Se son libri fioriranno… – L’arte di essere fragili (di Alessandro D’Avenia) – RECENSIONE DOPPIA

Oggi abbiamo voluto provare a fare un esperimento.
Abbiamo chiesto ad un membro della redazione e ad una collaboratrice di leggere questo libro per poi farne una recensione.
L’idea è quella di mettere a confronto lo stesso libro visto dagli occhi di due generazioni diverse.


Non è facile parlare dell’adolescenza e dei suoi tormenti senza cadere nella banalità delle frasi fatte o nella supponenza di chi pensa di sapere tutto perché c’è passato e si sente di dare una pacca sulle spalle di incoraggiamento.
D’Avenia ci riesce usando la vita e il percorso letterario di Leopardi come metafora ed esempio, rileggendone le opere con uno sguardo originale e interessante.
Ci racconta della potenza della Poesia e della Parola che salva la vita e lo fa con una competenza ed un entusiasmo che tracimano dal testo e che nascono da una passione vera, quella dell’insegnamento.
Sceglie la forma dell’epistolario indirizzato a Leopardi e, attraverso le lettere, ci racconta di come un giovane malaticcio, sfortunato, limitato dai condizionamenti familiari e dal provincialismo della sua Recanati sia potuto diventare un modello di autentica anche se dolorosa libertà.
Va alla radice del significato di parole importanti quali Amicizia, Speranza, Noia, Amore, Malinconia, parole attorno cui si sviluppano le scoperte, le ansie e le aspettative dell’età giovanile. Propone lo sguardo della Poesia come esercizio di meraviglia e come arma per contrastare il disincanto e la disperazione, e la scrittura come metodo per contattare e far emergere la parte più profonda di sé. Sa parlare ai giovani e nei suoi testi tocca corde estremamente sensibili. Lo dimostrano le lettere di cui dà conto nel libro, testimonianze di quanto sia importante per i ragazzi trovare degli adulti autentici e capaci di ascolto.
D’Avenia parla anche a noi genitori. Ci ricorda che riempire i propri figli di oggetti e di opportunità non conta nulla se ci si dimentica di aiutarli a trovare un senso all’esistenza (e non si può farlo se non abbiamo dato un senso alla nostra). In una parola ci riporta tutti alla sostanza dell’atto educativo.
Parla agli insegnanti, a cui ricorda il valore della Creatività, dell’Immaginazione e della Passione (qualunque essa sia) che nella scuola dovrebbero trovare spazio di crescita e di sviluppo. Ricorda soprattutto l’importanza dello sguardo adulto che, posandosi su di un ragazzo, lo metta al centro dell’attenzione e gli permetta di far emergere talenti e capacità per giocarsi fino in fondo le proprie possibilità. Senza quello sguardo di cura nessun seme può fiorire.
Parla infine a tutti noi, adulti disillusi e spenti. Ci ricorda il valore salvifico della Bellezza che va cercata e trovata ogni giorno anche nelle piccole cose. O che va costruita e creata dove non c’è. Perché è la Bellezza ciò che siamo chiamati a coltivare e ognuno nel suo ambito deve sentirsene responsabile e garante.

Martina Cappelletto


La fedeltà al proprio rapimento: questo è il tema centrale del romanzo di Alessandro D’Avenia.
Ma che cos’è il rapimento? La parte più autentica di noi, ciò che siamo a prescindere da tutto e da tutti, oserei dire la nostra essenza.
Attraverso delle ipotetiche lettere, l’autore parla con Giacomo Leopardi, lui che nelle scuole viene liquidato come un pessimista ma in realtà è “solo” un uomo affamato di infinito.
L’arte di essere fragili, dove la fragilità non è sinonimo di debolezza ma di affascinamento verso le cose più semplici, perché in esse è racchiusa l’essenza della vita, della felicità.
La sua lettura è stata per me un viaggio molto lungo con destinazione dentro di me: leggendolo mi sono chiesta “qual è il mio rapimento?”, cos’è che mi fa sentire me stessa, cos’è che mi rapisce, mi affascina, mi cattura fino alla parte più vera di me. Tante ipotesi, ma ancora nessuna certezza.
Forse devo ancora trovare il mio rapimento, forse è già arrivato e non me ne sono accorta.
Un libro perfetto per chi è alla ricerca di se stesso e “alla ricerca della felicità”, ma sconsigliato a chi è troppo assetato di risposte rapide e immediate.

Laura Michelizza


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