Facciamo una torta?

Il cibo non è mai solo nutrimento fisico.
Chi si mette ai fornelli trasmette sempre anche qualcosa di sé e dei suoi sentimenti: un piatto di pasta in bianco poggiato rumorosamente sulla tavola, un panino ben incartato per merenda, una cenetta a lume di candela, raccontano molto dello stato d’animo di chi li prepara.
Questo vale ancora di più quando parliamo di dolci. In molte culture un dolce donato rappresenta un vero e proprio gesto d’amore. Che sia il biscotto bruciacchiato offerto dalle mani imbiancate di farina di un bambino o la torta elaborata per una festa a sorpresa; che sia il pasticcino offerto per fare pace o per consolare una delusione amorosa, il ricordo di un dolce donato ci regala sempre anche un po’ di tenerezza.
Preparare dolci fa molto bene anche a chi li fa. Questo è ufficiale, lo affermano molti studi a partire da quelli di Donna Pincus dell’Università di Boston. Cucinare per gli altri aiuta ad esprimere emozioni e sentimenti difficili da dire a parole ed è una forma di creatività che regala autostima e soddisfazione.
Concentrarsi sulla ricetta, pesare gli ingredienti, seguire attentamente le fasi di preparazione, sono tutte azioni che riducono lo stress e l’ansia delle ossessioni che ci tormentano. Per preparare un dolce dobbiamo metterci presenza e consapevolezza e gli effetti che ne derivano sono simili a quelli della meditazione. Per bambini ed anziani con problemi di attenzione è un esercizio divertente e stimolante.
Ma c’è dell’altro: impiegare del tempo per confezionare golosità da regalare è un gesto altruistico e come tale attiva positivamente il metabolismo e la difese immunitarie.
Risultati ancora migliori si ottengono quando ci si mette ai fornelli con l’intenzione di condividere con le persone care ciò che si è preparato.
Il mangiare assieme, la convivialità, è infatti uno dei fattori che migliorano sensibilmente la nostra sensazione di benessere e la qualità delle nostre relazioni.
Non preoccupiamoci quindi troppo delle calorie e degli zuccheri. “Mangiare sano” non dipende solo da ciò che mettiamo nel piatto ma anche dall’intenzione con cui sono state preparate le pietanze, dalla predisposizione d’animo con cui ci mettiamo a tavola e dalla possibilità che ci concediamo di essere “nutriti” dalla presenza degli altri.
Facciamo una torta?

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