FATUM

Il nostro destino è scritto su libri a noi ignoti. Ce ne sono che vorremmo non leggere mai, che sentiamo sbagliati e ingiusti. Capita nelle lunghe notti invernali di rileggere le nostre pagine, facendoci più piccoli, sotto le coperte per sentire più forte il loro tepore. Ci poniamo domande a cui non troviamo risposte. I cristiani lo chiamano il “mistero della vita”, accettandone il destino. Altri passano il tempo cercando risposte nei libri dei grandi filosofi o facendosi sopraffare dai loro pensieri, nella disperata ricerca di un perché.
La risposta è che un perché non esiste. Gli antichi utilizzavano una parola per definire tutto ciò, derivata dal verbo “dire”, “parlare”, al participio passato neutro, “fatum”: ciò che è detto, ciò che è scritto, ciò a cui è inutile opporsi perché stabilito dagli dei.
Il fato non si sceglie, magari potessimo. Vi sono momenti che vorremmo avesse scelto altri, imprigionati come siamo nel nostro dolore. Non ci dobbiamo sentire in colpa per questo.
Ma è da quella sofferenza che nasce la speranza; nessuna madre, che si senta tale, rinnega il dolore provato durante il parto, anzi lo trasforma in un amore enorme verso il proprio figlio.
Anche quello è “fatum”, non lo possiamo né combattere né evitare, ma quante cose le persone hanno creato da un dolore? Quanta forza si è scatenata da un destino sbagliato?
Spesso le iniziative più belle nascono da questi momenti, da un fato avverso e dalla forza e dal coraggio delle persone che esorcizzano il proprio destino in favore degli altri. Come  l’associazione “quelle dei biglietti gialli” e il nostro piccolo progetto “la gazzetta del sole”. Nascono anch’essi dal “fatum”, perché era destino che dovessero portare un po’ di conforto e speranza a chi, in questo momento, sta leggendo delle pagine non particolarmente belle della propria vita. I capitoli finiscono e vi auguriamo in modo positivo. Intanto noi in questo “fatum” qualche appunto cerchiamo di scriverlo anche per voi. Vi vogliamo bene! 💛

Vida Michele “Baudasch”

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