Ricordati di collegare il cervello con i piedi

Luisa e io da bambine, e poi da ragazze, avevamo uno strano rito domenicale. Abitavamo in una piccola frazione a circa un chilometro di distanza l’una dall’altra. Finita la Messa delle nove e mezza, lei, che abitava vicino alla chiesa, mi accompagnava a casa. Era l’occasione per commentare i fatti della settimana e tanto altro. Arrivate al mio cancello, non avevamo minimamente esaurito gli argomenti. L’unica era fare la strada a ritroso e poi tornare di nuovo indietro, incuranti di chi ci guardava incuriosito, del sole a picco o della pioggia. Ci fermava solo il richiamo del pranzo pronto. Camminavamo e parlavamo, prima lei e dopo io, in un’alternanza di parole e di ascolto che veniva naturale come il passo. Camminavamo, parlavamo e crescevamo.
Ci ripenso oggi mentre sono al mare con mia figlia adolescente e le sue due migliori amiche. Iniziano a parlare al mattino appena sveglie: parlano a colazione, a pranzo e a cena, parlano scendendo le scale, stendendo gli asciugamani in spiaggia, entrando in acqua. Finiscono a notte fonda, quando, nel buio, una lascia andare una domanda a cui le altre, già addormentate, non risponderanno. Ma più di tutto amano parlare mentre camminano assieme. Le vedo mentre si allontanano sulla battigia armonizzando la lunghezza del passo, alla ricerca della giusta andatura. Ascolto il ritmo velocissimo delle loro parole e sento che comunque ognuna ha il suo spazio, il suo tempo rispettato. E penso che questo sia davvero il più bel modo di diventare grandi: camminare, parlare, ascoltare e crescere.
Funziona anche per gli adulti, solo che tendiamo a dimenticarcene: parlare con un amico camminando su strade senza traffico, in mezzo a un bosco o lungo i campi coltivati, ci fa sentire subito meglio. Raccontare e ascoltare aiuta a ridimensionare ansie e paure, a mettere in moto nuove idee, a trovare energie nascoste. Allontanarsi camminando permette di vedere le cose da un altro punto di vista, di vedere più chiaramente e di mettere ordine: si torna indietro sempre più forti di come si è partiti. Camminare e parlare, ascoltare e crescere sono cose che vanno bene assieme. Basta ricordarsene, basta ricordarsi di riconnettere l’amicizia a questi gesti semplici. Basta ricordarsi di collegare il cervello alla lingua, certo, ma anche ai piedi.

Martina Cappelletto

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