Se son libri fioriranno – Fahrenheit 451 (di Ray Bradbury)

In una società sempre più tecnologica, in cui tutti siamo connessi alla rete, in cui le interazioni
sociali sono diventate social, leggere Fahrenheit 451 mi ha trasmesso una certa
inquietudine. Forse perché è stato scritto nel 1953 (ben vent’anni prima della nascita di
Internet), forse perché, personalmente, non penso che manchi molto tempo prima di vedere quotidianamente le scene narrate nel libro.
Infatti la storia di Guy Montag è ambientata in un mondo dove tutti sembrano ipnotizzati dalle
continue pubblicità sparate nelle orecchie attraverso conchiglie (che oggi chiameremmo
probabilmente cuffiette Bluetooth), con salotti iper-multimediali con pareti-TV su tutti i lati
della stanza con le quali puoi parlare con i presentatori televisivi o con la “famiglia”; un mondo in cui
tutti parlano ma non dicono niente, dove pensare è anticonformista, leggere è un reato e i
“Militi del fuoco” sono incaricati non di spegnere ma di appiccare il fuoco per distruggere i
libri, “fonte di tristezza e pensieri troppo profondi”. Così facendo tutto il sapere umano, tutte
le scoperte, tutta la storia dell’uomo verrà cancellata per sempre.
A meno che…
Questo libro di fantascienza mi ha fatto riflettere. I libri sembrano essere una delle poche
cose in grado di salvarci dall’ipnosi di questi aggeggi tecnologici; in grado di salvarci da
questa morte dell’intelletto, e di farci sviluppare un nostro pensiero critico.

Laura Michelizza

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