Elogio del difetto

Non si discute, i difetti hanno un fascino inspiegabile.
Certo la perfezione ha sicuramente un suo charme, niente da dire, ma l’attrazione che abbiamo per il dettaglio che stona resta il caposaldo della teoria che da secoli domina sul concetto di magnificenza e cioè che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.
Viviamo in una realtà che ha preso troppo spesso il pessimo vizio di camuffare le lacune, spacciandole, a volte, per meraviglie, arrivando al punto di convincerci che il fumo sia meglio dell’arrosto.
Personalmente quando faccio la spesa sono quello che compra il mandarino dalla forma strana, sono quello che magari non ti guarda negli occhi perché trova interessante quel neo che odi ma che invece ti caratterizza; sono quello che mentre tutti guardano le stelle e la luna si focalizza di più nel cercare qualcosa nel buio della notte, sono quello che mentre tutti guardano una bella ragazza si interroga sul perché usi tutto quel trucco per nascondere la sua naturale normalità.
E’ solo una questione di punti di vista, di scelte.
Ognuno è libero di scegliere se pesa di più il proprio sorriso oppure una smagliatura, se pesa di più una carezza o qualche capello grigio, una passeggiata per mano con il proprio partner o un maglione due taglie più grande.
Dovremo trovare talmente bella e naturale l’accettazione di quella imperfezione da renderla la migliore alleata della nostra felicità.
Trasformare i propri difetti nel proprio punto di forza sarebbe la soluzione ottimale, molto più semplicemente accettare i propri difetti come parte integrante di se stessi è la soluzione per eccellenza.
E’ bello entrare in una casa dove si respira aria di famiglia, di sorrisi, di serenità; se poi c’è un filo di polvere sulla mensola tanto importa?
E’ talmente bello il sorriso di certe persone che un pezzettino d’insalata tra i denti non lo potrà mai rovinare.
E’ talmente bello guardare le forme di un corpo stretto dentro ad un maglione che, anche se ci sono rimasti sopra i peli del cane, il piacere non cambia.
La gioia di un bimbo felice pesa molto di più della sua stampella.
Le risate di una donna con le sue amiche pesano molto più dei sui dolori.
Tutto sta nello scegliere se teniamo di più alla forma del nostro sedere o alla qualità del nostro essere.
In fondo lo sappiamo tutti che il bello, non ha bisogno di essere perfetto.

Ruggero Vitali

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