La mia pioggia

La mia PIOGGIA

Ho sempre amato la pioggia, mi è sempre piaciuto camminare sotto la pioggia, senza un programma, senza una meta precisa, senza ombrello, mi piace farlo per conoscere meglio le stagioni, per comprendere cosa siano realmente i colori, il giallo, il marrone, l’arancione, il verde e il rosso, il colore delle foglie degli alberi, dei fiori, dei vitigni, cosa siano i tetti rossi delle case, cosa sia il blu scuro di un mare arrabbiato e senza confini, oggi vorrei camminare per scoprirli tutti, osservarli e farli miei, regalarmeli, riempirmi gli occhi e l’anima, oggi sotto questo cielo vorrei camminare, respirare, pensare, sognare e perché no, oggi vorrei anche saltellare felice dentro qualche pozzanghera.
Sono quasi stordito dai profumi che riempiono l’aria, il mondo bagnato e diverso da quello asciutto e sprigiona essenze inespresse che però diventano addirittura udibili e amabilmente riconoscibili quando si impossessano e si espandono nell’aria.
Vorrei camminare al mare senza meta, e immaginare di trovare un punto dove proteggermi dalla pioggia che cade, mentre attorno a me le colline si rovesciano in onde continue e sono dorsi d’animali, mentre il mare ha una chiassosa schiuma biancastra e i tetti delle case ricordano animali coricati e balene spiaggiate.
La pioggia è compagna silenziosa, ora mi prende per mano, ora mi accarezza, ora mi copre come una copertina stesa da una mano gentile, la pioggia sa essere mamma, amante, compagna, sorella, musa e intanto continua a cadere su tutto quel colore, continua a cadere azzurra e viola, ritornando verso il cielo.
Sento la vastità, la potenza, vivo la scoperta, la solitudine, la gioia, sento l’aria accarezzarmi il viso e ricordarmi che sono vivo, la stessa aria che muove e sposta tutti i colori che mi circondano, li somma, li scompone, li fraziona, li mescola, li agita e vivo un momento fatto tutto di bellezza e d’anima, fatto di tutte le cose della vita, respiro quella stessa aria che mi porta ricordi che profumano di posti lontani, di intimità, di legna che arde, di tabacco, di lavanda, di uva, di polenta, di castagne, di grano, di erba bagnata, che si colorano lentamente sulla padella bucherellata, la stessa aria che mi racconta versi di poeti immortali misti a voci comuni che hanno riempito i miei spazi, voci che non vorrei mai scordare, che temo di scordare e che faccio il possibile per ricordare, frasi dette e frasi solamente pensate, versi scritti e parole rimaste sulla punta di quella penna e che non hanno mai riempito quel foglio bianco.
La pioggia continua a cadere precisa, di tanto in tanto cambia l’intensità e le gocce, una diversa dall’altra esattamente come le persone incontrate nel percorso, sembrano fermarsi leggere sul mio viso, sui miei occhi curiosi e divento una cosa sola con tutto quello che incontro, vedo, tocco, sogno.
Nella vita di ognuno di noi deve cadere un po’ di pioggia, alcuni giorni devono essere scuri e uggiosi, servono per imparare ad osservare i particolari, comprenderli e dare un senso anche a tutto quello che sembra non averne.

Andrea Spessotto

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