Di nuovo A Distanza? Diamoci Da Intendere!

Ce la possiamo fare. Ormai non è più una sorpresa: la DAD ormai sappiamo cos’è com’è dov’è è pure perché. Se poi è mutata in DDI a percentuali variabili, allora vabbè.
Che si possa fare scuola attraverso il PC non è più una novità e docenti e discenti a capo chino si sono sottomessi alle nuove grida del Terzo Millennio… Come scusa? A capo chino?!?
Le linee guida e le riforme della scuola non piacciono: gli insegnanti le recepiscono come bizzarrie del sistema, gli studenti come complicazioni inutili e le famiglie le accolgono spesso ignari di ciò che c’era ai tempi loro.
Anche la Didattica A Distanza… No, questa ha sollevato sconforto, rispolverato difficoltà, messo a nudo povertà. E poi, poi è (quasi) diventata la routine. Una bizzarria da era tecnologica dunque. E anche lo sconforto è diventato routine.
Ce la possiamo fare e ce la faremo, ma se la Didattica Digitale Integrata diventasse una risorsa?
Alcuni insegnanti riferiscono di non aver mai parlato tanto con gli allievi come ora. Altri hanno somministrato prove innovative con risultati sorprendenti. I ragazzi apprezzano le bizzarrie degli insegnanti folli che provano ad aggirare il sistema. Inclusi il sistema di copiatura compiti, ben inteso!
Una scuola nuova potrebbe premere alle porte di questo duro passo. La vera riforma ci è stata imposta dalla contingenza: prendere o lasciare è l’invito per tutti, di qua o di là della cattedra. Se prendi però raddoppi anche, perché insegnando impari anche moltissimo e studiando trasmetti molto di te. Nuove modalità e nuovi compiti sanno essere sfidanti, appassionanti e coinvolgenti, sanno ridurre la distanza tra chi insegna e chi impara e la conoscenza si costruisce spesso insieme in modo realistico.
Certo. Ci vogliono pure i mezzi. E ci vogliono pure i banchi: attendiamo con vibrante emozione il giorno in cui sgomiteranno l’un con l’altro seduti vicini. Ci vogliono i banchi, senza le rotelle, e ci vogliono le LIM, tante. Ci vogliono occhi sorridenti e mimica senza maschere (…). Credere nella scuola significa investire in tutto questo (e anche altro).
Scrive Zygmunt Bauman: “Se pensi all’anno prossimo, semina il granturco; se pensi ai prossimi 10 anni, pianta un albero; se pensi ai prossimi 100 anni, istruisci le persone”.
Investire nella scuola significa credere al futuro. E alle capacità della nostra gioventù. È la migliore che potessimo avere: diamole credito, diamole l’intesa.
Elisa Parise

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