Guerre e battaglie in un dizionario dei sinonimi e contrari.

Ma quanto sono belle le parole?
Le ascoltate mai quando le pronunciate, ci fate mai attenzione quando le leggete?
Le parole sono come un cioccolatino: oltre ad essere buono può essere anche bello da vedere, può essere incartato in maniera fine, così che a volte succede che sia meglio la confezione del prodotto.
Alle elementari ho passato giornate a pronunciare Guadalquivir: il nome di questo fiume spagnolo mi sembrava così affascinante, sembrava quasi il nome di un cocktail delizioso: “Cosa prende?”, “Salve, un Guadalquivir, grazie!”
Al contrario c’erano anche il Dnepr ed il Dnestr, sti due fiumi infiniti che spaccano a metà l’Europa e che non sapevo mai come pronunciare davanti alla maestra che mi aspettava al varco. Nomi duri, croccanti, come a voler chiarire da subito che loro non avevano l’andazzo di quei latini occidentali: loro erano rigorosi e ligi alle regole.
E poi ci sono quelle parole, quelle che mi fanno venire voglia di abbracciare chi le ha pensate perché ci deve aver messo veramente un sacco di passione: cuore, bacio, bene, carezza, solletico, sogno, marmellata, casa, letto, divano, caffè, emozioni, brividi, paura, timore, sesso, allegria, sorriso, felicità, tristezza, donna, meraviglia, figli, orgoglio.
Parole che nell’eterna guerra tra il bene ed il male cozzano, litigano e combattono contro le loro rivali. Ma chi è quel pazzo che ha avuto l’idea di metterle tutte dentro ad un vocabolario? Si poteva fare un vocabolario dei sinonimi, va bene, ma non puoi metterci insieme i contrari! Voi non avete idea di quello che succede dentro quei libri quando noi non guardiamo: amore e odio si prendono a schiaffoni dai secoli dei secoli; sicuro prende a mazzate incerto appena questo gli volta le spalle; delinquente sfila le lettere dalle tasche di onesto appena quest’ultimo si appisola. Opulenza con la sua arroganza continua a tenere la testa di compassione schiacciata sotto la sua scarpa in pelle di coccodrillo. Natura oramai non dà più segnali di vita dopo essere stata malmenata per anni da plastica, petrolio e business.
E mentre gran parte delle parole sono schiave di sistema e di inerzia, io tifo per quel piccolo gruppo di vocaboli che in qualche modo provano a fare la differenza, a cambiare il mondo, a dare segnali positivi, a trasmettere energia a chi oramai crede di non averne più.
E sono certo quindi che perseveranza, gioia, intraprendenza, entusiasmo, curiosità e grinta alla fine riusciranno nel loro intento, nel rimettere i contrari al loro posto di eterni secondi, nel riprendere possesso del loro valore; ma soprattutto sono convinto che si uniscano ad endorfine, perché le parole giuste messe in bocca a chi brama dall’eccitazione di raccontare sono la bomba più green che sia mai stata inventata.

Ruggero Vitali

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