La gioia della noia

Sono seduta ad aspettare: aspetto cibo, aspetto incontri, aspetto responsi.
Scollegata per un momento da tutto il resto, rimango sola con me, e mi accorgo che la pioggia ha smesso di cadere. Che le voci delle persone che ho intorno fanno solo da sottofondo al frastuono che ho nella testa.
Frastuono che solo l’attesa porta a galla.
Perché è in quegli attimi di solitudine che ci si ritrova e ci si “ascolta”. E’ in quei momenti di noia che riscopriamo qualcosa che avevamo dimenticato.
Quanto amiamo leggere, il piacere di scrivere assaporando un calice di buon vino. La curiosità guardandoci attorno.
Il riumore delle forchette nei piatti, l’insopportabile voce della vicina di tavolo, i suoi discorsi idioti, la sua nebulosa sui congiuntivi. Le voci straniere, il corso dell’acqua che scorre: silezioso si, ma che col suo silenzio rende questo posto magico.
L’attesa è la possibilità di alzare lo sguardo e dare un senso allo spazio intorno. I profumi, i colori, l’aria che solletica la testa “rasata di fresco”. E’ accorgersi come la luce cambia intorno mentre le nubi corrono in un cielo che, manco lo sapesse, asseconda coi suoi mutamenti il mio umore.
E quando improvvisamente un raggio di sole illumina timido questa tipica veranda sul mio viso spunta un sorriso. Per questo, qualunque sia il motivo per cui siamo obbligati ad aspettare penso che quando ci capita dovremmo disconnetterci dal mondo, chiudere gli occhi , respirare a fondo e riaprirli piano, concentrandoci su ciò che ci circonda. Luci, voci, volti.
Perché i nostri occhi hanno il diritto di “osservare”, le nostre orecchie di “sentire” (tranne il fastidioso cane che abbaia al tavolo di fianco), la nostra bocca di assaporsre il gusto di un buon vino per poi sorridere, il nostro olfatto per mutare il profumo di queste foglie bagnate in ricordi.
Perché anche nell’attesa non siamo mai soli ma la condividiamo con chi stranamente legge ancora un libro invece che uno schermo, con chi scrive sulla tovaglietta di carta chissà quali fantasmagorici progetti, con chi come noi ha paura, non ha più illusioni.
E’ in quella noia del tempo che non passa che possiamo alzare gli occhi e incontrare quelli che, come noi, avevano bisogno solamente di un sorriso.

Marta Santin

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