Il bizzarro equilibrio del naturismo.

Mentre l’uomo rimane sempre più incastrato negli ingranaggi sociali, persiste il conflitto interiore legato alla mancata accettazione della propria fisicità, quando invece dovremo aver oramai sdoganato il confronto quotidiano tra il nostro corpo e l’impatto con la terra che ci ospita, tant’è che in Italia, nel 2020, non c’è ancora una legge che regolamenti il naturismo, movimento nato a fine ‘800 e che nel nostro paese fa discutere da oltre 30 anni senza mai un nulla di fatto.
E’ il caso di premettere che il pomodoro sta alla pizza quanto la nudità sta al naturismo, questo a dimostrazione del fatto che il pomodoro sia solo uno degli ingredienti di una ricetta molto più complessa, proprio come la nudità è solo un aspetto della dottrina naturista.
Una corretta alimentazione, sport, tutela e rispetto per l’ambiente, il ripristino di condivisione sociale e forme di qualità di vita collettiva, il ripristino della sintonia tra il corpo e la psiche dell’ individuo, ed ultimo ma non ultimo l’equilibrio che la nudità può offrire alle relazioni sociali ma soprattutto all’accettazione di se e degli altri in qualità di esseri viventi, eccoli i principi fondamentali di questo movimento.
Fa sorridere pensare a quanto la disciplina della nudità vada in contrasto non solo con gli standard sociali ma anche con quelli religiosi, eppure i praticanti del naturismo sono in buona parte cristiani, ritenendo appunto che ciò non vada in contrasto con quanto profetizzato dai vangeli.
Insomma il naturismo detiene sicuramente la peculiarità di essere incasellato in un bizzarro equilibrio tra il sacro ed il profano, tra il giusto e lo sbagliato, tra la spudoratezza e la vergogna.
Chi, come la maggior parte di noi, non riesce a svincolarsi dai canoni sociali, dagli standard di gregge, da valori, giusti ma limitanti, come la pudicizia, la vergogna, la curiosità, chi non riesce a sbirciare oltre il paraocchi gli viene applicato alla nascita, non avrà mai la fortuna di poter assaporare appieno l’interconnessione che esiste tra la l’uomo ed il creato.
Certo, diventa difficile pensare ad una società nuda, ma potrebbe essere già un primo passo accettare il pensiero di coloro che sentono la necessità di cercare un punto di contatto tra il proprio essere e la natura che li avvolge, senza per forza cadere sempre nel pessimo vizio di giudicare, additare, condannare, che poi si sa, quelli che borbottano sono sempre i primi a guardare nel buco della serratura.
In occasione della giornata mondiale del naturismo, prima domenica di giugno, l’invito non è quello di lanciare i vestiti e correre come mamma ci ha fatti per le strade sbandierando una ritrovata libertà, bensì di porsi perlomeno la domanda di come ognuno di noi abbia la facoltà di riqualificare il ciclo della vita.
Essere naturisti vuol dire lasciare un bosco come lo si è trovato, vuol dire raccogliere una carta da terra anche se non è nostra, vuol dire differenziare bene le immondizie, significa imporsi una filosofia alimentare che sia sostenibile, significa sganciarsi dai preconcetti e dalle opinioni mai confutate su qualcuno, significa imporsi l’educazione a prescindere, buongiorno, buonasera, grazie, prego, posso aiutarla?
Chi non ha mai fatto il bagno al mare nudo a mezzanotte?
In fondo abbiamo solo scelto di farci spiare dalla luna anziché dal sole, e la luna si sa, parla sempre troppo.

Ruggero Vitali

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