Centra il talento! Baskin: uno sport su misura.

Questa volta sul parquet incontriamo Alberto Andriola, insegnante di scienze motorie e sportive nelle scuole secondarie a Udine.
Allenatore di basket dal 1984, da febbraio 2019 è il play maker di una associazione, la Zio Pino Baskin, che si occupa di promuovere il baskin, appunto.
Alberto, aiutaci a capire meglio che cosa sia il baskin.
È il risultato di “basket” e “inclusione”. Innovazione tutta made in Italy, è una disciplina sportiva progettata appositamente per valorizzare la partecipazione di tutti senza nessun tipo di discriminazione. Tutti e tutti insieme possono praticare basket: maschi o femmine, persone con o senza disabilità, fisica o intellettiva, con tanta o poca esperienza sportiva, con elevate o ridotte competenze tecniche. È il baskin che è stato reso adatto alla pluralità umana.
Perché pensi che il baskin sia preferibile al basket?
Forse non ho ancora preferito l’uno all’altro: continuo comunque ad allenare anche basket. L’innovazione è capire che l’accesso allo sport è un diritto di tutti e non solo di chi riesce ad esprimere eccellenza per quanto sia entusiasmante lo spettacolo sportivo di alto livello. Arte, musica, sport e cultura devono fornire a tutti le stesse possibilità di avere successo e offrire pari opportunità: solo se le regole vengono cambiate, essi divengono straordinari mezzi di reale inclusione, altrimenti no.
A chi suggeriresti di giocare a baskin?
A tutti.
Il baskin è lo sport per tutti e offre meravigliose opportunità di crescita sportiva e di rapporto umano e sociale di qualità.
Cosa ti spinge a farti promotore di uno sport inclusivo invece che di uno competitivo?
Il baskin è uno, l’unico, per ora, sport inclusivo ma allo stesso modo è assolutamente competitivo. Quando giochi, giochi per vincere, non per pietismo o assistenzialismo.
Questo è l’altro aspetto che amo di questa disciplina: tutti giocano al loro massimo, cooperano su un piano di sostanziale equità e tutti si adoperano per portare la propria squadra al successo.
Il vero senso dello sport.

Discutendo su questo “unico” Alberto mi fa capire che inclusione non è semplice livellamento, scartando i picchi di eccezionale dote.
Il baskin prevede una articolata architettura: ciascuno occupa il ruolo e persegue l’obiettivo più adatto a sé come se il gioco gli fosse cucito addosso.
Ciò che affascina Andriola è la possibilità di cambiare la regola: guardare le persone non per ciò che a loro manca ma valorizzare quello che ciascuno è capace di fare.

I ragazzi sentono molto la competizione: a chi sogna di diventare un campione cosa raccomandi?
Errori e sconfitte come straordinarie opportunità di crescita, non servono alibi per i propri insuccessi. Obiettivi continui, raggiungibili e consequenziali.
Fiducia in se stessi e nei propri sogni, la fatica come migliore amica.
Ascoltare tutti ma scegliere con la propria testa.
Viceversa, molti ragazzi non praticano sport perchè si sentono goffi o inadeguati… Forse hanno avuto poche occasioni di sperimentarsi, o hanno affrontato discipline poco confacenti alle proprie capacità; forse sono un po’ troppo pigri.
Il baskin è un’opportunità diversa da cui partire già pronta.

E tu hai dei rimpianti?
Un mezzo rimpianto: avrei potuto allenare come professionista una squadra a Cremona.
Allora ribadii a me stesso la scelta di privilegiare l’insegnamento.
Poi però ho incontrato il baskin che è nato proprio a Cremona: questo mi fa sempre sorridere.

Sembra quasi che il baskin stesse nel tuo disegno di vita. Hai un episodio particolare che vuoi condividere?
Dici bene: il baskin è esso stesso l’episodio che più mi ha fatto sentire la presenza di un disegno superiore. Non occorre aggiungere altro.
Dai un consiglio a chi vive una grossa difficoltà. Non penso di potermi permettere particolari saggezze. Credo per esperienza personale soltanto che le difficoltà vadano affrontate con resilienza non solo per uscirne ma per farlo essendo ancora più forte. Soprattutto credo che esse possano donare la consapevolezza che nessuno si salva da solo.
Palleggia in continuazione il prof., nella vita e sul parquet: che abbia avuto o meno bisogno di più di tre secondi per tirare, il suo braccio ha fatto canestro quando ha scelto di promuovere la vita dei giovani. Gran bel gancio, direi!


Per provare questa disciplina oggi in Italia ci si può rivolgere a oltre 100 società sportive in 15 regioni. Ora grazie all’opera divulgativa dell’associazione sportiva Zio Pino Baskin Udine che Alberto presiede si può giocare anche in FVG a Udine, Tolmezzo, Trieste e Portogruaro; presto sarà presente anche a Pordenone, Pasiano di Pordenone, Majano, Muggia.

Elisa Parise

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