Tutti giù per terra

Sabato pomeriggio, in rete, una storia.
Pallavolista avviato, una malattia importante chiede il suo time-out: lo sport gli tende la mano e lui rinasce in nazionale.
Una storia come tante (ma mai troppe), se non fosse per il fatto che Simone Drigo, 33 anni, responsabile della sicurezza sul lavoro di una multinazionale vicino Conegliano, lo conosco di persona.
Non ci vediamo dai tempi delle medie ma tramite i social è presto fatto.
Simone si autodefinisce una persona dinamica, a cui interessa dare sempre il meglio.
Non gli sono mai piaciuti gli insuccessi, è laureato in scienze ambientali con il massimo dei voti ed è molto modesto quanto si racconta come “ex giocatore di pallavolo indoor”: dopo l’esordio negli anni ‘90 con la Futura Cordenons ha sfiorato la promozione in B1 con la Viteria 2000 Prata di Pordenone.
Forse è la sindrome di Cushing, una rara malattia dell’ipofisi, quel muro che oggi ha imparato ad accettare, un cambio palla che da fine 2015 gli cambia la vita.
“Parecchi sono stati i momenti davvero molto difficili” mi confessa, “ma lo stimolo a non arrendermi mi è venuto dall’affetto di parte della mia famiglia, degli amici e della mia fidanzata.
Il ritorno all’attività sportiva è stato senz’altro particolarmente importante”.
Come è avvenuto l’incontro con il sitting volley?
Su internet, per caso (di nuovo… in rete, ndr) ho letto di questo sport nato negli anni ‘60 in Olanda: giocando seduti a terra si riescono ad integrare persone disabili, ma in realtà tutti possono praticarlo.
Dall’autunno 2018 in questa attività trovo sfogo e distrazione dai problemi quotidiani.
Questo incontro è stato la mia seconda nascita: mi permette di conoscere molti giocatori in tutta Italia e di provare esperienze prima impensabili, come ad esempio partecipare al campionato nazionale italiano ed essere convocato nella nazionale italiana maschile.
A chi consiglieresti di giocare a sitting volley e perché?
Ex pallavolisti, persone con disabilità fisiche o chiunque altro fosse curioso di vedere in cosa consista, sappia che è davvero molto divertente e stimolante, molto di più rispetto alla pallavolo tradizionale.
Aiutaci a capire meglio.
Beh, si gioca più rapidamente rispetto al volley tradizionale, le azioni sono più imprevedibili e richiede una preparazione tecnica maggiore.
Passiamo a qualche domanda più personale.
Com’è oggi il tuo rapporto con la malattia?
Purtroppo mi condiziona molto dal punto di vista fisico, ma cerco di non pensarci e di fare finta che non ci sia.
Qual è il tuo più grande rimpianto?
Ho ridefinito molto le mie priorità e penso molto di più a me stesso: aver gestito male questi aspetti è probabilmente il mio più grande rimpianto.
Nonostante questo, non cambierei nulla delle scelte che ho fatto; non ne vale la pena: ciò che è passato non lo possiamo più cambiare.Un desiderio per il tuo futuro.
Poter rappresentare il mio Paese per me è motivo di grande orgoglio come sportivo, peccato per la mancata qualificazione alle Paraolimpiadi 2020 a Kyoto… farò il tifo per le ragazze!
Per il futuro non mi sono fatto nessuna idea: prenderò le mie decisioni con assoluta tranquillità perché non vale la pena perdere tempo a pensare come andrà a seconda di come mi comporterò.
Dai un consiglio a chi vive una grossa difficoltà.
Dopo le dure prove della vita bisogna rialzarsi più forti di prima; le cose di prima possono essere adattate al nuovo stile di vita: è un tentativo che dobbiamo prima di tutto a noi stessi, ma anche agli altri.
Il consiglio che posso dare è quello di fare tutto ciò che si desidera provare e di assaporare anche le cose piccole della vita, mettendoci il meglio in ogni occasione.
Una raccomandazione piuttosto a chi sta bene: non dimenticate chi vicino a voi vive un disagio, e trattatelo come voi vorreste essere trattati perché l’indifferenza è come una lama che ferisce l’animo in silenzio.
Era un sabato pomeriggio come tanti, era una partita come tante.
La palla finisce in rete, ma non è match point; il prossimo set, per Simone, è tutto da giocare: vince chi si rialza, per stare seduti… c’è il sitting volley.

“Sitting Volley – Info utili: Simone e i suoi amici sono impegnati nella promozione di questo affascinante sport nelle società di pallavolo tradizionale, nelle scuole; instaurando rapporti di collaborazione con chiunque fosse interessato ad aiutarli sensibile verso le tematiche dell’inclusione e dell’integrazione sociale. È possibile contattare Simone e A.S.D. Alta Resa, la prima squadra di sitting volley in FVG, sui social network per provare dal vivo.”

Elisa Parise

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