MAMMA è per SEMPRE

Ricordi, quelli belli che regalano un sorriso e una lacrima…
Forse quando non si sta benissimo diventa quasi normale fermarsi, pensare, osservare, chiudere gli occhi, respirare gli odori, perdersi tra mille ricordi, diventa normale cercare coraggio, calore e lo si cerca nel sorriso delle persone care, nella loro voce, nei loro occhi, lo si cerca nelle cose che ti hanno fatto crescere, nei momenti che ti hanno regalato un emozione, una carezza, una “coccola“; si rovista accuratamente nella valigia delle fotografie che portiamo dentro noi, ne scegliamo una e ci si ferma quasi immobili a guardarla e a rivivere quel ricordo.
Erano gli anni del liceo, tu stavi nella tua stanza a lavorare, con la tua singer che sembrava non fermarsi mai; io studiavo nella mia, ascoltando la musica, la mia musica, quella che tu sopportavi a fatica ma sempre senza protestare, arrivavano le 16.00/16.30 e il rituale era quasi sempre lo stesso, io uscivo dalla mia camera, chiudevo la porta del corridoio e cercando di fare meno rumore possibile andavo in cucina a prepararti il caffè, quel caffè che da sola non avresti preparato mai perché tu non sapevi mai prenderti del tempo per te. Poi, mentre il caffè saliva piano piano a fuoco bassissimo venivo, sempre cercando di fare meno rumore possibile, nella stanza vicino a dove stavi lavorando, aprivo il coperchio dello stereo, sceglievo una delle tue opere preferite, con la spugnetta cattura polvere pulivo accuratamente il vinile, poi delicatamente posizionavo la puntina e mentre l’LP cominciava a girare e a emettere i primi fruscii tornavo in cucina a prendere il caffè e te lo portavo.
Lo lasciavo sulla tavola vicino a te che fingevi sempre di non accorgerti regalandomi l’illusione di una furbizia e di una destrezza incredibile e mentre dalle casse iniziavano a uscire le prime note della Manon Lescaut oppure della Madama Butterfly, chiudevo piano tutte le porte e uscivo di casa, prendevo la bicicletta da corsa e andavo fino Budoia e poi a Polcenigo e poi a pedalare sulla pedemontana, oppure sfidavo la Madonna del Monte, con il sole o con la pioggia, tu lo sapevi perfettamente ma non dicevi nulla, non mi fermavi mai, non mi dicevi mai una parola, mi lasciavi credere di essere stato silenzioso e quasi invisibile e di non esserti accorta che ero uscito.
Questa cosa è durata anni, dal liceo ai primi anni di università, caffè e opera per te e bicicletta per me.
Ricordi? Negli anni successivi questa cosa l’abbiamo ricordata spesso, tu quando la raccontavi alle persone sorridevi sempre e dicevi che ovviamente te ne accorgevi ma oramai quel momento lo attendevi, dicevi che di tanto in tanto sapevo anche essere bravo e che senza di me quel caffè non l’avresti mai bevuto: era il nostro modo di volerci bene, era la nostra coccola.
Sai mamma, quella finta furbizia di entrambi, quel caffè, quel vinile e quella bicicletta mi mancano tanto….
BVS! ❤️

Andrea Spessotto

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