Le porte del mito di Maria Grazia Ciani

Le porte del mito di Maria Grazia Ciani
Le sette porte di Tebe, le porte di Atene, le porte dell’Ade. In mezzo un percorso che si snoda tra eroi e miti, tradizioni e rivisitazioni, letture e riscritture. Dai più noti Achille e Odisseo, passando per il silenzio su Palamede, poi Arianna e poi ancora Euridice: storie immortali di Greci che amano la vita più di ogni altra cosa, anche più della bella morte; storie destinate a vivere per sempre e a far parlare attraverso di sé l’uomo di ogni tempo.
Maria Grazia Ciani prova a raccontare tutto questo stando sulla soglia di una lingua, il greco, che non si lascia afferrare. Lei sta sulla soglia e alle soglie del suo libretto pone un capitolo dedicato alla complessità di questa meravigliosa lingua, come a dire che si entra in questo mondo solo attraversandone la complessità, solo accettando di non capire sempre tutto. Forse non a caso la chiusura spetta alla storia di Orfeo ed Euridice, la storia di una porta che non si può più varcare, la storia di un’arte che solamente si illude di vincere il vincolo della porta eterna.
In una recente intervista per Repubblica l’autrice si è definita donna senza passioni e studiosa per dovere. Eppure la sua perizia è evidente in queste poche pagine che  tratteggiano su carta ritratti di affetti e passioni che hanno fondato l’Occidente. La stessa perizia la ricordo nelle sue spiegazioni all’Università sui minuziosi aspetti di Omero, nonostante con modestia lei confessasse di non averlo compreso fino in fondo. E la stessa minuziosità mi riporta ai piccoli passi che le vedevo compiere al braccio di Emilio Pianezzola, il marito latinista scomparso da qualche anno.
Lo studente ci troverà una raccolta di indicazioni bibliografiche, l’appassionato vi coglierà ricordi di letture e possibili curiosità non ancora considerate, il curioso potrà scoprire le molte facce di Ulisse, anche quelle meno eroiche. Certo è che un minimo di conoscenza del greco antico e delle sue storie è necessaria ma vale la pena di leggere questo libro per attraversare le passioni, per ritrovarsi in storie senza tempo e per bussare alla porta di un mondo ancora vicino.
Io l’ho letto anche per affetto verso una maestra di dedizione, forse alla poesia e all’amore, esattamente come Orfeo.
Elisa Parise

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