Parole

Ognuno di noi sente la necessità di esprimersi e di raccontarsi attraverso forme e modi fra i più disparati: scrivere, dipingere, scolpire, fotografare, comporre sono tentativi per cercare di fermare il tempo e imprigionare le proprie emozioni, belle o brutte che siano, ma pur sempre determinanti per la nostra crescita; sono i nostri strumenti per incidere e ricordare la nostra vita, sono la possibilità di poterci ritrovare ancora una volta riguardando i lavori fatti.
Ho sempre amato le parole: ho sempre desiderato scriverle, leggerle, cantarle, ascoltarle e poi sognarle; ho divorato libri, poesie, riviste e ho ascoltato canzoni e visto film e documentari cercando sempre di rubare le parole a chi le sapeva usare, a chi sapeva rapire la mia attenzione. Ho sempre ammirato e molte volte invidiato chi ha le parole in grado di spiegare qualsiasi cosa, in grado di raccontare una storia, un amore, un viaggio. Ho sempre invidiato chi sa prendermi per mano e portarmi ovunque e in qualsiasi momento per farmi vivere un’emozione senza farmi partire.
Io scrivo per catturare un momento, per imprigionare una sensazione, per impossessarmi di uno stato d’animo, per vivere un sogno, per combattere un incubo, per non dimenticare di aver vissuto. Emily Dickinson scrisse: “Qualcuno dice che una parola muore appena detta, io dico che solo in quel momento comincia a vivere “; e io credo lei avesse pienamente ragione: le parole una volta pronunciate, pensate, scritte, urlate, dipinte, cantate, mimate, disegnate cominciano a vivere; le parole che muoiono sono quelle che restano imprigionate tra le labbra, quelle che restano in gola, quelle che non trovano il coraggio o la forza per uscire.
Le parole sono importanti: si lasciano scrivere in silenzio ma soprattutto si lasciano leggere, regalano sorrisi, strappano lacrime più o meno furtive, graffiano la pelle, solcano il cuore, scompigliano l’anima, fanno “scrichignottare“ il cuore. Le parole avvolgono, scaldano, coprono, proteggono, regalano forza, rendono audaci. Le parole rigano la memoria e mettono le ali, le parole spostano le montagne, cambiano il corso dei fiumi, volano tra le nuvole. Le parole soffiano forte tra i rami degli alberi, raggiungono i fondali marini per poi rimbalzare come schegge impazzite di luce nella vastità del cielo.
Le parole sono fatte per essere scritte da alcuni e rubate da altri. Le parole sono di tutti ma principalmente di chi le ama, di chi le osserva, di chi le cattura, di chi le usa. Le parole spiegano, raccontano, insegnano, aiutano a ricordare. Buddha diceva che “Le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo”;
Emily Dickinson diceva: “Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola, a volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere”. Anch’io l’ho fatto spesso: spesso ho scritto parole e ho atteso che splendessero e illuminassero il mio mondo.
Le parole sono belle o brutte, lunghe o corte, erudite o comuni, furbe o sciocche, grammaticalmente corrette o libere di essere scritte senza h, senza accenti, senza punteggiatura. Le parole sono nella lingua madre di ognuno ma sono anche patrimonio del dialetto e della cultura popolare. Le parole sono il nostro passato, il nostro presente, il nostro futuro, le parole scoprono, illustrano, descrivono, si lasciano scrivere su un foglio di carta, sul muro, sul tessuto, sull’asfalto, sulla pelle, su una tela. Le parole scorrono veloci in televisione, sui social e, soprattutto durante la notte, le parole alla radio sanno fare compagnia.
Una frase del film Storia di una ladra di libri diceva: “Riuscirai sempre a trovarmi nelle tue parole, è là che vivrò.” E allora non abbiate paura di chi usa le parole per raccontarvi qualcosa, di chi riesce a farvi vedere i particolari, di chi riesce a conquistarvi, a farvi sentire a vostro agio. Non temete di usare le parole per regalare qualcosa di voi alle persone con le quali desiderate stare ma ricordatevi sempre che le parole non sono per tutti: ci vuole rispetto, chi si avvicina alle parole scritte da altri e comincia a leggerle deve allontanare da sè ogni altro pensiero, deve lasciare che il mondo che lo circonda sfumi nell’indistinto, deve immaginare le parole come se avessero una loro vita, deve chiudere le porte della stanza dove si trova, perchè da qualche parte sicuramente giungerà un suono oppure una voce, e chi vuole leggere non vuole essere disturbato. Solamente alla pioggia è concesso l’onore e il privilegio di accompagnare le parole, esaltarle e dipingerle davanti ai nostri occhi.
Anatole France diceva che “Non esiste una magia come quella delle parole” e io conosco persone che con le parole sanno catturare l’attenzione, sanno carpire le emozioni, le sanno descrivere in modo tale che possano diventare di tutti e le sanno donare a chi le vorrà leggere o ascoltare. Conosco persone in grado con poche parole di dipingere una storia bellissima, persone parsimoniose che usano poche parole ma le sanno usare al momento giusto, persone inutili da ascoltare che utilizzano parole scomposte piene di lettere che si cercano ma che non riescono ad agganciarsi tra loro per formare parole di senso compiuto.
“Io trovo i miei versi intingendo il calamaio nel cielo”: sono parole di Alda Merini. Cercate anche voi le vostre parole e se non le trovate rubatele ad altri che le hanno usate o scritte prima di voi ma non smettete mai di usare le parole, non smettete mai di scrivere, di parlare, di leggere, di cantare, di ascoltare; non smettete mai di sognare e di far sognare e ricordate che per ogni parola non letta e non detta rimarrà sempre uno spazio vuoto pieno di silenzio e di momenti che non torneranno.
Leggete libri, poesie, testi di canzoni, favole, giornali e se non leggete state vicino a chi lo fa; non abbiate paura: al contrario del fumo, la lettura passiva fa benissimo e se vi viene voglia di scrivere fatelo, perchè il tempo, ogni singolo istante vissuto, ogni emozione, ogni colore visto e ogni profumo annusato meritano di essere fermati su un foglio bianco e riempiti di inchiostro.
Le parole hanno ali leggere ma forti in grado di volare lontano. Il professore Roberto Vecchioni prima di andare in pensione ha scritto ai suoi ultimi studenti: “Sogna, ragazzo, sogna, ti ho lasciato un foglio sulla scrivania, manca solo un verso a quella poesia, puoi finirla tu “; ad ognuno di noi è regalata la possibilità di usare le parole per scrivere quel verso che manca e per finire quella poesia. Per sognare basta veramente poco: basta stare in silenzio, saper leggere, ascoltare, respirare, osservare, imparare, apprendere, raccontare, basta saper scrivere, basta voler VIVERE.

Andrea Spessotto

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