Murales, graffiti o vandalismo: questo è il dilemma.

Iniziamo subito con il togliere di mezzo la terza e dire che la differenza tra un artista e un semplice imbrattatore sta sia nella capacità grafica ma anche nel messaggio che si propone di lasciare, cioè vi è un pensiero ben preciso dietro al disegno proposto. Detto questo, a fronte di artisti di strada riconosciuti, vi sono migliaia e migliaia di emuli appartenenti alla categoria degli imbrattattori che circolano per le strade italiane e non solo.
Le prime due invece sono vere e proprie forme d’arte che hanno alcune caratteristiche in comune. Tra queste vi sono le superfici urbane dove vengono realizzate, la forma di protesta e le tematiche sociali che le accompagnano, l’esigenza di proporsi ad un vasto pubblico e le tecniche con le quali vengono realizzate, anche se tendenzialmente il graffito utilizza prevalentemente la tecnica dello spray.
La differenza sostanziale tra i due è quella che mentre il graffito consiste in una scritta, in un messaggio, il murales è un vero e proprio disegno.
Di fatto l’uomo ha sempre adornato i propri edifici con delle pitture: la tecnica del disegno con tempere su intonaco “a fresco” non è un’invenzione del muralismo, ma si perde nei secoli, e l’Italia è certamente uno dei Paesi capostipite in tal senso.
Che siano i marmi policromi che abbellivano le facciate delle chiese toscane, che siano le loro vetrate policrome o gli affreschi o i mosaici, piuttosto che gli arazzi, o i graffiti di Pompei, l’arte ha avuto da sempre l’esigenza di mostrarsi alla gente. Quello che differenzia quella attuale rispetto a quella antica è il messaggio che viene espresso: una volta legato al potere e alla ricchezza  come forma di ostentazione, ora visto come forma di protesta sociale o rivendicazione di una ingiustizia.
Le due correnti su menzionate fanno parte della cosidetta “street art” come derivazione naturale della pop art: essa inizia ad affacciarsi nelle scene urbane delle città americane a fine anni ’60, da dove si sviluppa ed estende in tutto il mondo.
Oggi come oggi si può parlare quasi di correnti e stili veri e propri legati ai territori dove sono eseguite le opere e alla loro valenza politica e di protesta che portano con sé.
I maggiori e più estesi esempi si possono trovare in tutta l’America latina, ma anche in Irlanda, Australia, Sud Africa, o in ambiti più ristretti delle città metropolitane come Londra, Berlino, Parigi, Milano, Barcellona, Varsavia, Mosca per citarne alcune.
L’autore più famoso fra tutti è Banksy: l’ignoto artista deve la sua fama ai suoi murales eseguiti con la tecnica a “stencil” (stampo) un po’ in tutto il mondo. Del misterioso artista si conosce ben poco e pare siano in pochissimi a conoscerne la sua reale identità. Anche se i maggiori indiziati sembrerebbero essere il cantante dei Massive Attack Rodert Del Naja (figlio di un emigrato partenopeo) e Robin Gunningam artista di Bristol per il quale si è scomodata l’università Queen Mary nella sua individuazione.
Se vi capitasse di navigare su Internet potrete ammirare le sue opere, come scoprire che molte città hanno dei veri e propri tour guidati per ammirare le maggiori opere di strada dei loro artisti più bravi.

Vida Michele

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