Con un cenno della mano

La musica parte ritmata.
I bambini entrano tenendosi per mano e formando una catena umana, metafora di quel tema che li accompagna in questo anno scolastico: quello del filo.
Il serpentone si snoda a zig zag nella piccola palestra fino a formare delle file ordinate.
Noi battiamo le mani a tempo.
Improvvisamente silenzio.
I bambini si siedono tutti. Tutti tranne uno, che la maestra fa rialzare con un cenno della mano.
E’ una bimba, piccina, prima elementare. Un paio di occhiali rossi, un cappello da Babbo Natale ed un paio di guanti bianchi come tutti gli altri.
Poi, piano inizia la musica e alcuni bimbi si alzano; per un piccolo istante molti non capiscono.
Ma bastano pochi attimi ed esplode la magia.
I Bambini della scuola stanno “cantando” una canzone col linguaggio dei segni.
La prima strofa è eseguita dai bambini di quarta e terza, poi al ritornello si uniscono tutte le altre classi e insieme alla piccola bimba, in modo completamente inaspettato, l’intera scuola ci “racconta” che quest’anno c’è una novità, che tra di loro c’è Isabella, una bambina Speciale, che con la sua disabilità ha dato a tutti l’opportunità di imparare a usare un nuovo modo di comunicare.
Istintivamente dopo pochi attimi abbasso gli occhi, perché le mie lacrime rigano le guance per l’emozione di vedere mia figlia e i suoi compagni sorridere, consapevoli forse della cosa speciale che stanno compiendo, ma una mano amica mi tocca la spalla: “non ti preoccupare, guarda”.
Alzo gli occhi e mi accorgo che tutti sono commossi, consapevoli della meraviglia a cui stanno assistendo i nostri occhi; uno spettacolo per il cuore.
Il modificarsi di un intero gruppo per accogliere quell’unica piccola bambina, che nel suo essere diversa dagli altri ha, con la sua disabilità, il potere di insegnare loro, in primis la fortuna che hanno nel poter comunicare, in secondo luogo l’opportunità che hanno di imparare un modo del tutto diverso per farlo con lei e tra di loro.
Ora può sembrare un gioco ma domani sarà un bagaglio importante.
E come accade poche volte, il mondo intorno cambia per accogliere chi è diverso.
Bambini, insegnanti, e ora anche noi genitori a casa, che chiediamo ai nostri piccoli di insegnarci il modo con cui parlano con lei.
Ora capita che alcune volte, a cena tra di noi, i bimbi provino a parlare coi segni, a farci vedere come Isabella dice certe cose, e noi li esortiamo a farsi insegnare sempre di più.
Per quanto mi riguarda ho imparato a dire “buongiorno a tutti” , “il sole brilla”, “è mia amica”, che direi sono cose speciali.
Ho imparato che il nome si definisce in base ad una personale qualità e non tramite regole predefinite e spero che, con la mia piccolina, anche io possa imparare questo linguaggio speciale; diversamente non avrei mai avuto modo di comprenderlo…

Marta Santin

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