal cielo, ovattando il mondo.
Non avevo mai fatto caso a quei numeri stampigliati sulla targhetta, ma ora erano la cosa più importante di tutte. Con le cifre appuntate in pessima scrittura su un pezzo di carta, tornai di fronte al mio schermo. Ormai ero a un solo passo, anche se lungo più di un secolo, dal sapere. In quell’epoca non solo le cose erano costruite per durare, ma erano anche meticolosamente appuntate e registrate. Trovai: l’anno, poi il mese e infine i due giorni di produzione. La nostra “Checa” nacque in Ohio, tra venerdì 20 e sabato 21 marzo 1903. Arretrando la data che conoscevamo di quattordici anni, erroneamente ingannati dal contratto d’acquisto in un negozio di Vienna del 1917.
Lei ancora oggi, a quasi centoventi anni di distanza, fa il suo dovere, si imposta la cifra, la categoria merceologica, se si vuole si schiaccia il tasto per lo scontrino e la nostra National Company & Co. Dopo un paio di rumorosi giri di manovella, emette gioiosa e fiera il suo squillante “tiiin” annunciando l’apertura del suo cassetto.
È talmente pignola che ha due contatori differenti, uno giornaliero e uno mensile o annuale dipende da quando viene azzerato.
Peso stimato, circa una settantina di chili, l’unico che si sente addosso, non certo quello dei suoi anni! Il consiglio: oggi, le cose non sono fatte per durare, però le potenzialità di una ricerca sono veramente molte. Avete anche voi un vecchio oggetto di famiglia? Provate, magari riuscirete a trovare un piccolo tesoro, la conoscenza.

Vida Michele “Baudasch”

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