La magia del disordine

Lo sapevate che gli efficientissimi magazzini delle piattaforme d’acquisto online non seguono nessun criterio di catalogazione se non quello di arrivo e dello spazio che libri, giocattoli e scarpe occupano?
Vi è mai capitato di girare per casa con le mani piene di oggetti da sistemare al posto giusto e di sentirvi dentro un moto perpetuo che non avrà mai fine?
E se non esistesse il “posto giusto” per ogni cosa? E se tutto questo sforzo di contenere, limitare, inscatolare il disordine fosse solo una disfunzione del nostro modo di vedere le cose?
Vi siete mai chiesti se, alla fine, non abbiano ragione loro, i disordinati?
Non per andare per forza controcorrente, ma alla magia del riordino della giapponese Marie Condo, vorrei contrapporre i lati affascinanti del disordine.
Innanzitutto, se amate l’ordine dovete evitare accuratamente di tenere in casa figli, soprattutto se adolescenti, gatti e cani e canarini. Mariti, mogli e conviventi a vario titolo sono tollerati, ma tenete presente che anche questi hanno brutte abitudini, tipo lasciare la spazzola piena di capelli sul lavandino, dimenticare le scarpe vicino al divano, non tappare il dentifricio. Insomma, se vivete soli è meglio.
Quello che viviamo come disordine è infatti una forma alternativa di ordine che risponde a logiche, a regole e a modelli diversi dai nostri e il disagio che proviamo quando troviamo qualcosa fuori posto è il sintomo di una nostra difficoltà di adattamento ai cambiamenti.
Ci muoviamo nello spazio che conosciamo in modo automatico e ogni spostamento diventa per noi, rigidi e ottusi come siamo, un fastidio o un pericoloso ostacolo, come una macchinina su cui mettiamo un piede nel buio.
Quando compriamo un maglione, un soprammobile o un attrezzo da cucina, difficilmente ci fermiamo a riflettere che poi dovremo lavarlo, pulirlo, riporlo da qualche parte e che, prima o poi, contribuirà ad aumentare il disordine.
Il disordine infatti è pieno dei nostri oggetti. E gli oggetti sono pieni del nostro passato e dei nostri ricordi. Entrare in un ripostiglio disordinato è come cadere in un vortice temporale: il disordine è pieno di sorprese.
Riordinare ci costringe a scartare ciò che non ci piace più, trasformando ogni oggetto in un potenziale usa e getta che contrasta con la conservazione della memoria, oltre che con l’etica del risparmio.
Riordinare è catalogare secondo logiche e priorità che cambiano nel tempo. Questo spiega perché non riesci più a trovare la carta della banca che hai sistemato il mese scorso: allora era una carta tra tante, oggi è quella che ti cambia la vita. Il libro di grammatica di tua figlia invece, è sempre sotto il letto e lei sa benissimo dove andare a cercarlo.
È sempre tua figlia quella che lascia i suoi calzini sopra il tavolo in cucina; una invasione di campo che innesca una doverosa battaglia, ma ricordati che anche entrare nella sua camera con scopa e sacco nero è un vero e proprio atto di guerra.
Ad ogni cambio di stagione ci lanciamo in campagne di riordino totale, nell’illusione che siano definitive e che poi basterà un minimo sforzo di mantenimento. Niente di più falso, in realtà ogni ordine si disfà e diventa nuovo disordine. Inoltre riordinare è spesso un’impresa pericolosa. Basti pensare a quanti infortuni avvengono tra le mura domestiche. Un moderato disordine non ha mai ucciso nessuno.
Riordinare è una attività noiosa e legata a schemi mentali rigidi e ripetitivi. L’imprevedibilità del disordine è mentalmente più stimolante.
Riordinare è cancellare le tracce della nostra presenza: un letto sfatto, i piatti del pranzo nel lavandino, le gocce d’acqua sul vetro della doccia. L’ordine non ama la nostra presenza e le tracce lasciate dai nostri corpi, come se fossimo noi gli intrusi da eliminare. Le immagini patinate delle riviste di arredamento sono sempre vuote di vita, mentre se pensiamo alle nostre esperienze, abbiamo ricordi magnifici legati alle case calorose e disordinate delle vecchie zie o degli amici stravaganti.
In conclusione, non è ordinata una casa in cui niente è apparentemente fuori posto ma lo è una casa discretamente pulita in cui viviamo in armonia con gli spazi e in cui siamo in grado di trovare, in tempi accettabili, ciò che cerchiamo.
Tutto il resto è in più.

Martina Cappelletto

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