Tu sei nato per essere felice

Quando sei felice facci caso!
Gandhi diceva: “La felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in armonia”
È davvero possibile che la ricetta per la felicità suprema sia racchiusa in poche, semplici parole? Sembra più facile a dirsi che a farsi. Sicuramente invece potrebbe rivelarsi una buona base di partenza, una linea guida se vogliamo, per ispirare le nostre azioni, da quelle più superficiali a quelle più profonde. Allora perché è così difficile essere felici? Può davvero dipendere da uno stato di eterna insoddisfazione?
Io credo che l’essere umano abbia un’anima piuttosto complicata, spesso vincolata all’altrui pensiero, quasi a discapito di ciò che realmente sente. In molte occasioni mi è capitato di essere ciò che gli altri si aspettavano, non considerando quanto, l’agire in quel modo, limitasse la mia personalità. Poi con il tempo ho cominciato a domandarmi se ne valesse davvero la pena.
Raggiungere la pienezza, quella sensazione di soddisfazione interiore è una cosa che tutti vorremmo ottenere. Riuscirci però non è sempre facile. Di certo non vi sono istruzioni scritte da seguire per raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, se pensiamo a noi stessi, vogliamo una sola cosa: essere felici. Spesso però non ce lo permettiamo, come se questo bisogno rappresentasse più una visione idilliaca, quasi un’utopia.
E allora come renderlo più reale?
Forse il primo cambiamento deve partire proprio da dentro.
Noi possediamo gli strumenti giusti, dovremmo solo imparare ad usarli nella maniera più appropriata.
Negli anni ci siamo molto focalizzati sulla ricerca della felicità, quasi come se fosse una meta da raggiungere, non considerando quanto essa invece dipenda dalle azioni che compiamo ogni singolo giorno e che danno così valore alla nostra vita.
Ho letto che Alastair Humphreys, scrittore e coach motivazionale che lavora per National Geographic, ha lanciato nel 2012 una piccola sfida ai suoi lettori tramite la rivista, affinché fossero davvero sé stessi e non ciò che gli altri si aspettavano da loro. L’obbiettivo era quello di trarre dalla quotidianità quel qualcosa in più che spesso desideriamo ma che sentiamo mancante.
Le cosiddette “microavventure” erano volte a promuovere la capacità di vivere esperienze nuove a due passi da casa, fuori dal caos cittadino e coniugabili. Esperienze semplici, veloci, a basso costo e realizzabili da chiunque.
Su questo esempio abbiamo pensato di proporre qualche idea da cui trarre spunto per aiutare a generare nuovi pensieri ed emozioni.
• Cambia strada per andare al lavoro. Se di solito vai in macchina, prendi invece l’autobus e osserva la città, le persone. Se vai in autobus, scendi una fermata prima e continua a piedi. Godi di quel momento, del tuo presente, di ciò che provi, di ciò che vedi e ti circonda.
• Mangia in un parco, esci dal tuo circolo abituale di amicizie e parla con gente nuova.
• Spezza le abitudini, prova a perderti nella tua città, obbliga lo sguardo a cercare cose diverse.
• Svegliati all’alba, medita al sorgere del sole. Pensa a ciò che vuoi ottenere durante il giorno e decidi cosa non vuoi.
• Spingiti a fare qualcosa di nuovo ogni giorno: un nuovo sport, un nuovo libro, una nuova passione, una nuova amicizia, una nuova pettinatura, un nuovo pensiero, un nuovo atteggiamento…
La spontaneità è la carta vincente, il divertimento è lo scopo, l’interazione è il cammino e la compatibilità con la vita quotidiana è il presupposto.
Ricorda: tu sei nato per essere felice; non distrarti!!

Eleonora Brun

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