Una piccola ape furibonda

” Se Dio esiste, dovrà chiedermi scusa”
Frase apparsa su un muro di Auschwtz.

Una mattina, come oggi, di qualche anno fa, a colazione EMA, mio figlio, mi ha detto ” papà oggi nel tuo caffè mettici un po’ di libertà e un po’ di memoria “

” Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo, senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere “

27 gennaio, un giorno, una data, un attimo per fermarsi a pensare, un momento per ricordare la stoltezza dell’uomo che ciclicamente torna e la mancanza della memoria, o meglio ancora la perdita della memoria.
Per molti solo un giorno come tanti, per troppi una data da dimenticare, da nascondere, da negare, invece è un giorno per ricordare, per capire che lo sterminio non ha COLORE, non è solo nero, non è solo rosso, non è solo dei vinti non è solo dei perdenti.
Lo stermino è solamente sterminio, non ha mai una giustificazione e non deve essere mai dimenticato, deve essere monito, deve essere mostrato, deve ricordare sempre a tutti dove conduce il sonno della ragione.
Ho visitato alcuni campi di sterminio e una mattina di gennaio di qualche anno fa ho camminato nella neve a Dachau, passi prima leggeri ma poi sempre più pesanti, resi goffi e imbarazzati da tutto quello che mi circondava, ho vagato incredulo in un’atmosfera surreale, in silenzio, assieme a persone silenziose rese, come me, piccole e grigie dall’acciaio dei reticolati, dal freddo delle baracche, dal calore dei forni spenti che sembravano ancora bruciare e sputare nel cielo milioni di granelli di una polvere nera mista a sangue, lacrime, preghiere e dolore.
Ho visto le mie lacrime scendere silenziose perdersi nella neve, unirsi a quelle di altri occhi sgomenti come i miei, ho visto facce tese e sguardi vuoti, mi sono sentito osservato da centinaia di migliaia di occhi pieni di paura di chi in quel posto aveva conosciuto l’inferno, mi sono sentito seguito, osservato, ho sentito urla, pianti, parolacce, insulti, preghiere, per alcuni istanti ho immaginato la paura e ho provato l’odio!
L’odio per chi, in quel periodo ha deciso, per chi ha obbedito, per chi sapeva ma non ha fatto nulla per impedire, per chi ha nascosto, per chi ha negato, per chi in tutti quei giorni vissuti nella follia di un ideale malato e pieno di medaglie di latta luccicanti e senza onore ostentate su divise tristi e coperte di vergogna, ha danzato, sorriso, ballato, festeggiato, calpestato, torturato, ucciso.
No, questo giorno NON deve MAI essere dimenticato.
La storia e la scuola lo devono ricordare e trasmettere a chi non c’era, a chi fortunatamente non ha visto e vissuto la barbaria e la ferocia, a chi però deve conoscere quanto successo per cercare di non sbagliare mai più, per gridare MAI PIU’!

Un amico mi ha detto ” basta, è arrivato il momento di dimenticare, di andare avanti, di smetterla con queste giornate della memoria.
Non credo lui sia una brutta persona ma ancora non siamo pronti, questo potrà succedere solamente quando l’uomo imparerà dai propri errori, quando farà tesoro di quanto successo per fare in modo che non succeda mai più.

Che oggi ci siano libertà e memoria nei caffè di tutti.

Andrea Spessotto

Una piccola ape furibonda

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora
la marca di fabbrica
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald
servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti
non crescono
c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

Joyce Lussu

Dipinto di Jenny Lyon

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